FIGC, finalmente al voto. Ma che succede con il Consiglio Federale?

FIGC, finalmente al voto. Ma che succede con il Consiglio Federale?

Di Francesco Paolo Traisci. Lunedì 22 ottobre si terrà finalmente l’Assemblea per la votazione del Presidente Federale della FIGC. Pochi i dubbi: unico candidato Gabriele Gravina. Minori sono le certezze per quanto riguarda il Consiglio Federale che si sta delineando…

di Francesco Paolo Traisci

La data fatidica si avvicina a grandi passi. Lunedì 22 ottobre si terrà finalmente l’Assemblea per la votazione del Presidente Federale della FIGC. Pochi i dubbi: unico candidato Gabriele Gravina, sino a ieri Presidente della Lega Pro, forte di una maggioranza quasi granitica. Minori sono le certezze per quanto riguarda il Consiglio Federale che si sta delineando. Dei 19 componenti previsti dallo Statuto, che già avrebbero dovuto essere conosciuti perché espressione di nomine già prese dalle singole componenti, alcuni sono ancora in forse.

Chi farà parte del Consiglio Federale?

Partiamo dalle certezze. I presidenti della Lega A e della Lega B: il Presidente Micciché; nessun problema di limiti di mandato per lui, che è al suo primo e lo stesso può dirsi dell’unico delegato della Lega B, il suo presidente Mauro Balata, che indubbiamente non ha superato il limite dei mandati previsti. Lega Pro. I 2 componenti designati; manca il terzo, quello di diritto: il Presidente. Qualche giorno fa Gravina si è dimesso, dando modo alla Lega Pro di designare un nuovo Presidente che di diritto siederà nel Consiglio federale. Due poltrone già occupate e la terza lo sarà a partire dal 6 novembre, data fissata per le elezioni del Presidente.  LND: 5 i rappresentanti nominati, 1 il Presidente, di diritto. Nessun problema per quanto riguarda il limite dei mandati per tutti, anche perché probabilmente i delegati in dubbio sono stati sostituiti per prevenire eventuali problemi.  Lo stesso dicasi per gli allenatori: i due componenti destinati a far parte del Collegio Federale che, seguendo il parere del Collegio di garanzia sarebbero stati ritenuti incandidabili per il superamento del limite dei mandati sono stati sostituiti tempestivamente.

Ed arriviamo alle situazioni problematiche. I due consiglieri designati dalla Lega di Serie A: dubbi su entrambi i delegati votati nell’assemblea di maggio. Si tratta del Presidente della Lazio, Claudio Lotito che ormai è divenuto un vero e proprio caso, alla luce dei 3 pareri sino ad ora espressi sulla sua legittimazione a sedere in Consiglio in quota alla Lega A. Dopo i due pareri contrastanti rilasciati, rispettivamente, dalla Sezione Consultiva della Corte Federale di Appello e da quella, sempre consultiva del Collegio di Garanzia del CONI, il procuratore federale Pecoraro ha richiesto, un nuovo giudizio da parte della Corte Federale, che si è espressa esplicitamente a favore dell’eleggibilità di Lotito, che dunque adesso può ambire alla carica di membro del consiglio federale della FIGC. Bisognerà però vedere a questo punto come si muoverà il Collegio di garanzia che, in virtù delle NOIF appena rinnovate per l’occasione, svolge la verifica preliminare della presenza dei requisiti di legge in capo ai consiglieri delegati. E, successivamente, nel caso di un’eventuale decisione negativa del Collegio, bisognerà attendere l’esito dell’eventuale impugnazione di questa decisione dinanzi alla giustizia amministrativa annunciato dall’interessato.

L’altro consigliere designato dalla Lega A sarebbe Beppe Marotta, ma, probabilmente, l’interruzione del rapporto con il club bianconero dovrebbe far sì non ci siano più le condizioni per rappresentare le squadre di Serie A nel Consiglio. Tanto che nel corso di un convegno per il quarantesimo anniversario del Club Donne Biancazzurre a Pescara, Gravina si è soffermato sul possibile ingresso in Federazione dell’AD uscente della Juventus, non chiudendo affatto la porta a questa eventualità: “Ho parlato con lui, mi ha detto che c’è da parte sua la disponibilità. Ovviamente dovrà fare le sue valutazioni circa le offerte che gli arriveranno, ma secondo me lui rappresenta il profilo giusto per la FIGC”. Proprio a voler significare che il suo posto non sarà all’interno del Consiglio Federale, ma altrove in Federazione, con un ruolo importante.

Problematica appare anche la situazione per i rappresentanti designati dai calciatori. Dei 4, solo la capitana della nazionale, Sara Gama, risulta eleggibile. Gli altri, a cominciare dal Presidente Damiano Tommasi, non lo sarebbero secondo i criteri indicati nel parere del Collegio di Garanzia. Ma hanno comunque deciso di andare avanti. Vedremo anche in questo caso come si comporterà il Collegio in sede giudicante. Nulla si sa infine del rappresentante dell’AIA. Secondo l’interpretazione della sezione consultiva del Collegio di garanzia, non potrebbe sedere in Consiglio. Ma, come avevamo detto in precedenza, si tratta di un’interpretazione che può facilmente essere messa in discussione, perché a stretto rigore, il Presidente dell’AIA non è membro del Consiglio ma vi siede solamente (pur con diritto di voto). Peraltro si tratterebbe di un componente di diritto, cosa che, qualora fosse confermato il parere, costringerebbe gli arbitri a nominare un nuovo presidente.

Con quale programma si va al voto?

Il programma presentato dal futuro presidente, prima alla sua Lega poi alle altre, si intitola “Una nuova Federazione. Il calcio italiano di nuovo in gioco” ed è una piattaforma programmatica che prevede al suo interno lo sviluppo di più aree del calcio: quella sportiva, quella organizzativa, quella economica, etica, sociale e quella della sostenibilità, tutte destinate ad importanti riforme. Un programma che pare raccogliere molti consensi, così come su di una solida maggioranza conta di potersi basare il presidente: “essere presidente per me vuol dire prima di tutto essere un uomo di calcio. Per vincere la partita del nostro calcio abbiamo bisogno di un programma che sia ragionato, sentito e soprattutto condiviso”, scrive il Presidente Gravina nella prefazione del programma, incentrato particolarmente su fattori chiave per la competitività del calcio italiano e per ridefinire il ruolo centrale della FIGC. Si parte dalla condivisione e dalla sostenibilità, seguendo un percorso di innovazione con una convinta azione di cambiamento.

Un programma formalmente condiviso da Lega A, LegaPro, LND e Allenatori. Unica voce di aperto dissenso quella del Presidente della Lega B Mauro Balata, che lamenta la scarsa considerazione per le problematiche della Lega da lui rappresentata, mentre un caso particolare è quello dell’AIC e del suo presidente Damiano Tommasi, che pur faceva parte dei “ribelli” che prima dell’estate chiesero la cessazione del commissariamento e quindi di procedersi alle elezioni federali. Tommasi che, con Sibilia e lo stesso Gravina, aveva attivato contenzioso nei confronti dello Commissario Straordinario, chiedendo la fine del suo mandato, alla luce di una rinnovata governabilità della federazione grazie ad una forte intesa fra le sue componenti e ad una convergenza di opinioni su di una figura autorevole per la Presidenza della Federazione, Giancarlo Abete. La dichiarata incandidabilità di quest’ultimo e la decisione di candidare uno dei tre partecipanti a quel patto (ossia Gabriele Gravina) non è andata giù al Presidente dell’AIC, che ha negato il supporto alla candidatura di Gravina, venendo però tempestivamente sostituito dai rappresentanti dei tecnici.  E sul programma? Qui tutto tace…

Si sta infatti iniziando a parlare più dettagliatamente di programmi: legge ’91 (riforma del professionismo sportivo con l’introduzione del semiprofessionismo), Club Italia, ossia gestione delle Nazionali sul modello delle squadre di club, riforma dei campionati e della giustizia sportiva, che ha fatto disastri in serie questa estate, Covisoc, ma anche riequilibrio del peso delle varie componenti all’interno della Federazione.

Guai in vista?

Un riequilibrio di peso fra le varie componenti, ad esempio, non può certo darsi per scontato, con la Lega A che spinge per avere più spazio e la LND che, dall’alto della sua attuale posizione di forza, sicuramente non sarà così disponibile a cederglielo. Il presidente di quest’ultima, rivendicando infatti il suo ruolo di grande elettore, aspirerebbe a diventare il vicepresidente vicario (eventualmente anche a sostituirlo in futuro) e ad avere deleghe importanti (come la giustizia sportiva). Ma a fargli da contraltare, ci sarebbe la Lega di A che potrebbe avere l’altra vicepresidenza, destinata a Miccichè. Uno scontro fra le due componenti  potrebbe accendersi anche in relazione al calcio femminile che pare uscito dall’orbita della LND, perché ormai ritenuto più vicino alle Leghe professionistiche (ed in particolare alla Lega A, essendo molti club femminili ormai di proprietà di quelli maschili, come abbiamo spiegato in passato).

Ci sarà poi il problema della giustizia sportiva, che ha perso quella celerità che avrebbe dovuto avere come caratteristica specifica e che anche per questo, in seguito alle pressioni del CONI e del Governo, rischia di uscire dall’ambito Federale. Ma anche la necessità di mettere mano alla disciplina della responsabilità oggettiva, chiave di volta di tutto il sistema, ormai considerata ingiusta e a rischio di forti strumentalizzazioni.  Ed ancora il riordino dei campionati ed il problema della contabilità e della riforma dei controlli sui bilanci delle squadre, per evitare casi il ripetersi dei casi Bari, Cesena ecc. Ma anche per evitare il fallimento di realtà importanti del nostro panorama calcistico.  Gravina ha le idee chiare: il suo programma è pronto da mesi ormai, ma essere il presidente di tutti è un compito arduo. Accontentare tutti con le sue doti di mediazione non sarà certo facile. Noi però contiamo su di lui.

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