Elezioni Federali, Gravina unico candidato: tutto definito? Non proprio…

Elezioni Federali, Gravina unico candidato: tutto definito? Non proprio…

Di Francesco Paolo Traisci. Il 22 ottobre sarà il grande giorno. Si svolgeranno le prime elezioni del Consiglio della FIGC post-commissariamento. Unico candidato per la Presidenza, il Presidente della Lega Pro Gabriele Gravina. Tutto risolto dunque? In realtà…

di Francesco Paolo Traisci

Il 22 ottobre sarà il grande giorno. Si svolgeranno le prime elezioni del Consiglio della FIGC post-commissariamento. Unico candidato per la Presidenza che, nei tempi e nei modi previsti dal regolamento elettorale ha presentato la propria candidatura, il Presidente della Lega Pro Gabriele Gravina, manager sportivo ed imprenditore di lungo corso. Nessuna altra candidatura presentata secondo le dovute modalità, solo nomi, mai ufficializzati, per assenza del consenso necessario (di almeno metà di una delle Leghe o di una delle altre componenti). E si rimarrà così, visto che il termine dei 15 giorni che precedono la data dell’Assemblea elettorale sono ampiamente scaduti. 

Candidato unico, programma depositato insieme alla candidatura, solido appoggio alla candidatura. Tutto definito? 

Non proprio… Sicuramente l’assemblea elettiva potrà diventare una passeggiata per l’attuale presidente della Lega Pro, forte di una maggioranza che appare inattaccabile grazie all’esplicito sostegno all’unanimità della propria Lega, nonché di quelli della LND (che da sola conta come tutte e tre le Leghe professionistiche), dell’associazione dei tecnici e degli Arbitri e, in seguito all’assemblea dell’8 ottobre, anche della Lega A. Convergenza quasi unanime sul candidato (nel silenzio della Lega B, solo i rappresentanti dei calciatori, dopo un primo endorsement del programma e l’accordo su di un nome poi  dopo il cambio forzato del nome, hanno ritirato il proprio sostegno) ma anche sul suo programma chiamato “Una nuova Federazione. Il calcio italiano di nuovo in gioco” e che prevede lo sviluppo di più aree del calcio, quella sportiva con la riforma in primo piano, organizzativa, economica, etica, sociale e quella della sostenibilità.

Ma ancora caos per quanto riguarda alcuni consiglieri di lungo corso. Cosa sta succedendo con i consiglieri?

In realtà, con le elezioni del 22 ottobre si provvederà non solo ad eleggere il Presidente della FIGC, ma anche a costituire il Consiglio Federale, con il perfezionamento delle procedure che hanno portato ogni componente a designare i propri rappresentanti. Per inciso ricordiamo che (ai sensi del nuovo testo dell’articolo 4 delle NOIF) il Consiglio Federale si comporrà di 19 membri dei quali 6 designati dalla LND, 7 dalle tre Leghe Professionistiche nella misura di 3 per la Serie A, 1 per la B e 3 per la Lega Pro, ivi compresi i rispettivi presidenti, 4 atleti e due tecnici. Al Consiglio parteciperà inoltre (con diritto di voto) il Presidente degli Arbitri.  Tutte queste componenti hanno così provveduto nei termini previsti alla designazione dei propri Consiglieri.  E qui nasce il problema. Perché su alcuni dei membri designati potrebbe abbattersi la scure della legge 8 del 2018 che pone il limite di 3 mandati per cariche negli organi del CONI e delle Federazioni. Un limite di 3 mandati (anche non consecutivi) che avrebbe tolto di mezzo una buona parte della squadra ipotizzata dal Presidente in pectore. Primo fra tutti uno dei rappresentanti della Lega A, Claudio Lotito, ma anche molti altri fra i rappresentanti elettivi o di diritto.

La questione appare abbastanza controversa alla luce di due pareri assolutamente discordanti sul punto, rilasciati rispettivamente dalla Corte di Appello Federale, competente per la verifica dei poteri elettorali, e dalla Sezione consultiva del Collegio di Garanzia del CONI, Collegio di Garanzia designato in seguito alla modifica delle NOIF “per la verifica preliminare dei requisiti di legge in capo ai candidati alla presidenza” (art. 3  n.2 NOIF) e per quella dei requisiti di legge in capo ai Consiglieri Federali designati dall’Assemblea” (art. 4 n.3), pareri ambedue richiesti in via preliminare dal Commissario Straordinario, ma il secondo anche dall’AIC e da LegaPro.

Che cosa hanno detto i due pareri?

Il primo, rilasciato dalla Corte di Appello Federale presieduta dal Cons. Sergio Santoro, ha dato (come avevamo già scritto in precedenza su Il Posticipo) un esplicito via libera al Presidente della Lazio, eletto, insieme all’allora A.D. della Juventus Marotta, delegato della Lega A nel futuro Consiglio Federale. Via libera per lui e per altri designati da una delle componenti o per i membri di diritto del Consiglio, perché presidenti di una delle componenti, come Tommasi, Perrotta ed anche Nicchi, purché eletti regolarmente prima della modifica delle regole elettorali (avvenuta con il Comunicato ufficiale n. 63 di settembre). Unico bocciato, Abete, per la presidenza del Consiglio Federale.

Non soddisfatto, perché evidentemente si aspettava un diverso esito, il Commissario ha chiesto allora un nuovo parere, questa volta allo stesso Collegio di Garanzia del CONI, nello specifico alla sua sezione consultiva, presieduta dalla Professoressa Virginia Zambrano. Ma anche la Lega Pro e l’associazione calciatori presentano una propria richiesta di parere, vertente sostanzialmente sulle stesse questioni.  Ed il Collegio, questa volta, va nel senso auspicato dal Commissario Straordinario per quanto riguarda Lotito.

Il primo quesito era quello posto dalla FIGC e riguardava proprio Lotito eccolo: “La Lega Nazionale Professionisti Serie A, il 28 maggio scorso, ha eletto i due Consiglieri Federali diversi dal Presidente di Lega, che partecipa al Consiglio quale membro di diritto. Uno dei Consiglieri Federali ha già ricoperto più di tre mandati e la Lega chiede di conoscere se: a) l’elezione, in quanto votata antecedentemente alla emanazione del Regolamento elettorale, resiste alle disposizioni dello stesso; ovvero se: b) l’elezione è retroattivamente travolta dal Regolamento sopravvenuto”. Ed ecco la risposta: “Con riferimento alla Lega Nazionale Professionisti Serie A, il Consigliere Federale (eletto il 28 maggio scorso e non in carica alla data di entrata in vigore della legge n. 8/2018) che partecipa al Consiglio quale membro di diritto ed ha già ricoperto più di tre mandati, decade perché privo, inter alia, dei requisiti di legge per la permanenza in carica”. Un chiaro no quindi per Lotito!

Il Collegio è poi passato ad esaminare le questioni poste dalla Lega Pro, in particolare se il limite dei tre mandati  debba applicarsi anche nei confronti di coloro i quali abbiano svolto il mandato di Presidente federale prima della entrata in vigore della legge 11 gennaio 2018, n. 8 (quindi riferimento ad Abete); se il Consigliere federale che abbia svolto tre mandati abbia comunque la possibilità di candidarsi quale Presidente federale (caso Gravina); se il mandato di Consigliere federale, in qualità di Presidente di Lega, ex art. 26 dello Statuto della FIGC, sia da calcolarsi al fine della limitazione dei tre mandati (sempre Gravina); e se il mandato da Consigliere federale svolto in qualità di Presidente della Associazione Italiana Calciatori (cioè in passato come membro di diritto) sia da calcolarsi ai fini dei tre mandati (Tommasi, ma anche gli altri Presidenti delle Componenti tecniche).

Dalle risposte è emerso: 1) la non candidabilità dell’ex presidente federale Giancarlo Abete per la presidenza federale; 2) che Gravina sarebbe candidabile alla presidenza della Figc, ma non potrebbe partecipare come consigliere di diritto in quanto Presidente della Lega Pro, Lega Pro che quindi dovrebbe provvedere ad una diversa designazione di uno dei propri rappresentanti; 3) che “il mandato di consigliere federale deve essere calcolato ai fini dell’applicazione del limite di legge per il suo solo ottenimento, a prescindere se di diritto o elettivo”, escludendo quindi Tommasi e gli altri presidenti delle Componenti che abbiano già superato il limite dei tre mandati, a prescindere da quando sono stati eletti.

Il Collegio ha infatti ritenuto che “la norma, nel porre il limite dei tre mandati, abbia voluto dare rilevanza alla qualità dell’incarico ricoperto, differenziando nello specifico il ruolo del presidente da quello del semplice componente”, mentre irrilevante sarebbe la distinzione fra membri di diritto e membri eletti, con la data discriminante non già in quella della modifica statutaria delle regole elettorali (come ritenuto dalla Corte Federale di Appello nel suo parere), ma dell’entrata in vigore della legge. E quindi tutte le elezioni o designazioni successive decadrebbero ed andrebbero rinnovate.

Tutto ciò escluderebbe dal prossimo consiglio, oltre a Lotito anche 3 dei quatto designati dall’AIC (ossia oltre allo stesso Tommasi anche Perrotta, Calcagno), ed i due designati dai tecnici (Ulivieri e Perdomi). Dubbi ci sarebbero però per Nicchi, n.1 degli arbitri, perché in realtà il Presidente non fa formalmente parte del Consiglio Federale (19 Consiglieri, 6 LND, 7 Leghe Professionistiche, 4 calciatori e due tecnici) così come previsto dall’art. 4 n.1 NOIF, ma siederebbe in Consiglio con diritto di voto in virtù del n. 4 dello stesso art. 4. Una sottigliezza? Forse sì, ma non si può mai dire con una giustizia sportiva che ci ha abituato a colpi di scena ed a interpretazioni delle norme tutt’altro che scontate ed uniformi.

Quindi finisce qui?

Non siamo convinti. In realtà il Commissario Straordinario vorrebbe che finisse qui, affermando in una nota che il secondo “parere assume particolare rilievo perché emesso dallo stesso organo che sarà deputato a svolgere la “preliminare verifica” dei requisiti di legge in capo ai consiglieri federali designati dalle componenti medesime e ai futuri candidati alla presidenza federale”. La linea di Fabbricini è chiara, quel parere per lui (e per la Federazione) fa testo! Ma siamo sicuri che sia così? Non proprio. Si tratta infatti di un parere a richiesta e non di un atto decisionale. Non si tratta della decisione di escludere alcuni dei rappresentanti presa dal Collegio di Garanzia nell’esercizio dei poteri conferiti dall’art. 3 delle NOIF, ma di un parere sulla possibile eventuale esclusione. Tanto che non siamo nemmeno sicuri che sia impugnabile davanti al TAR, così come sarebbe intenzione degli esclusi, perché solo le decisioni possono essere oggetto di revisione da parte della Giustizia Amministrativa (e non i semplici pareri).

Di fatto quella “preliminare verifica dei requisiti in capo ai candidati ed ai membri designati dalle singole componenti” richiesta dalle regole elettorali non è ancora avvenuta.  È vero che si tratta di un parere rilasciato dalla Sezione consultiva dello stesso Collegio di Garanzia, ma non si tratta della stessa cosa. Peraltro la verifica effettiva non dovrebbe essere fatta dalla Sezione Consultiva, ma dal Collegio stesso a sezioni unite o dalla Sezione del Collegio preposta per la verifica dei requisiti dei candidati. Sezione che, purtroppo, nella fretta di riformare le NOIF in vista delle elezioni, il Commissario Straordinario ha dimenticato di individuare, lasciando il problema, probabilmente, al Presidente del Collegio stesso. Chi, all’interno del Collegio di Garanzia si occuperà di questa verifica? E soprattutto, chi se ne occuperà, condividerà il parere della Sezione consultiva?

Non diamo nulla per scontato e lungi da noi la volontà di difendere questo o quello. Sicuramente, al di là dei nomi, si può riscontrare finalmente un’apparente compattezza delle varie componenti sui programmi ed una rosea prospettiva di governabilità e di rinnovazione del mondo del calcio che, qualora passasse la tesi espressa nel parere, potrebbe essere seriamente ostacolata dalla necessità di dover procedere ad una ricostruzione a tappe del Consiglio Federale. Ossia, prima assistere all’elezione del suo Presidente ed alla ratifica di alcuni dei consiglieri designati dalle varie componenti, poi sostituire quelli non in regola facendone designare altri da ciascuna di esse, rischiando infatti il futuro presidente di ritrovarsi, al momento della sua elezione, solo con una manciata di consiglieri.    

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