Caos Serie C, tra penalizzazioni e fallimenti: il rating può aiutare il “torneo dei comuni”?

Caos Serie C, tra penalizzazioni e fallimenti: il rating può aiutare il “torneo dei comuni”?

Di Francesco Paolo Traisci. Tra le penalizzazioni per irregolarità contabili e i fallimenti per debiti più o meno ingenti, nel “campionato più grande del mondo” c’è una carenza di risorse e competenze manageriali che lo tengono lontano dall’eccellenza. Il modello tedesco è una possibilità per ripensare la Serie C?

di Francesco Paolo Traisci

Basta con le penalizzazioni per irregolarità contabili, basta con i fallimenti per debiti più o meno ingenti. Non sono sufficienti sanzioni ormai pesantissime per chi non paga puntualmente gli stipendi, punti di penalizzazione che accumulati portano poi a retrocessioni, situazioni di default, fallimenti anche in grandi piazze. E la situazione appare sempre più grave.

Lo ha confermato, un recente studio effettuato dalla stessa Lega Pro, chiamato “il sistema di rating di Lega Pro”, con dati che già allora sembravano allarmanti: Sotto il profilo economico-finanziario – si legge nel documento – non è infatti pensabile che il Sistema possa proseguire come nell’ultimo quinquennio: ben 72 squadre su 329 sono state penalizzate (32 su 114 nell’ultimo biennio con Lega Pro) per un totale di 243 punti di penalizzazione (107 nel biennio di Lega Pro) mentre i club falliti sono 28 di cui 6 nell’ultimo biennio targato Lega Pro. Il dato è ancora più emblematico considerando i 15 anni tra 2000 e 2015: le squadre fallite/non iscritte sono 107. E non c’è stato che un peggioramento, tanto che nelle ultime 5 stagioni circa 1 club su 5 è stato penalizzato, mentre quasi 1 su 10 scomparso. Lo stesso report mostra poi che anche nel calcio professionistico come quello della nostra serie C ci sarebbe ancora una carenza di risorse e competenze manageriali che lo tengono lontano dall’eccellenza e possibilità di sfruttare al meglio quel patrimonio e quei vantaggi competitivi che caratterizzano il nostro “torneo dei comuni”.

Ma non c’è già il fair play finanziario?

Certamente sono importanti i sistemi di controllo e monitoraggio come il Fair Play Finanziario recentemente introdotto in Serie A, ma in un calcio sempre più business oriented come il nostro, non basta! L’obbligo di raggiungimento della parità di bilancio, i controlli contabili che, in futuro, potranno arrivare a precludere l’ottenimento della agognata licenza, ossia il nulla osta per l’iscrizione al campionato, potrebbero arrivare troppo tardi e non fornire una adeguata diagnosi del problema di una realtà ben diversa da quella internazionale per la quale sono stati elaborati. Come aveva rilevato la stessa Lega Pro, più che sui ricavi, le caratteristiche della nostra Serie C sono tali da preferire un modello di monitoraggio basato sulla sostenibilità economico finanziaria a lungo termine di un sistema che fa della dimensione comunale il atout più rilevante, al fine di recuperare credibilità e valori di quello che potrebbe, con le sue 60 squadre, diventare “il campionato più grande del mondo”.

Ecco allora la proposta di un sistema di rating. Di che si tratta?

Ed allora ecco l’ispirazione potrebbe venire dal modello tedesco, che ha portato il sistema teutonico dalla delusione del Mondiale casalingo alla rinascita in campo internazionale! Un modello, preannunciato dal Presidente Gravina quando ancora a capo della LegaPro, sul quale lavora ora il nuovo Presidente Ghirelli, basato su di un sistema di rating per classificare le società partecipanti al campionato in base al livello di “virtuosità”. Un sistema che si focalizza, prima che sui ricavi, sulle potenzialità imprenditoriali della società, sul suo contesto sulle strutture ed in definitiva sulla lungimiranza di ciascuna di progettare imprenditorialmente il futuro.

Quali sarebbero i parametri per la valutazione?

Sicuramente il campionato di Serie C può diventare “il campionato dei comuni”, vedendo in lizza società rappresentative di comuni capoluogo di provincia o equivalenti, che possono sfruttare, in senso buono si intende, la rivalità nei confronti dei vicini. L’identità ed i valori di un’Italia dei comuni: il senso buono del campanilismo! E quindi il sistema tiene in considerazione tutti i parametri che mostrano la possibilità di creare una società solida imprenditorialmente in quel contesto locale.  Nel modello indicato i parametri vengono classificati in base a quattro aspetti: quello economico finanziario, che conta per il 30%; quello delle infrastrutture che pesa per il 20%; quello delle politiche giovanili e quello della relazione con il territorio che contano per il 25% ciascuno, anche se queste ponderazioni potranno cambiare in funzione degli obiettivi per i quali è effettuata la valutazione.

All’interno di ciascun parametro vengono poi tenuti in considerazione alcuni elementi, o sotto-aspetti. Per esempio in quello economico finanziario vengono valutati il rapporto di indebitamento, l’indice di solvibilità, il costo del lavoro allargato ed alcuni elementi della governance aziendale. Sotto quello delle infrastrutture, viene premiata la presenza di uno stadio di proprietà o anche l’effettuazione di lavori di miglioramento delle strutture. Per le politiche giovanili possono essere considerate la presenza di settori giovanili più o meno articolati, il minutaggio di Under21 e il tesseramento di giovani dilettanti under 19, ma anche le spese per il settore e la presenza di tecnici qualificati. Ma è la voce relazioni con il territorio quella forse più importante per le caratteristiche territoriali della nostra Lega Pro. Per la sua valutazione vengono infatti tenuti in considerazione le iniziative di comunicazione e quelle sul territorio di coinvolgimento dei tifosi, oltre ad un corso di corporate social responsability da far effettuare ad alcuni dirigenti.

gli elementi da tenere in considerazione nella valutazione?

Nel rapporto peraltro si distinguono due tipi di indicatori: quelli che devono essere valutati come standard minimi (come ad esempio quasi tutti quelli relativi all’aspetto economico finanziario) e quelli che invece debbono essere considerati per le cosiddette best practices, cosicché annualmente la commissione indipendente incaricata della valutazione potrà verificare che ciascun club ha raggiunto i valori minimi e in funzione del punteggio ottenuto grazie alle best practices messe in atto, attribuire un rating a ciascuno con la determinazione di fasce in cui collocarlo.

Quindi a che cosa servirà il rating?

Ed alla fine ci sarà quindi un duplice giudizio: sicuramente quello di una valutazione economica e patrimoniale dello stato finanziario della società e quindi della sostenibilità economica delle spese già programmate; e poi una valutazione prospettica a lungo termine sulla virtuosità della stessa società e sulle sue prospettive imprenditoriali. Una valutazione quindi sulla solidità e sul potenziamento delle risorse. Il sistema di Rating proposto dalla Lega è quindi il primo passo per dotare, nel lungo periodo, le squadre di Lega Pro di una vision business-oriented e competenze manageriali, modernizzando così il calcio delle “serie minori”, al fine di avvicinarlo alla struttura della Serie A. Il tutto con l’obiettivo di di trasformare “semplici squadre di calcio” in entità radicate nel territorio e attive nello sviluppo del tessuto sociale locale. Basterà per evitare nuovi fallimenti e la scomparsa del calcio che conta in piazze importanti come quelle della serie C?  Vedremo…

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