Calcio femminile, muro contro muro tra club e Lega Dilettanti: come finirà?

Calcio femminile, muro contro muro tra club e Lega Dilettanti: come finirà?

Di Francesco Paolo Traisci. Continua la battaglia per l’autonomia del nostro calcio femminile. Il 7 settembre si riunirà il Collegio di Garanzia del CONI per discutere dello scontro tra i club femminili e la Lega Nazionale Dilettanti. Ma quali sono i motivi del contendere?

di Francesco Paolo Traisci

Il 7 settembre prossimo sarà una tappa cruciale per il futuro del nostro calcio femminile, dopo che la battaglia per l’autonomia del settore era cominciata con l’introduzione nelle NOIF di un articolo 25 bis in cui, sostanzialmente, si sganciava la “Divisione di calcio femminile” dal novero della LND, ponendola direttamente all’interno dell’organizzazione della FIGC. Una Lega a sé stante, con una propria governance e con la gestione in proprio, una volta entrata a regime, dei campionati nazionali di serie A e B, lasciando alla LND quelli interregionali.

SENTENZA ROVESCIATA – Facendo seguito a questa modifica, e quindi in attesa che si formasse il Consiglio Direttivo previsto da quella norma, lo stesso Commissario Straordinario Fabbricini ha provveduto poi, con il Comunicato Ufficiale n. 8 del 6 luglio, a dettare le regole per i nuovi campionati di serie A di B (nonché del Campionato Primavera, della Coppa Italia e della Supercoppa), gestendo direttamente i tesseramenti, i costi ed i requisiti per l’iscrizione. Sennonché, la volontà della FIGC di sganciare l’organizzazione delle competizioni femminili dall’alveo della Lega Nazionale Dilettanti ha subito un brusco stop dalla Corte di Giustizia Federale, la quale, dando ragione alla stessa LND, ha annullato la delibera del Commissario straordinario, rovesciando la decisione di primo grado presa in precedenza dal Tribunale Federale che si era espresso in modo diametralmente opposto. Ma su quali basi? Quali sono le ragioni delle parti?

IL COMMISSARIO HA RIORGANIZZATO... – Omettendo gli aspetti procedurali e le varie relative schermaglie, che vedono, da un lato, la FIGC (con il suo Commissario Straordinario) ed i club e, dall’altro la LND, la vicenda si può semplificare in unica domanda: il Commissario Straordinario aveva il potere di fare quello che ha fatto con la delibera impugnata? Evidentemente sì per la FIGC, no per la LND! Sì per il giudice di primo grado; no per la Corte di Appello! Due opposte versioni, che si concentrano sulle conseguenze della delibera del Commissario e quindi su ciò che ha fatto con la delibera. Per la Federazione, si sarebbe limitato ad riorganizzare i massimi campionati di calcio femminile, cosa che gli compete, in quando la delega di tale funzione alle singole Leghe interessate (e quindi per il calcio femminile, alla LND) è solo facoltativa e può quindi essere revocata, ai sensi dell’art. 10 comma 3 dei Principi Fondamentali degli Statuti delle Federazioni. In buona sostanza, sintetizzando pagine e pagine di ricorsi e controricorsi, secondo la FIGC, il provvedimento del Commissario “si sarebbe limitato a imporre una nuova collocazione ad un settore deputato a gestire l’organizzazione del calcio femminile”, rimanendo così nei limiti delle sue competenze delineati dallo stesso art. 10 (comma 9).

…O HA MODIFICATO? – Avrebbe, al contrario, provveduto a creare un nuovo organismo, “di fatto incidendo sull’organizzazione federale, come prevista e disciplinata dallo Statuto” secondo la LND, non potendolo però fare. Per quest’ultima non sarebbe solamente una questione di nome, passandosi da Dipartimento (della stessa LND) a Divisione, ma di un vero e proprio organo non previsto dallo statuto, tanto che il Dipartimento sarebbe rimasto all’interno della LND, che quindi avrebbe mantenuto (per la stessa Delibera del Commissario Straordinario) il compito di organizzare i campionati minori. Sarebbe stata infatti riesumata la vecchia “Divisione calcio femminile” (eliminata nel 2013 e sostituita dall’omonimo Dipartimento inquadrato nella LND con il compito di organizzare l’attività femminile), con la principale funzione di organizzare l’attività agonistica e organizzare i campionati, così come tutte le Leghe presenti all’interno della Federazione. Peraltro anche qualora fosse stata solo una ripresa in carica dell’organizzazione dei 2 campionati, secondo la LND, questa sarebbe avvenuta in violazione della norma che impone alla Federazione di farlo comunque “d’intesa con le Leghe interessate, sentite le Componenti tecniche”. Mentre in questo caso, con la Delibera, il Commissario Straordinario avrebbe “inciso direttamente sulla determinazione dell’ordinamento e sulla formula di ben 2 campionati (quello di A e di B di Calcio Femminile) senza che vi sia stata mai la prescritta intesa con la LND, direttamente interessata, né siano mai state “sentite” le Componenti tecniche sulla specifica questione”.

TRIBUNALE CONTRO CORTE D’APPELLO – E, se il Tribunale in prima istanza ha dato ragione al Commissario Straordinario ed ai club che sono intervenuti nel giudizio, rilevando che il Commissario Straordinario è rimasto nelle sue competenze e, non avendo istituito un nessun nuovo organismo, si è limitato ad esercitare una propria prerogativa, di opinione diametralmente opposta si è rivelata la Corte di Appello. Per il giudice di secondo grado, il Commissario Straordinario non poteva fare quello che ha fatto, perché, secondo la Corte, il suo compito è quello di “pervenire nel minor tempo possibile alla ricostruzione degli organi federali”, cosicché, avendo provveduto alla creazione di nuovi organi non previsti dallo Statuto, avrebbe superato i limiti dell’incarico ricevuto dal CONI nell’atto di commissariamento. Per questo giudice, non sarebbero presenti e, comunque anche qualora lo siano, non sarebbero stati adeguatamente esplicitati i requisiti “di necessità ed urgenza per giustificare un così rilevante atto di riorganizzazione e rimodulazione della struttura organizzativa federale”. Una sentenza lapidaria che evoca il vizio di carenza di potere nell’attività di riforma del Commissario Straordinario e che pone una seria questione per tutte le riforme presenti e future degli Statuti che il team coordinato dal Commissario Straordinario Fabbricini vorrebbe mandare avanti.

CLUB FEMMINILI CONTRO LND – In realtà, a prescindere dalla questione del superamento o meno dei confini del mandato commissariale (se poteva farlo o non poteva farlo) e, in definitiva, al di là della effettiva portata della riforma (se ha creato o meno un nuovo organo o se, quantomeno per ora, si è limitata ad organizzare alcune delle competizioni), è indubbio che l’obiettivo finale della riforma non può che essere quello di conferire al calcio femminile una autonomia che avrebbe trasformato quello che era un Dipartimento della LND in una Lega vera e propria, con i propri organi amministrativi e rappresentativi e con poteri e dignità pari rispetto alle altre componenti della FIGC. Una Lega vera e propria e non un dipartimento inquadrato all’interno della LND e governato dal Consiglio direttivo di quest’ultima in sintonia con le proprie direttive interne, anche perché, come dichiarato dalle stesse società di calcio femminile, queste sarebbero “portatrici di interessi diametralmente opposti rispetto a quelli fatti valere dalla LND”. In buona sostanza, i club di vertice del calcio femminile non si sentono ormai più rappresentati dagli organi della LND, essendo spesso propaggini di società calcistiche maschili professionistiche. E ciò anche in seguito alle indicazioni dell’UEFA (evidentemente riprese dalla FIGC), che di fatto hanno costretto i club professionistici maschili ad aprirsi al calcio femminile dotandosi di squadre femminili e inserendo nei propri vivai un settore giovanile femminile, contribuendo quindi con le proprie risorse finanziarie allo sviluppo di tutto il movimento.

PROFESSIONISMO CONTRO DILETTANTISMO – Professionismo contro dilettantismo: ecco forse l’altro punto nodale. Probabilmente, pur dichiarando che le calciatrici sarebbero rimaste inquadrate fra i calciatori dilettanti anche dopo la modifica dell’art. 94 delle NOIF, un passo ulteriore, dopo l’autonomia della Divisione calcio femminile per le squadre partecipanti ai due campionati nazionali, avrebbe potuto essere la decisione federale di stabilire (così come oggi avviene per le club di Serie A, B e Lega Pro), che i club che partecipano alle due competizioni nazionali di calcio femminile sono club professionistici, così come gli atleti loro tesserati. Una decisione che sarebbe spettata direttamente alla Federazione, così come previsto proprio dallo Statuto del CONI. Al contrario, aver confermato lo status dilettantistico per tutte le calciatrici si è rivelato un argomento a favore della LND, che sostiene di rappresentare (se non altro per il nome che porta) gli interessi di tutto il calcio dilettantistico, femminile compreso.   

COME FINIRÁ? – Ora la palla passa al Collegio di Garanzia del CONI, presieduto dall’ex Ministro Franco Frattini, che dopo aver sospeso in via cautelare i campionati che, in seguito alla sentenza della Corte di Appello Federale, erano stati di nuovo organizzati dalla LND, ha fissato per il 7 settembre l’udienza di discussione. A chi darà ragione? Azzardando un pronostico, potremmo dire che dal punto di vista giuridico, la pronuncia della Corte d’Appello appare fondata e difficilmente attaccabile, suggerendo però di modificare l’impianto giuridico della riforma e non la sua sostanza che appare più che giustificata. E così, se dovesse esserci lo stop definitivo, sarà necessario ripartire apportando i giusti correttivi per superare l’impasse, per la valorizzazione di un movimento che all’estero (soprattutto nel Nord Europa e nell’America del Nord, ma anche in Francia ed in Asia) nutre di grande considerazione, mentre da noi ancora viene considerato marginale, all’interno di una disciplina sportiva ritenuta per soli uomini. Ed un primo passo verso il riconoscimento di un professionismo nel calcio femminile (e, ancor più alla lontana, di un professionismo in alcuni sport femminili) che, evidentemente, fino a che il movimento rimarrà confinato fra i dilettanti, non potrà esserci.

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