Caso Ronaldo, sponsor e immagine: quali sono le conseguenze economiche delle accuse?

Caso Ronaldo, sponsor e immagine: quali sono le conseguenze economiche delle accuse?

Di Francesco Paolo Traisci. Quella in cui è oggi invischiato CR7 è una brutta faccenda, che indipendentemente dall’esito giudiziario ha già delle conseguenze immediate, che riguardano l’immagine del portoghese e, di conseguenza, il suo valore come testimonial.

di Francesco Paolo Traisci

Quella in cui è oggi invischiato CR7 è una brutta faccenda, come la si veda la si veda. Sarà complicato stabilire la verità… Ma soprattutto far coincidere giustizia degli uomini con la morale e i sentimenti della gente. Una faccenda talmente complessa che non vogliamo entrarci.  Non intendiamo esprimere pronostici in punto di diritto sull’esito della faccenda e tantomeno giudizi morali sui protagonisti. Proprio no!

Perché il portoghese vuole difendersi sui media?

Parliamo invece delle conseguenze immediate. Non a caso, il campione portoghese ora chiede di essere interrogato, di potere dire la sua versione dei fatti. Ma non davanti al giudice, non sostituendosi al suo prezioso e professionalissimo staff di consulenti legali, ma davanti alla gente, sui social, sui giornali… E ciò perché, oltre che un uomo, CR7 è indubbiamente uno dei numeri uno del marketing e del personal branding, con un giro di affari impressionante. Secondo Forbes infatti, CR7 sarebbe lo sportivo più pagato al mondo con un incasso nel 2017 di circa 93 milioni di euro, precedendo il cestista LeBron James, l’eterno rivale Leo Messi, il tennista Roger Federer e un’altra stella della NBA, Kevin Durant.n Un fenomeno mediatico con un immagine che supera i confini del mondo del calcio e dello sport stesso, con più di 200 milioni di follower sui social, con spot che, secondo alcune stime richiamate dal portale SportCal, generano per le aziende coinvolte un giro di affari superiore al mezzo milione di dollari ciascuno.

Variegatissimo il mondo delle aziende legate all’immagine del campione portoghese. Sempre SportCal ne ha stilato un elenco, con una interminabile lista che va dalle aziende farmaceutiche, a quelle produttrici di prodotti per la cura del corpo, aziende di abbigliamento sportivo e non, e di intimo, a quelli di integratori alimentari, dalle banche e dalle società di servizi finanziari, a quelle di telefonia e di servizi per la telefonia, ma anche compagnie aeree, siti web, portali di scommesse online, automobili ed orologi. Ma anche una nota catena di fast food che si è avvalsa del portoghese per promuovere le sue ali di pollo fritte tra il 2013 e il 2016 in tutta l’Asia. Il partner principale di Cristiano Ronaldo rimane però la Nike: uomo-immagine dell’azienda dal lontano 2003, il portoghese è il terzo nella storia ad aver firmato un contratto a vita con l’azienda, il primo calciatore dopo i cestisti Michael Jordan e LeBron James. Il marchio sportivo gli garantisce incassi per oltre 30 milioni di dollari l’anno, e sempre secondo i calcoli di SportCal, il totale raggiungerebbe circa un miliardo di dollari. Ma anche aziende proprie, come quella di biancheria intima creata dallo stesso campione dopo aver interrotto la collaborazione con Emporio Armani quando si è reso conto che avrebbe guadagnato molti più soldi creando un proprio marchio personale di biancheria intima.

Quali le possibili conseguenze della vicenda?

Un testimonial perfetto… sino ad ora. Perché l’immagine di atleta serio e professionale, bello e sempre disponibile al sorriso rischia di essere incrinata irrimediabilmente dalle accuse di stupro rivolte dalla modella Kathryn Mayorga (e non sembra finita qui perché pare che un’altra donna abbia già contattato l’avvocato della Mayorga, raccontando di essere stata a sua volta violentata dall’asso portoghese).  Quali aziende vorrebbero infatti legare il proprio nome a chi è stato accusato di stupro? E ciò anche qualora dopo un processo più o meno lungo, venisse fuori la sua innocenza. In ogni caso, nel frattempo l’immagine pubblica del campione comunque viene danneggiata.  E gli sponsor stanno reagendo in modo variegato.

Se Yamamay, azienda italiana per la quale CR7 ha posato in slip, parla all’ANSA di vicenda inverosimile che si sgonfierà”, dichiarando di non aver intenzione di “modificare il piano d’investimento”, altre si dicono più preoccupate; fra queste la EA (casa produttrice del più noto videogioco per console sul calcio, che ha tolto il volto del campione portoghese dalle immagini della pagina ufficiale del gioco), ma anche i dirigenti della Nike, i quali, in un comunicato inviato all’agenzia Associated Press, si sono detti “profondamente preoccupati per le accuse inquietanti”, aggiungendo che continueranno “a monitorare da vicino la situazione”. Proprio i rappresentanti del colosso dell’abbigliamento sportivo che sponsorizza il campione portoghese dal 2003 e che, nel 2016, ha rinnovato il suo rapporto con il classico contratto “lifetime” (per tutta la vita) da oltre 1 miliardo di dollari.

Tutto ciò per dire che alcuni sponsor stanno riflettendo: in sostanza se dovessero emergere nuovi riscontri nei confronti di Ronaldo, le intese commerciali potrebbero essere riviste. E sono giuridicamente in grado di farlo. Ciò perché sicuramente all’interno dei contratti ci sono clausole di uscita per questi casi, con o senza penale. Di solito non legate a condanne effettive, ma anche a cali di immagine dovuti a vicende giudiziarie, coinvolgenti la moralità del testimonial. E ciò anche in funzione della durata del contratto: più è lungo, maggiori potrebbero essere le clausole di uscita. E anche Save the Children rimane alla finestra: “Siamo demoralizzati da quanto trapelato finora e lavoriamo per raccogliere nuove informazioni”.

E la Juve che fa? Cosa c’è sotto la sua difesa del campione?

Ecco, c’è qualcun altro che guarda con preoccupazione all’intera vicenda: la Juve, che sul campione portoghese ha investito secondo alcune stime più di 100 milioni di euro per l’acquisto dal Real, ai quali vanno sommati i 31 milioni netti, più bonus vari, che dovrà sborsare per i prossimi 4 anni, per un totale di 86 milioni l’anno. Non stupisce quindi la difesa d’ufficio del club bianconero. Oltre alla preoccupazione di un calo delle prestazione del suo campione, distratto dalle vicende giudiziarie (e dai risvolti economici), la difesa ha anche evidenti motivazioni economiche. Non a caso, dopo l’inizio della vicenda, le azioni della società sono calate quasi del 9%.  È quindi evidente che il danno d’immagine del centravanti ha già avuto ripercussioni sul titolo della Juve a Piazza Affari, titolo che proprio con l’acquisto del campione aveva guadagnato quasi il 200% in soli tre mesi.

E infatti è vero che un Ronaldo meno concentrato e meno efficace potrebbe riflettersi in risultati meno buoni, cioè partite perse, che a quei livelli hanno un’immediata ripercussione economica sulla società. Chi vince incassa, c’è poco da fare… Anche il valore del campione, poi, potrebbe diminuire, ammesso che la Juve voglia decidere di privarsene. Ma non solo. L’ingente investimento della società bianconera è stato infatti giustificato non solo dalle prestazioni sportive dell’asso portoghese, ma anche sulla sua capacità di attrarre sponsor per la squadra e sulle sue doti di uomo immagine per il merchandising. La possibilità di vendere migliaia di maglie ed altri accessori con il numero ed il nome del campione, potrebbe subire un brusco stop, così come gli sponsor della squadra (Jeep, Adidas ecc.) potrebbero anch’essi ripensare alla convenienza dell’abbinamento pubblicitario, soprattutto se questo è partito per usufruire dell’immagine del giocatore.

Non a caso il comunicato della Juve, oltre ad evidenziare la correttezza, la grande professionalità e la serietà di Cristiano, mostra un netto distacco da vicende “asseritamente risalenti a quasi 10 anni fa”. Della serie, se ha fatto in passato quello che ha fatto, l’atleta che abbiamo ingaggiato noi non è così: non fateci pagare le conseguenze del suo passato che nessuno sino ad oggi conosceva! Insomma, ancor prima di far luce sulla vicenda e prima ancora di una pronuncia di colpevolezza o innocenza per il campione portoghese, solo guai: indubbiamente intaccata la sua immagine e, in quanto uomo immagine, il suo portafoglio; anzi il portafoglio suo e quello della Juve.

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