Diritti televisivi: entra in campo il tribunale

Diritti televisivi: entra in campo il tribunale

Di Francesco Paolo Traisci. C’è una domanda diventata ormai un tormentone: riusciremo a vedere da casa le partite del prossimo campionato? La faccenda si è ormai trasferita davanti ai giudici e rischia di rimanerci per un po’!

di Redazione Il Posticipo

C’è una domanda diventata ormai un tormentone: riusciremo a vedere da casa le partite del prossimo campionato? La faccenda si è ormai trasferita davanti ai giudici e rischia di rimanerci per un po’! L’ultimo episodio è infatti la sospensiva concessa dal Tribunale di Milano in via di urgenza, in attesa di valutare se i bandi che Mediapro ha indetto per la rivendita dei diritti audiovisivi sui prossimi tre campionati sono legittimi, ossia rispettano il Decreto Melandri (e, in generale, la legge italiana), e le altre regole, amministrative o contrattuali, che disciplinano la materia.

FORZATURE – In realtà nulla di sorprendente. L’avevamo già detto in passato che i bandi elaborati da Mediapro per uscire dall’angolo in cui era stata messa in seguito alla (più che corretta) ordinanza dell’Antitrust di ratifica dell’assegnazione dei diritti audiovisivi in seguito alla partecipazione al bando riservato agli intermediari, contenevano diverse forzature che sicuramente qualcuno interessato avrebbe sottoposto al vaglio della magistratura. E così è stato, ad opera di Sky. In particolare l’emittente satellitare (ma non solo, ormai), ha chiesto al giudice di verificare innanzitutto se è legittimo per l’intermediario cambiare la consistenza dei pacchetti rispetto a quelli elaborati dalla Lega. In realtà, come avevamo preannunciato, una norma del Decreto Melandri più volte richiamata dalle Linee guida dell’Antitrust e dalla sua ordinanza lo proibirebbe esplicitamente.

I PACCHETTI PRECONFEZIONATI – Più in dettaglio, viene contestata la legittimità dell’offerta di pacchetti in cui la diretta delle partite sarebbe stata inserita in un prodotto confezionato dallo stesso intermediario insieme ad ulteriori contenuti e commenti pre e post partita e, soprattutto, completo di inserti pubblicitari. E che, per avere il prodotto senza questi ulteriori contenuti sarebbe necessario acquistare un ulteriore pacchetto. Lo dicemmo subito: se un simile prodotto avrebbe potuto trovare il gradimento di quegli operatori di comunicazioni che non sono organizzati con al loro interno testate giornalistiche (pensiamo agli operatori di telefonia o di internet) e che quindi potrebbero acquistare il prodotto preconfezionato e guadagnarci semplicemente con il prezzo degli abbonamenti venduti, non avrebbe certo fatto contenti quegli operatori (quali Sky e Mediaset) che hanno invece strutture giornalistiche proprie che utilizzano per confezionare e personalizzare il prodotto e che, inoltre, contano (oltre che sul canone anche) su di una raccolta pubblicitaria propria.   

NIENTE PREZZO MINIMO? – Un ulteriore punto su cui è stato chiesto il giudizio del Tribunale Milanese riguarda inoltre la correttezza della procedura dei bandi senza l’indicazione della base d’asta, ossia del prezzo minimo che l’offerente avrebbe dovuto offrire per ottenere il pacchetto.  Quello pubblicato da Mediapro non sarebbe quindi, come abbiamo spiegato in precedenza, un bando vero e proprio ossia di un offerta a concludere un contratto al migliore offerente che avesse superato il prezzo minimo, ma semplicemente di un invito a manifestare un interesse a concludere un contratto.

INTERMEDIARI E OPERATORI – In generale però il punto è sempre lo stesso: può l’intermediario comportarsi in modo differente rispetto ad un operatore della comunicazione che ha una serie di vincoli imposti dalle leggi, dalle regole amministrative e da quelle contrattuali? L’Antitrust a suo tempo pare aver detto di no… Vediamo che dirà il giudice. Per ora sospendendo il bando, ha verificato che sono presenti i due requisiti richiesti in questi casi: un periculum in mora, ossia il rischio che in assenza di sospensione si creerebbe un danno, ed un fumus boni iuris, ossia un “sentore” di ragionevolezza che i dubbi sulla legalità dell’operazione sospesa siano validi. Si tratterà poi di verificare, con calma, che il fumus sia corrispondente alla reale consistenza giuridica dei fatti.

NIENTE FIDEIUSSIONE – Nel frattempo Mediapro ha fatto scadere il termine per presentare la famosa fideiussione che avrebbe dovuto garantire il pagamento dei diritti alla Lega, limitandosi a comunicare alla stessa che la garanzia la fornirebbe la casa madre spagnola attraverso il suo patrimonio, mentre le garanzie formali richieste dal bando stesso (e quindi contrattualmente previste) saranno fornite quando Mediapro potrà disporre dei diritti audiovisivi, dal  momento che attualmente “non ne può disporre in modo incontrastato”. Nella sua nota inoltre Mediapro ritorna sul progetto iniziale del canale di Lega, annunciando che, qualora la Lega stessa dovesse ripensarci sarebbe pronta a fornire le dovute garanzie.  Ma, come abbiamo già rilevato, questo progetto ha già ricevuto l’altolà da parte dell’Antitrust. Se il passo di Mediapro in ottica imprenditoriale e commerciale appare comprensibile, giuridicamente, purtroppo per gli spagnoli non pare corretto. In realtà il giudice milanese ha sospeso l’efficacia dei bandi e null’altro e presto vedremo chi ha ragione.

I DIRITTI SONO DI MEDIAPRO… – Non è in discussione l’assegnazione dei diritti a Mediapro che rimane titolare degli stessi: anche qualora il giudice milanese dovesse confermare le violazioni del bando e quindi dichiararlo nullo, Mediapro dovrà procedere di nuovo alla “rivendita” dei diritti agli operatori di comunicazioni, rispettando le regole che il tribunale riterrà che abbia violato. Ed infatti è la commercializzazione dei pacchetti ad essere stata messa in discussione in attesa di verificare la violazione di alcune regole del gioco. E quello che Mediapro pretende che sia una “piena ed incontrastata disponibilità dei diritti audiovisivi”, in realtà è pur sempre soggetta a delle regole giuridiche che nemmeno il titolare dei diritti può tralasciare, perché la disponibilità “piena ed incontrastata” di un bene non esclude il necessario rispetto della legge.

…CHE NON PUÒ TIRARSI INDIETRO – In questo senso non mi sembra giuridicamente giustificata la scelta di Mediapro di venir meno agli obblighi assunti con la Lega. Semplificando un ragionamento giuridico complesso non ci sarebbe, a mio modo di vedere, quella presupposizione che consentirebbe a Mediapro di liberarsi degli obblighi assunti contrattualmente. Mancherebbe quel cambio oggettivo e non imputabile al debitore di situazioni che giustificherebbe, anche se non richiamato nel contratto, lo scioglimento dall’obbligo di fornire le dovute garanzie, perché l’evento in questione sarebbe dovuto ad un comportamento volontario di Mediapro che vorrebbe non rispettare delle regole giuridiche che disciplinano l’oggetto del contratto.

E L’ACCORDO TRA SKY E MEDIASET? – Come andrà a finire? Innanzitutto non mi sento di escludere che in questa guerra senza esclusione di colpi, ci possa essere un rilancio “giudiziario” da parte degli spagnoli: attaccati sul fronte dei bandi potrebbero difendersi chiedendo a loro di far luce sugli accordi fra Sky e Mediaset, che, pur sembrando limitati ad altro rispetto al calcio, potrebbero comunque costituire un atto restrittivo della concorrenza. Ed allora la palla passerebbe all’Antitrust, con ulteriori rischi per noi tifosi!

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