Dilettanti, le assicurazioni e gli infortuni: che succede quando un giocatore non professionista si fa male?

Dilettanti, le assicurazioni e gli infortuni: che succede quando un giocatore non professionista si fa male?

Di Francesco Paolo Traisci. Il calciatore professionista, in caso di infortunio, riceve la tutela riservata lavoratori subordinati, il dilettante, la cui prestazione sportiva non è considerata lavorativa, non ottiene questa tutela. E quindi, come ci si comporta?

di Francesco Paolo Traisci

Il mondo dorato dei professionisti visto dal basso. Dalla visuale di chi si è fermato alle sue soglie, un sogno spezzato per una serie di infortuni che hanno fatto perdere il treno della gloria e del denaro. Quanti ragazzi si sono dovuti contentare di una carriera minore perché al momento di decollare un infortunio li ha tenuti troppo a lungo lontani dal terreno di gioco o che addirittura non li ha fatti tornare più come prima?

Questo ci porta a ragionare sul trattamento infortunistico dei calciatori non professionisti, ossia di coloro per i quali l’attività sportiva, seppur agonisticamente impegnativa, non costituisce un lavoro. Come tutti sanno, da noi la differenza fra calciatore professionista e non professionista la fa la lega (e quindi il campionato) in cui è impegnata la squadra che ha il calciatore fra i suoi tesserati: A, B e Lega Pro per i professionisti, LND (con la serie D ed i campionati regionali) per i non professionisti. Sono inoltre considerati dilettanti i giovani di serie ossia quelli dei vivai delle squadre professionistiche che non hanno stipulato (cosa possibile dai 16 anni in su) un contratto professionistico, fino a 19 anni. E se i primi sono legati alle loro società da un contratto di lavoro subordinato, disciplinato dalla legge 91 del 1981, dalle norme codicistiche e da quelle speciali sul lavoro subordinato (come ad esempio allo Statuto dei lavoratori) nonché dai contratti collettivi, i non professionisti, pur potendo stabilire un compenso per lo svolgimento della loro attività sportiva, non sono legati da alcun rapporto di lavoro, subordinato o autonomo che sia. Per questo motivo, se il professionista, in quanto lavoratore subordinato, riceve la tutela riservata ai lavoratori subordinati, il dilettante, la cui prestazione sportiva non è considerata lavorativa, non ottiene questa tutela.

Come funziona tra i professionisti?

E così mentre la legge 91 ed il contratto collettivo dei calciatori stipulato dall’AIC e da ciascuna delle 3 Leghe professionistiche prevedono specifiche tutele in casso di infortuni, il trattamento in tali casi dei non professionisti è lasciato all’autonomia dei privati. In particolare, per quanto riguarda i professionisti, in aggiunta ai trattamenti previdenziali obbligatori per la categoria di lavoratori subordinati, l’art. 8 della legge 91 prevede che “le società sportive devono stipulare una polizza assicurativa individuale a favore degli sportivi professionisti contro il rischio della morte e contro gli infortuni, che possono pregiudicare il proseguimento dell’attività sportiva professionistica, nei limiti assicurativi stabiliti, in relazione all’età ed al contenuto patrimoniale del contratto, dalle federazioni sportive nazionali, d’intesa con i rappresentanti delle categorie interessate”.

In ossequio a tale norma, il contratto collettivo AIC all’art. 14 che “in caso di malattia ovvero di infortunio per il periodo di inabilità, spetta al Calciatore la retribuzione stabilita dal Contratto fino alla scadenza dello stesso, mentre la Società beneficerà delle eventuali indennità assicurative pattuite a proprio favore”; che “il Calciatore si avvale, senza oneri e spese, dell’assistenza sanitaria primaria (ivi compresi interventi chirurgici, medicinali, degenza in istituti ospedalieri o case di cura ed attività di riabilitazione) che la Società è tenuta a mettere a disposizione” (n. 2)  e che “nel caso in cui il Calciatore intenda avvalersi di una assistenza sanitaria diversa da quella messa a disposizione della Società, dovrà darne tempestiva comunicazione scritta alla Società e dovrà affidarsi a soggetti e/o strutture di specchiata professionalità e chiara fama.

La Società stipulerà apposita polizza assicurativa sanitaria – i cui premi saranno sostenuti integralmente dalla Società – che sarà sottoscritta, se del caso, anche dal Calciatore. La polizza sarà attivata per coprire i costi normalmente necessari per i trattamenti sanitari – di cui sopra – a cui il Calciatore dovrà sottoporsi”. E ciò anche nei casi di infortunio occorso al calciatore in occasione di gare od allenamenti delle squadre nazionali così come specifica il n. 4.

Tutto quanto sopra elencato anche perché, in virtù del successivo art. 16, “la Società è tenuta ad assicurare presso Compagnia di primaria importanza il Calciatore contro gli infortuni e le malattie con massimali integrativi rispetto all’assicurazione base, secondo le condizioni di polizza, le modalità, i termini ed i minimi stabiliti in accordo con l’Associazione di categoria”, potendo la Lega stessa, qualora non provveda la società, sostituirsi a lei per la stipulazione od il perfezionamento della polizza. Beneficiario della polizza è il calciatore e quindi la società potrà ottenere solo eventuali indennizzi provenienti da ulteriori contratti stipulati a suo nome. A fronte di ciò il calciatore rinuncia però ad ogni eventuale azione risarcitoria nei confronti della società. La polizza di assicurazione deve essere stipulata entro la data di convocazione del Calciatore per l’inizio dell’attività di ogni stagione sportiva, tanto che il calciatore non coperto da assicurazione non può svolgere alcuna attività sportiva.

Ed il calciatore non professionista?

Non essendo considerato un lavoratore sportivo non ha diritto alla tutela offerta dalla disciplina lavoristica. Ed allora? Si va sul privato. La Lega Nazionale Dilettanti ha stipulato una convenzione assicurativa generale con un’importante compagnia, per cui con il tesseramento o con la richiesta di tesseramento, ogni calciatore che risulti idoneo all’attività sportiva (che abbia quindi ottenuto, ad inizio anno il certificato necessario per svolgere l’attività), viene automaticamente assicurato per i casi di infortunio, di modo che, dopo aver fatto la denuncia con le modalità previste nella convenzione il calciatore sarà rimborsato per le spese mediche sostenute sia per le cure che per gli interventi chirurgici nei limiti dei massimali previsti. Una polizza molto dettagliata che prevede oltre ai rimborsi delle spese sostenute, anche specifici indennizzi per ogni tipologia di infortunio subito sul campo di gioco durante le gare ufficiali o amichevoli e durante le sedute di allenamento, oltre che nel corso del trasporto per le gare o per gli allenamenti ufficiali. Il tutto anche perché il giocatore infortunato, soprattutto quando è lungo degente, spesso non riceve più quelle indennità di trasferta, rimborsi forfettari di spese e premi vari pattuiti con la società in cambio della sua pratica sportiva.

E, d’altra parte, non essendoci un rapporto di lavoro con la società, l’infortunio non può essere considerato malattia o infortunio professionale, indennizzabile dalla previdenza sociale o del quale si deve far carico la società. Questo per dire che salvo rari casi in cui la società pur non essendo tenuta si fa carico, per un obbligo più che altro morale, delle spese mediche sostenute, il giocatore non professionista infortunato viene quindi spesso lasciato a se stesso, dovendosi curare a proprie spese, eventualmente con la promessa, da parte della società, che in caso di completo recupero potrebbe essere reintegrato in squadra. Ben venga quindi questa assicurazione che quanto meno può alleviare il dolore se non fisico quantomeno economico subito dal calciatore con l’infortunio.

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