FIGC, fatto il presidente ora c’è da fare…il resto

FIGC, fatto il presidente ora c’è da fare…il resto

Di Francesco Paolo Traisci. Finalmente la FIGC ha trovato un nuovo presidente eletto: Gabriele Gravina, ex numero uno della Lega Pro. E, seppur largamente annunciato, ora è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche. Pur forte di una maggioranza compattissima (oltre il 97% dei voti), non mancano le gatte da pelare…

di Francesco Paolo Traisci

Habemus papam. Finalmente dopo 9 mesi di commissariamento straordinario, vissuto come una guerra da molte delle parti, la FIGC ha trovato un nuovo presidente eletto: Gabriele Gravina, ex numero uno della Lega Pro. E, seppur largamente annunciato, ora è arrivato per il nuovo presidente il momento di rimboccarsi le maniche. Pur forte di una maggioranza compattissima (oltre il 97% dei voti), non mancano le gatte da pelare sul tavolo del neoeletto Presidente, chiamato a risolvere sin da subito alcune spinose questioni.

Le questioni immediate: il consiglio.

Come più volte annunciato, il Consiglio che si è appena insediato offre alcuni punti di incertezza già sui nomi che lo comporranno, tanto che appena eletto il Presidente Gravina ha dovuto annunciare che ci sarà subito un chiarimento sulla composizione del nuovo Consiglio federale. “Sarà la prima priorità del mio mandato, perché credo sia un gravissimo errore strategico partire senza un consiglio al completo. Spero che nell’arco di qualche ora, sarà il primo punto che risolveremo in tempi rapidissimi in modo che già dalla settimana prossima ci sia la possibilità di convocare il primo consiglio federale”.  Il problema, come più volte scritto da noi del Posticipo, riguarda la posizione di alcuni consiglieri delegati dalle rispettive componenti e la loro eleggibilità alla luce del limite dei mandati imposto dalla legge 8. Controversa è innanzitutto la posizione di Claudio Lotito, eletto dall’Assemblea della Serie A (insieme a Marotta, sul quale tutto tace, ma con seri dubbi sulla sua permanenza nel Consiglio, attesa l’interruzione del rapporto di tesseramento con la Juventus e per il quale potrebbe profilarsi una presenza direttamente all’interno della Federazione).

Ma sul presidente Lotito, ai due pareri discordanti della Corte Federale di Appello e del Collegio di Garanzia del CONI di cui avevamo già parlato, si sono aggiunti una Comunicazione dello stesso Collegio ed una pronuncia della stessa Corte Federale. A favore di Lotito, i due provvedimenti della giustizia interna FIGC. In particolare, la pronuncia che è la risposta della Corte d’Appello alla nota del 9.10.2018, con la quale il Collegio di Garanzia dello Sport, facendo seguito al parere della sua Sezione Consultiva, ha dichiarato Claudio Lotito “privo dei requisiti di legge, avendo già svolto tre mandati e non essendo in carica alla data di entrata in vigore della legge 11.1.2018, n. 8”. Al contrario, la Corte di Appello ha ribadito il contenuto del parere in precedenza rilasciato dalla sua sezione consultiva, gettando ampi dubbi sulla costituzionalità dell’art. 4, comma 3 delle NOIF che ha introdotto il limite dei 3 mandati. Si tratterebbe infatti di una norma contraria al principio di autonomia delle Federazioni, perché attribuisce ad un organo esterno (non federale, il Collegio di Garanzia del CONI) la competenza in ordine alla verifica dei requisiti di candidabilità del Presidente e dei Consiglieri federali. In contrasto, peraltro, con lo Statuto che, invece, come detto, prevede, in materia, la competenza della Corte Federale d’Appello. Ma anche perché limita un diritto costituzionalmente garantito alle associazioni private (quali sono le Federazioni), quello di scegliersi i propri governanti. In altre parole, se la limitazione può essere giustificata per gli organi del CONI, perché trattasi di ente pubblico, potrebbe non esserlo per delle associazioni private, quali sono le federazioni.

Inoltre, sempre secondo la Corte di Appello, il limite dei 3 mandati, prima che nelle NOIF andava inserito nello statuto. Ciò che avrebbe reso le NOIF incompatibili con lo statuto stesso. E, come dichiarato dallo stesso neo presidente, è necessario attenersi allo Statuto, che ancora non prevede tale limite, anziché alle NOIF. E, di conseguenza, per la CFA l’elezione del Presidente Lotito come delegato della Lega A nel Consiglio federale, effettuata in base al regolamento elettorale interno vigente, è, dunque, da ritenersi pienamente valida ed efficace. Una ricostruzione che potrebbe applicarsi anche ai rappresentanti della AIC, qualora non decidessero di volersi far da parte da soli, ed al presidente dell’AIA, Nicchi, per il quale, peraltro, è in discussione, come abbiamo visto in passato, la natura stessa di Consigliere Federale (sedendovi, con diritto di voto, ma non rientrando nel computo dei 19 consiglieri di cui all’art. 4 delle NOIF).

Perciò, secondo questa ricostruzione, il Consiglio sarebbe quasi completo, in attesa che il 6 novembre la Lega Pro voti il suo presidente, in sostituzione dello stesso Gravina.

Quelle (ancora) più complicate: l’equilibrio delle componenti ed il calcio femminile

Una volta risolta la grana Consiglio, il Presidente federale è atteso a mettere in pratica il suo programma che sulla carta appare condiviso da quasi tutti. “Il calcio che vorrei è quello dei giovani, ma anche quello femminile. Vorrei anche un calcio sostenibile, delle famiglie, capace di fare impresa e un calcio con impianti moderni e funzionanti”. Queste le sue prime parole dopo l’elezione. Ed ancora: “Abbiamo bisogno di un rilancio basato sull’ascolto di tutte le componenti, ma anche con un’apertura verso il nuovo. È una occasione storica di rilancio, il riscatto comincia oggi. Tutti insieme calciamo. Ringrazio tutti per il supporto e il sostegno: Gabriele è uno di voi, uno che vuole cambiare e rilanciare il calcio italiano. Cambiamo verso e direzione, puntiamo a coltivare la passione di tanti dirigenti del calcio italiano, per far sì che ci sia la massima professionalità”. Parole interessanti, indicative di un percorso che dovrà trovare la convergenza di intenti di tutte le componenti.

Il programma elettorale

Analizziamo allora il programma, come appare dalle slide presenti nei vari siti che hanno commentato la vicenda elettorale. Ecco gli 8 punti:

1) Riequilibrio con Golden Share

2) Riforma Campionati: 20 A, 20 B, 60 Lega Pro che diventa semiprofessionistica

3) Club Italia come una squadra, con Cda e responsabili amministrativi e tecnici

4) Casellario onorabilità per le proprietà e task force per passaggio di proprietà e curatore sportivo (in caso di fallimento o di insolvenza).

5) Riordino codice e procedura giustizia sportiva e formazione e turnazione giudici

6) Calcio giovanile come apprendistato riconosciuto per legge

7) Progetto stadi: tavolo permanente per creazione nuovi stadi smart

8) Ora del calcio settimanale nella scuola dell’obbligo, per entrambi i sessi

Qualche idea di commento

E commentiamone qualcuno, lasciando gli altri, non meno importanti, ad altre puntate.

1) Innanzitutto, il riequilibrio dei pesi elettorali, che in passato hanno bloccato le elezioni. Il conflitto fra le varie Leghe, che sgomitano per contare di più, potrebbe risolversi con la previsione di un sistema di voto privilegiato, chiama golden share, che attribuirebbe di volta in volta più peso alla componente direttamente interessata. Idea interessante, ma dovremmo aspettare in concreto la definizione di questa proposta per capire meglio come si intende farla funzionare.

2) Il riordino dei campionati: il Presidente ha espresso la propria preferenza per un campionato a 20 squadre in A, a 20 in B, e a 60 in C, quest’ultima con l’adozione di un regime fiscale di semi professionismo. Sarà quindi necessaria, oltre che l’accordo di tutti per la riforma dei format delle singole competizioni, anche una riforma della legge 91 del 1981 per inquadrare normativamente questo semiprofessionismo, nonchè una ulteriore riforma del sistema fiscale delle società calcistiche con la scelta di una soluzione intermedia fra quella delle società professionistiche (di A e di B), che per legge debbono aver la veste di società commerciali con alcuni obblighi specifici e le Società dilettantistiche (per le quali attualmente è previsto un divieto di scopo di lucro che genera forti criticità sul loro regime contabile). Un importante lavoro normativo che dovrà essere fatto su strutture societarie, contabilità e fiscalità.

3) Altro tema caldissimo: la giustizia sportiva. Abbiamo assistito ad un’estate tempestosa con una serie di cortocircuiti fra la giustizia endofederale, quella del CONI e quella ordinaria. Il decreto Toninelli è intervenuto per semplificare la faccenda, ma ha creato gelosie fra la giustizia federale, che reclama la propria autonomia, e quella del CONI che pretende di far valere gli interessi superiori dello sport sul mondo del pallone. Importante in tal senso un confronto già avvenuto e che sicuramente non ha esaurito la faccenda fra il neopresidente (ed il suo vice, Sibilia), il Presidente del CONI ed il ministro. L’esigenza è quella di garantire tempi brevi, procedure certe, norme riscritte così da colmare vuoti legislativi, oltre ad una formazione specifica per i giudici e soprattutto il turn over  fra di loro per evitare personalismi e coalizioni. Ma anche di limitare le invasioni di campo della politica, che sono sempre state viste con sfavore dai vertici internazionali.

4) Un capitolo a parte meritano anche i programmi sulla funzione sociale del calcio: per donne e bambini. Abbiamo parlato già in passato della querelle sul calcio femminile e riteniamo che la discussione sarà presto ripresa dal Consiglio Federale, per le divergenze fra Lega A (ormai le squadre femminili dei due campionati nazionali femminili sono propaggini dei club maschili di Serie A e B che, seguendo le indicazioni dell’UEFA, si sono dotate di una squadra femminile, all’interno della stessa società) e l’ora di calcio settimanale in tutte le scuole dell’obbligo (quindi per maschi e per femmine, per un calcio che parte senza pregiudizi di genere sin dal basso).

Ma sul tappeto ci sono anche molti altri temi, come quello della gestione della mutualità, alla luce dell’intenzione del CONI di dare un’ulteriore sforbiciata ai contributi alla Federazione e che questa distribuisce alle singole Leghe. Ed ecco quindi spuntare una commissione permanente per la gestione delle mutualità, per gestire di concerto questi contributi. Ed ancora quello di un tavolo permanente per stadi più moderni ed adatti al calcio, gestiti direttamente dalle squadre, che aiutino l’Italia a candidarsi per ospitare Euro 2028. Due piattaforme di confronto fra le varie componenti per una serie di riforme condivise. Ed ancora il ritorno all’albo agenti specifico del calcio, per riprendere la gestione all’interno della federazione dei rapporti con i procuratori, che il CONI ha nel frattempo chiamato a sé. Ma anche dialogo con il governo sul decreto dignità ed in particolare su quel divieto di sponsorizzazioni da parte di società di scommesse, mal digerito dai presidenti delle squadre che con il divieto si sono visti privare di ingenti risorse economiche derivanti da queste sponsorizzazioni. Ed altri ancora…

Una serie di criticità ben individuate dal neopresidente, che ora è chiamato ad affrontarle. Siamo però sicuri che lo farà con l’energia e la tenacia che lo caratterizzano.

Non sarà semplice, ma se serve una mano, noi siamo qui! 

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