Dilettantismo, vincoli e trasferimenti

Dilettantismo, vincoli e trasferimenti

Di Francesco Paolo Traisci. Anche nei dilettanti esiste un vero e proprio calciomercato invernale, fatto di cessioni a titolo definitivo o temporaneo oppure di svincolo e nuovo tesseramento. Ma come funziona?

di Francesco Paolo Traisci

Sabato 1 dicembre si è aperto il secondo periodo per il trasferimento dei giovani dilettanti e dei non professionisti fra società dilettantistiche. La finestra durerà fino al 14 dicembre così come quella dello svincolo per lo svincolo per rinuncia, ossia per l’inserimento nella lista di svincolo ed il 14 scadrà anche il termine per la risoluzione consensuale dei trasferimenti a titolo temporaneo. Dal 15 dicembre potranno essere tesserati i calciatori svincolati nel periodo. Tutto ciò mentre il calciomercato dei professionisti e dei giovani di serie si terrà a gennaio.

Tutto ciò ci mostra come anche nei dilettanti (distinti, in funzione dell’età, nelle due categorie dei non professionisti o giovani dilettanti) esiste un vero e proprio calciomercato invernale, fatto di cessioni a titolo definitivo o temporaneo oppure di svincolo e nuovo tesseramento. Proprio come nei professionisti. Ma, se nei professionisti i trasferimenti avvengono in applicazione del secondo comma dell’art. 5 della legge 91 del 1981 (e successiva modifica), nonché degli artt. 95, 102 e 103 e 103 bis comma 1 delle NOIF, per i non professionisti si applicano solamente le NOIF ed in particolare oltre all’art. 95 comune a tutti gli articoli 100, 101   103 bis, comma 2.

Ma qual è la differenza?

La differenza di fondo ce la spiega la legge di cui abbiamo appena parlato, quella sul professionismo sportivo. Il calciatore professionista è legato alla società in virtù di un contratto di lavoro sportivo, al termine del quale le parti potranno negoziarne la rinnovazione oppure il rapporto cesserà ed il calciatore sarà libero di stipulare un contratto con altra società. E, in seguito al sentenza Bosman (del 1996), una volta terminato il rapporto la società non avrà alcun diritto di pretendere un indennizzo. Al contrario per i non professionisti, i giovani dilettanti ed anche i giovani di serie non c’è un contratto di lavoro sportivo e ciò che lega il calciatore alla società è il cosiddetto vincolo (sportivo o di tesseramento), che per i giovani dilettanti dura fino al 25 anno di età, mentre per i giovani di serie, ossia per i ragazzi dei vivai delle squadre professionistiche fino al compimento del 19 anno (oppure fino alla perdita dello status di giovane di serie con la stipulazione di un contratto da calciatore professionista che può essere firmato una volta compiuti 16 anni). Al contrario una volta compiuto il 25 anno il calciatore non professionista è sottoposto al vincolo annuale derivante dal tesseramento. In pendenza di vincolo, quindi, il giocatore non può cambiare squadra, se non con il consenso della società titolare del cartellino o se questa decide di lasciarlo libero.

Cosicché o delle due l’una: la società lo trasferisce a titolo definitivo o temporaneo ad altra società, con il suo consenso, cosa che si potrà fare dal 1 al 14 dicembre ed il giocatore potrà scendere in campo con la nuova squadra immediatamente dopo la comunicazione della cessione, oppure attraverso il cd. Svincolo, nei casi previsti dall’art. 106 delle NOIF. Fra questi in particolare lo svincolo per rinuncia, ossia l’inserimento in una lista redatta ad inizio stagione e poi riaperta in un periodo suppletivo, che quest’anno va dal 1 al 14 dicembre. La differenza fra le due modalità è chiara: se nel primo caso, quello di cessione il calciatore rimane vincolato, a favore della nuova società, fino al compimento del 25 anno, nel caso di svincolo no, il calciatore diventa proprietario del proprio cartellino e sarà libero di accasarsi come vorrà nelle stagioni successive.

E gli accordi economici?

Il punto però è che, se il professionista è per definizione colui che esercita l’attività sportiva a titolo oneroso ottenendo quindi uno stipendio come qualsiasi lavoratore subordinato (per quanto elevato), non è vero il contrario, ossia che il non professionista non possa percepire del denaro per le proprie prestazioni. Anzi la possibilità di ricevere somme di denaro è esplicitamente prevista per i calciatori non professionisti nell’art. 94 ter delle NOIF, che pur non essendo legati alle società da nessun rapporto di loro autonomo né subordinato “devono sottoscrivere, su apposito modulo, accordi economici annuali relativi alle loro prestazioni sportive concernenti la determinazione della indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spese e le voci premiali come previste” dalle stesse NOIF con un limite per ogni singola voce, o in alternativa, una somma annuale onnicomprensiva non superiore a 30 mila euro. E sono spesso questi accordi commerciali, uniti ad altri sulla parola più o meno formalizzati, a rappresentare il vero motore del calciomercato fra i non professionisti. Si perché è evidente che, al momento di trovare con il giocatore l’intesa per il tesseramento le sue prestazioni hanno un valore per il club, quello che si traduce nell’accordo economico stipulato con lui, ma che in corso di stagione può variare in funzione delle sue prestazioni.

Vincolo come prigione?

E cosi a dicembre la società si rende conto che “il rimborso spese” pattuito è superiore al rendimento del giocatore e cercherà di disfarsene trasferendolo ad altri ovvero mettendolo in lista di svincolo onde consentirgli di accasarsi altrove, con la differenza che in caso di trasferimento il giocatore vincolato rimarrà tale (e quindi in caso di cessione temporanea rimarrà vincolato per gli anni di vincolo rimasto alla società stessa, o in caso di cessione definitiva gli anni restanti di vincolo saranno a favore della nuova società), mentre in caso di svincolo il giocatore diventa proprietario del proprio cartellino, oppure sarà il giocatore a ritenere di valere di più e cercherà qualcuno che gli garantisca questo di più chiedendo alla società di trasferirlo. In questo caso il vincolo può rivelarsi una prigione perché la società titolare del cartellino potrebbe volere una contropartita in denaro più o meno ufficiale per cederlo. Può anche succedere che in corso di stagione gli obiettivi del club di inizio campionato vengano ridimensionati e quindi pur valutando giusto il rimborso spese del giocatore non lo ritenga più funzionale al progetto e gli chieda di trovarsi un’altra squadra al quale trasferirsi o, in alternativa lo metta in lista di svincolo, cessando di versargli quanto pattuito ad inizio stagione. Queste le contraddizioni di un mondo, quello dilettantistico in cui dovrebbe essere la passione a prevalere e non il denaro!

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