Conte conteso e…favorito dalla nuova normativa fiscale?

Conte conteso e…favorito dalla nuova normativa fiscale?

Di Francesco Paolo Traisci. Antonio Conte, reduce dall’esperienza al Chelsea, è conteso fra alcune squadre italiane che stanno cercando in tutti i modi di farlo rimpatriare dell’esilio albionico. E non è detto che una non ci riesca, anche aiutata da una nuova normativa fiscale di favore…

di Francesco Paolo Traisci

Uno dei quiz del prossimo calcio mercato riguarda la destinazione dell’ex CT della nazionale Antonio Conte, reduce dall’esperienza agrodolce con il Chelsea e da un successivo anno di vacanza attiva. Conte, conteso fra alcune squadre italiane che stanno cercando in tutti i modi di farlo rimpatriare dell’esilio albionico. E non è detto che una delle rappresentanti nostrane non ci riesca, anche aiutata da una nuova normativa fiscale di favore.

Perché il fisco favorirebbe il rientro di Conte?

Il ritorno del tecnico potrebbe essere infatti agevolato dalla nuova legge che prevede un forte sconto per i lavoratori di rientro dall’estero. Il tutto nel quadro delle varie politiche di rientro dei cervelli, che da qualche anno stanno a cuore ai governi che si sono susseguiti. Ora la norma del 2015 che già prevedeva un trattamento speciale per i lavoratori “impatriati”, è stata resa ulteriormente premiante per favorire “il rientro dei cervelli”. L’art. 16 del decreto legge n. 147 del settembre 2015 prevedeva già che “il reddito da lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato … concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 70 % del suo ammontare”. Come dire, se guadagnavi 10 pagavi le tasse su 7. E quindi pur non toccando l’aliquota di imposta, l’agevolazione fiscale toccava l’ammontare del reddito, che non veniva tassato integralmente, ma solo limitatamente al 70%. Oggi grazie alle modifiche apportate dall’art. 5 del c.d. Decreto crescita, la norma è stata ulteriormente migliorata per il lavoratore (ma anche il professionista lavoratore autonomo) che rientra in Italia, perché il limite è stato ulteriormente ridotto a 30%: quindi il lavoratore che guadagna 10 ora pagherà le tasse su 3. Ed è vero che le tasse per il lavoro dipendente sono trattenute alla fonte, ma sicuramente la società, avendo un grosso risparmio fiscale, potrà garantire ingaggi molto più competitivi con altre realtà straniere. Facendo un esempio: con un ingaggio di 1 milione di euro ed un’aliquota che, per semplificare, metteremmo del 50%, senza agevolazione in tasca al lavoratore sarebbero entrati 500.000 euro e con la vecchia agevolazione 650.000, mentre con il nuovo regime l’ingaggio netto arriverebbe addirittura a 850.000 euro. Visto poi che i calciatori e gli allenatori ragionano sul netto e le società sul lordo, laddove per garantire ad un ingaggio di 1 milione la società inizialmente ne doveva pagare 2, ora il suo bilancio ne soffrirà solo per meno di un milione e duecentomila euro.

Tutti possono ottenere l’agevolazione?

Per il decreto legge del 2015, ma anche per quello attuale, è fondamentale che il lavoratore trasferisca la propria residenza in Italia dopo aver risieduto all’estero per un numero minimo di anni (o di periodi di imposta come li qualifica la normativa), che dai 5 previsti in precedenza è sceso a 2 soli.

Perfetto per Antonio Conte; esattamente il suo periodo di esilio a Londra! Ma non finisce qui. La nuova norma ha eliminato due degli altri 3 requisiti richiesti in precedenza. Innanzitutto che il lavoratore rivesta un ruolo direttivo o sia in possesso di elevata qualificazione o specializzazione. Può ritenersi che un allenatore o un commissario tecnico di calcio rivestano ruoli direttivi o che possiedano requisiti di elevata qualificazione o specializzazione? Forse sì, ma il nostro fisco potrebbe anche non essere stato d’accordo. E ciò a maggior ragione nei confronti di un calciatore che ruolo direttivo non sicuramente lo ricoprirebbe e che di elevata qualificazione o specializzazione in senso tecnico e potrebbe non essere in possesso. Ed allora, a scanso di equivoci, questa parte è stata eliminata. E lo stesso può dirsi per la necessità che l’attività lavorativa sia svolta presso un’impresa residente nel territorio italiano, anche se questo requisito, che ci sia o meno, appare irrilevante per il nostro discorso.

Altrettanto irrilevante per i nostri ragionamenti appare il requisito rimasto, ossia che l’attività lavorativa sia prestata prevalentemente nel territorio italiano, perché al di là di trasferte e possibili ritiri all’estero l’attività calcistica, allenamenti e gare, si svolge prevalentemente in Italia. In definitiva si tratta di agevolazioni fiscali mirate per rendere più competitivo il mondo del lavoro italiano e favorire il rientro dei nostri cervelli in fuga dall’Italia? Che serva anche a rilanciare il nostro campionato?

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