Combine e partite truccate: tutto il mondo è paese

Combine e partite truccate: tutto il mondo è paese

Di Francesco Paolo Traisci. Oltre al processo sportivo, con squalifiche e penalizzazioni nei vari campionati, retrocessioni e sottrazione di punti, le combine sui risultati vengono punite anche dalla giustizia ordinaria, in particolare da quella penale.

di Francesco Paolo Traisci

Tutto il mondo è paese… La Spagna è in subbuglio per il processo penale ai giocatori ed ai dirigenti del Real Saragozza e del Levante, accusati di avere addomesticato il risultato della partita fra di loro al fine di garantire alla prima la permanenza nella Liga. Quindi, oltre al processo sportivo, con squalifiche e penalizzazioni nei vari campionati, retrocessioni e sottrazione di punti, le combine sui risultati vengono punite anche dalla giustizia ordinaria, in particolare da quella penale. E ciò, a prescindere dalla finalità…

Questo ci dà lo spunto per alcune riflessioni sui vari rapporti fra giustizia penale e giustizia sportiva nei casi di combine volte ad alterare i risultati delle partite di calcio, atteso che di analoghe vicende sente parlare anche da noi. Ultimo dei casi: il match Catanzaro.Avellino del maggio 2013. A prescindere dalle vicende giudiziarie che sono ancora pendenti, approfittiamo per alcune riflessioni generali.

La combine non deve essere legata alle scommesse

Innanzitutto che, per essere sanzionato, l’accordo sul risultato non deve essere per forza essere legato ad un giro di scommesse. Nel caso le squadre (o alcuni giocatori) si mettano d’accordo sul risultato perché dietro c’è un giro di scommesse clandestine, infatti, questo è un ulteriore reato (o un’aggravante per il medesimo reato) ma basta solo la volontà di alterare il risultato per far scattare il processo penale. Processo penale che, come abbiamo visto in occasione del famoso processo di Brescia, ha tempi e procedure assai diversi rispetto a quello sportivo. Si tratta di un processo per il reato di truffa sportiva, reato introdotto nel nostro sistema giuridico dalla legge n. 401 del 13 dicembre 1998.

Proprio l’art. 1 n. 1 di questa legge punisce “Chiunque offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni riconosciute dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dall’Unione italiana per l’incremento delle razze equine (UNIRE) o da altri enti sportivi riconosciuti dallo Stato e dalle associazioni ad essi aderenti, al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, è punito con la reclusione da un mese ad un anno e con la multa da lire cinquecentomila a lire due milioni. Nei casi di lieve entità si applica la sola pena della multa”; mentre con il n. 2 viene punito con le stesse pene il “il partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio, o ne accoglie la promessa”.

Si tratta quindi di un reato a prescindere dall’obiettivo, tanto che il n. 3 dello stesso art. 1 specifica che “se il risultato della competizione è influente ai fini dello svolgimento di concorsi pronostici e scommesse regolarmente esercitati, i fatti di cui ai commi 1 e 2 sono puniti con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni”. La finalità di scommesse è quindi un’aggravante ma non un requisito del reato…

Processo sportivo e processo penale

Lo stesso dicasi per il processo sportivo: quello di non alterare i risultati e quello di non scommettere sono obblighi differenti all’interno dell’elenco dei principi ai quali si devono attenere tutti coloro che fanno parte dell’ordinamento sportivo.

I due procedimenti poi sono fra loro indipendenti perché comunque volti a accertare il rispetto di regole differenti, con finalità differenti e sanzioni differenti, ma soprattutto con regole procedurali e processuali differenti. Mi spiego meglio: anche quando gli stessi fatti possono costituire una violazione di entrambi i regolamenti (quello sportivo e quello penale), il loro accertamento avviene in modo differente (tanto per fare un esempio, il pubblico ministero nel processo penale può procedere ad intercettazioni telefoniche, ad interrogatori in carcere, ad arresti preventivi, mentre la procura sportiva no), anche se come prevede l’art. 2 n. 3 della legge del 1998 (così come numerose altre norme di collegamento fra giustizia sportiva e giustizia ordinaria) “Gli organi della disciplina sportiva, ai fini esclusivi della propria competenza funzionale, possono chiedere copia degli atti del procedimento penale ai sensi dell’art. 116 del codice di procedura penale fermo restando il divieto di pubblicazione di cui all’art. 114 dello stesso codice”.

Ma sono differenti le tempistiche: il processo sportivo è un processo sommario, che si deve concludere entro la stagione successiva a quella in cui è stato commesso il fatto mentre quello penale deve solo tenere conto della normale prescrizione. Proprio per questo l’art. 2 della legge appena richiamata prevede la non influenza del procedimento penale su quello sportivo, affermando che “L’esercizio dell’azione penale per il delitto previsto dall’art. 1 e la sentenza che definisce il relativo giudizio non influiscono in alcun modo sull’omologazione delle gare né su ogni altro provvedimento di competenza degli organi sportivi”.

Infine il processo sportivo colpisce i soggetti dell’ordinamento sportivo: dirigenti, atleti, squadre, con squalifiche e inibizioni per le persone (fino alla radiazione per i dirigenti), punti di penalizzazione, retrocessioni e radiazioni anche per i club, per responsabilità diretta o in virtù dei meccanismi della responsabilità oggettiva. Tutte sanzioni che rimangono all’interno del mondo sportivo. Quello penale colpisce invece tutte le persone fisiche, per i propri comportamenti diretti con sanzioni pecuniarie ma anche restrittive della libertà…

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