Calcio e violenza, binomio da scindere: quali sono gli strumenti di contrasto alle tifoserie violente?

Calcio e violenza, binomio da scindere: quali sono gli strumenti di contrasto alle tifoserie violente?

Di Francesco Paolo Traisci. Paese che vai, leggi che trovi, ma analizzando l’approccio al contrasto delle tifoserie violente in giro per l’Europa, appare evidente una cosa: è necessaria una stretta collaborazione fra tifosi, club e forze dell’ordine, tutti impegnati sia nella prevenzione che nella repressione.

di Francesco Paolo Traisci

Ultimamente il calcio si associa troppo spesso ad episodi di violenza. Violenza nei confronti degli arbitri, violenza fra tifosi, violenza nei confronti dei calciatori… E la violenza deve essere combattuta con ogni mezzo… Troppo spesso assistiamo ad intemperanze dei tifosi, a volte anche con la complicità o comunque con il disinteresse dei club, grandi e piccoli. Quante volte, e non solo nei campi dei dilettanti, vengono lasciati entrare i tifosi più facinorosi all’interno delle strutture, con il malsano intento di mettere pressione su arbitri e giocatori avversari? A farne le spese di recente un arbitro, ma a scorrere le cronache giudiziarie e a curiosare fra i referti dei vari giudici sportivi, brutti episodi di questo tipo non si contano più. È ora di finirla e speriamo se ne siano finalmente accorti anche i vertici del calcio nostrano ed internazionale.

Ma che succede oggi? Quali sono gli strumenti di contrasto alle tifoserie violente?

Partiamo dalla situazione italiana. Come è noto, il legislatore italiano con la legge n. 401 del 1989 ha introdotto una sanzione, il Divieto di Accesso alle manifestazioni sportive (meglio conosciuto con l’acronimo di DASPO), che consente al giudice in caso di condanna o anche all’autorità di pubblica sicurezza di vietare a determinate categorie di soggetti, l’accesso nei luoghi in cui si svolgono le manifestazioni sportive. Quindi oltre che una sanzione accessoria ad una condanna, il DASPO può essere configurato come una misura preventiva di sicurezza, potendo “l’autorità di pubblica sicurezza può sempre ordinare il divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono competizioni agonistiche alle persone che vi si rechino con armi improprie, o che siano state condannate o che risultino denunciate per aver preso parte attiva a episodi di violenza in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle stesse circostanze abbiano incitato o inneggiato alla violenza con grida o con scritte. Il contravventore al divieto di cui al comma 1 è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno”. Con una legge del 2014 poi, sono state introdotte nuove ipotesi di DASPO sganciate da pregressi episodi di violenza nel corso di manifestazioni sportive. Possibilità di DASPO anche per chi è stato condannato per delitti contro l’ordine pubblico o per episodi di violenza (danneggiamento o lesioni personali) anche non legati allo sport.   

Il DASPO di gruppo

Un’altra novità di questa normativa è poi l’introduzione del cosiddetto DASPO di gruppo che può essere comminata anche a chi “sulla base di elementi di fatto, risulta aver tenuto, anche all’estero, una condotta, singola o di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l’ordine pubblico” in occasione o a causa delle manifestazioni sportive. Una misura quindi non solo sanzionatoria ma anche di prevenzione per allontanare dagli stadi soggetti che i passato si sono mostrati violenti e pericolosi anche al di fuori delle manifestazioni sportive. A conferma di questo, una recente pronuncia della Cassazione ha ritenuto che, essendo il DASPO finalizzato a prevenire fenomeni di violenza tali da mettere a repentaglio l’ordine e la sicurezza pubblica, essa può essere concessa anche “quando questi episodi siano connessi non con la pratica sportiva ma con l’insorgenza di quegli incontrollabili stati emotivi e passionali che, tanto più ove ci si trovi di fronte ad una moltitudine di persone, spesso covano e si nutrono della appartenenza a frange di tifoserie organizzate, perlopiù, ma non esclusivamente, operanti nell’ambito del gioco del calcio”. In buona sostanza la Cassazione ha riconosciuto la legittimità di comminare il DASPO anche per la partecipazione violenta o minacciosa ad eventi collaterali (come per esempio l’invasione del campo di allenamento della squadra) e, di fatto, sulla semplice appartenenza a frange violente o semplicemente aggressive della tifoseria.  Accanto alle sanzioni individuali poi la nostra normativa di pubblica sicurezza prevede anche la possibilità, in caso di gravi episodi di violenza commessi in occasione di competizioni riguardanti il gioco del calcio, che il Ministro dell’interno vieti, per una durata non superiore a due anni, l’apertura del settore ospiti degli stadi o anche la vendita dei biglietti nei confronti di residenti della provincia delle squadre ospiti interessate.

E all’estero, come funziona?  La situazione inglese

Sicuramente i primi a reagire contro i tifosi violenti sono state le autorità gli inglesi che, in seguito ai misfatti di Heysel del 1985, sollecitarono ed ottennero un bando dalle competizioni europee (nelle quali si comportavano da padroni, mietendo risultati su risultati). Ed anziché lamentarsi per la circostanza, si rimboccarono le maniche. Il documento guida, chiamato il “Taylor Report”, si basa su quattro linee guida: reinventare lo stadio come spazio pubblico e, quindi, la stessa comunità degli sportivi; riscoprire per intero il senso dello spettacolo, anche al di là dell’evento calcistico; porre attenzione alla customer satisfaction dei tifosi, coccolati e trattati come clienti; introdurre strumenti di controllo dei frequentatori degli stadi. Il problema della sicurezza degli stadi venne così abbinato con quello del loro adeguamento in chiave di fruibilità e di idoneità. A tal fine si indussero i club ad acquistare la proprietà degli impianti ed a investire nella loro modernizzazione anche in chiave di sicurezza, con una ridistribuzione degli spazi, evitando inutili dispersioni fra le tribune ed il campo di gioco, eliminando tutti gli spazi che potevano consentire pericolosi movimenti delle tifoserie e relativi scontri e anche, sempre per la medesima ragione, le gradinate senza posti a sedere. Da allora le società calcistiche provvedono alla loro manutenzione ordinaria e straordinaria, ma hanno così acquistato la possibilità di trasformare l’impianto in un valore aggiunto rispetto alla normale attività sportiva (ad esempio, con il loro quotidiano sfruttamento commerciale). Il tutto, anche godendo di finanziamenti pubblici ad hoc, attraverso i quali lo Stato ha imposto ed ottenuto, ad esempio, la installazione di sistemi di telecamere a circuito chiuso, dotati di sofisticati strumenti di controllo contro i violenti.

Dopo questo primo passo il Legislatore Inglese, poi, con una ulteriore serie di provvedimenti normativi quali lo Sporting Event Act del 1985, il Public Order Act del 1986, il Football Spectators Act del 1989, il Football Offences Act del 1991, il Football Offences and Disorder Act del 1999 ed il “Football Desorder Act” del 2000 hanno introdotto non solo decise regole sanzionatorie, ma anche specifici obblighi per riguardanti i Clubs calcistici, di adottare misure preventive di eccezionale portata. In virtù di questi strumenti, molti comportamenti devianti come l’introduzione di oggetti atti ad offendere, la declamazione di slogan violenti o razzisti, l’abuso di sostanze alcoliche compiuti non solo all’interno degli stadi, ma anche nelle immediate vicinanze o sui mezzi di trasporto diretti agli impianti sono considerati reato (e quindi sanzionati dal giudice penale). Altri comportamenti (che da noi sono invece abituali) sono comunque ritenuti intollerabili, come alzarsi troppo dal proprio posto a sedere o eccedere con i gesti o con le urla, tanto da autorizzare gli addetti alla sicurezza a procedere alla immediata espulsione dall’impianto sportivo ed il magistrato a vietare in futuro l’accesso allo stadio di coloro che siano qualificabili come “violenti”. Non che il legislatore inglese non conosca misure sanzionatorie o preventive simili alle nostre quali il Banning Order (in parte recepito dal nostro“D.A.S.P.O.”) in forza del quale può essere vietato l’accesso agli stadi per un periodo da 3 a 10 anni a chi è stato condannato per violenza tentata o consumata, bagarinaggio, possesso di armi, alcolici, oggetti atti ad offendere, fuochi artificiali, con relativa sanzione penale per la sua violazione.

Inoltre l’ordinamento inglese appare molto più severo attribuendo alle autorità di pubblica sicurezza ampi margini di discrezionalità in relazione all’individuazione dei sospettati e nell’attribuzione poteri di fermo e di arresto rispetto al nostro ordinamento, nonché di valutazione del rischio di ciascun match con la possibilità di imporre date e orari di inizio diversi da quelli di calendario, in caso di pericolosità. Al di là di ciò il sistema inglese si basa anche sulla collaborazione con gli stewards dipendenti dal club, ai quali viene delegata la sicurezza all’interno dello stadio mentre le forze dell’ordine sono confinate al suo esterno, e sulla responsabilizzazione del club per il loro operato. Responsabilizzazione del club proprietario dell’impianto che ha determinato l’obbligo di dotare il proprio stadio di strumenti di sicurezza quali per fare alcuni esempi telecamere a circuito chiuso e sale monitor per la loro visione, celle per detenzione immediata dei tifosi facinorosi. Alle società di calcio è, altresì, vietato intrattenere rapporti diretti con i propri tifosi, se non al fine di ottenerne la collaborazione in materia di sicurezza, mentre esiste un numero verde telefonico privato al quale è possibile segnalare, in modo rigorosamente anonimo, persone sospette ovvero situazioni di pericolo, responsabilizzando quindi gli stessi tifosi per reprimere i comportamenti violenti di alcuni esponenti delle curve.

La Germania

Sulla scia dell’Inghilterra si è poi inserita la Germania che, con la solita efficienza teutonica, ha deciso di sfruttare l’occasione del mondiale di calcio organizzato nell’anno 2006 per privatizzare e modernizzare gli impianti sportivi, al fine di conformarli ai moderni standard di sicurezza. Fra le misure adottate, la rimozione delle barriere tra campo e tribune e l’installazione di efficientissimi sistemi di video-sorveglianza, con sale monitor controllate dagli addetti della Forza Pubblica, coadiuvati nei delicati compiti di prevenzione e sicurezza dagli stewards dei clubs. In realtà, la volontaria assenza di una legge federale sulla sicurezza degli stati ha lasciato la disciplina della materia alle ordinarie disposizioni in tema di ordine pubblico di ogni singolo “Land” ed il Governo tedesco ha così preferito sposare un progetto volto a incoraggiare l’autodisciplina nonché il senso di autoresponsabilità degli stessi tifosi, in un’ottica chiaramente preventiva ed educativa. Sono i club ad individuare i tifosi più violenti per poi segnalarli all’autorità di pubblica sicurezza. Nel 2012 poi la Deutsche Fußball Liga (la Lega che comprende le squadre delle due prime divisioni del campionato), la Federazione, ed il ministero degli Interni hanno elaborato le nuove linee guida, contenute nel documento Sicheres Stadionerlebnis (ossia “un’esperienza sicura allo stadio”), con il quale si afferma che “durante l’esecuzione del gioco, la maggiore responsabilità nello stadio è del club”, aprendo quindi la strada per una necessaria collaborazione fra l’amministrazione pubblica e le squadre, che hanno il peso della sicurezza all’interno del proprio stadio, denunciando direttamente i tifosi violenti o anche solo minacciosi, affinché le autorità di pubblica sicurezza applichino le sanzioni previste (come ad esempio una sorta di DASPO che può arrivare fino a 4 anni). Il modello funziona, i dati infatti evidenziano un sostanziale calo dei tifosi arrestati e denunciati negli ultimi due anni.

Spagna e Francia

In Spagna, il modello anglosassone è stato recepito attraverso un amplissimo uso degli stewards (in quel Paese rappresentati da gruppi di tifosi volontariamente posti alle dipendenze delle società di calcio), mentre la Commissione Antiviolenza statale, nell’ipotesi in cui giudichi una partita ad alto rischio, impone ai club il pagamento delle Forze di Polizia, inviate in soprannumero rispetto a quelle normalmente in servizio. Il Parlamento poi ha a partire dalla metà del decennio passato adottato norme rigide e sanzioni per i tifosi più violenti (dalla Polizia individuati anche attraverso le telecamere), quali il divieto di accesso agli stadi per periodi di varia durata e l’obbligo di firma in concomitanza con le partite e sanzioni pecuniarie per le società. E nel 2010 il governo Zapatero ha anche approvato il “Reglamento de prevención de la violencia, el racismo, la xenofobia y la intolerancia en el deporte”, che integra la precedente normativa, in virtù del quale è il ministero degli Interni che, secondo l’articolo 55, dirige, organizza, coordina e controlla i servizi di sicurezza in occasione degli eventi sportivi.

Ma una grande attenzione è stata posta anche in relazione alla sicurezza degli impianti, che è garantita dalla figura di un apposito Coordinatore, il quale si occupa di armonizzare le prescrizioni logistiche con l’attività dei responsabili dei club e di fare da collegamento fra il club e le forze dell’ordine. In quest’ottica, gli stadi di prima e seconda divisione debbono essere dotati di soli posti a sedere numerati e di un apparato di controllo visivo a circuito chiuso e di sistemi di gestione informatizzata dei biglietti, il tutto al fine di poter controllare ed identificare eventuali tifosi autori di violenze. Anche qui, fondamentale è la collaborazione dei Club e dei loro tifosi, come nel caso dell’estromissione dal Camp Nou dell’esclusione della frangia più estremista del tifo del Barcellona, che avvenne grazie alla presa di distanze e poi all’isolamento del gruppo da parte degli altri tifosi.

In Francia è in vigore dal 1993 una legge penale contro la violenza nello sport, integrata poi successivamente, che commina severe pene detentive per chi danneggia beni pubblici, viola il divieto di assistere alle partite, lancia oggetti o introduce nello stadio di coltelli, aste, striscioni, bulloni, catene, fuochi d’artificio, razzi o simboli razzisti o xenofobi, per il possesso di bevande alcoliche, per l’invasione di campo. Inoltre, a seguito della morte di un ultrà nel 2006, è stata imposta alle associazioni dei tifosi una serie di regole ferree, tra le quali il divieto di acquisto collettivo di biglietti (quantomeno per i gruppi non riconosciuti ufficialmente), l’obbligo di incontrare i rappresentanti delle Forze dell’Ordine prima delle partite, l’obbligo di ricevere dalla Polizia le liste dei tifosi interdetti dalla possibilità di recarsi allo stadio e di impedirne l’accesso. In ipotesi di ripetute violazioni e in presenza di associati particolarmente violenti, il Ministro degli Interni può disporre lo scioglimento dell’associazione di tifosi (la loro ricostituzione comporta una pena fino a 2 anni di carcere e € 30.000,00 di multa).

Anche in questo caso appare fondamentale la collaborazione dei club nell’identificare, isolare (annullandone gli abbonamenti e redigendo liste di tifosi non graditi) e consegnare alle forze dell’ordine i tifosi violenti, come vari episodi hanno testimoniato. Il Governo francese però ha anche investito sulla prevenzione, attivando campagne pedagogiche nelle scuole a partire dai primi cicli educativi.

Olanda e Austria

In Olanda, per fronteggiare episodi violenti che hanno condotto all’esclusione del Feyenoord dalla coppa UEFA a causa degli incidenti verificatisi durante l’incontro con il Nancy del novembre 2006, alcuni club hanno dato inizio ad un peculiare esperimento: è stata, infatti, creata una banca-dati con le impronte digitali volontariamente impresse dai tifosi all’ingresso dello stadio (con la possibilità di vietare l’accesso a coloro che offrano un rifiuto o comunque di distinguere i potenziali virtuosi dai potenziali violenti).

In Austria, dopo che il gruppo ultrà neonazista “Unsterblich” (gli Immortali) riuscì a far interrompere per circa 20’ la partita di Europa League tra l’Austria Vienna e l’Atletico Bilbao, venne di fatto imposto direttamente ai club il mantenimento dell’ordine pubblico all’interno degli stadi. Forte di questo implicito mandato, l’Austria Vienna ha redatto un nuovo Regolamento per l’accesso al suo stadio, che vieta cori offensivi e striscioni, nonché indumenti idonei a denotare attitudini violente e, soprattutto, ha messo al bando gli “Unsterblich”, diffidandoli non solo dal frequentare lo stadio, ma altresì dall’utilizzare simboli e colori del club.

Da questa panoramica emerge che contro la violenza negli stadi appare necessaria una stretta collaborazione fra tifosi, club e forze dell’ordine, tutti impegnati sia nella prevenzione che nella repressione, con l’identificazione, l’isolamento e allontanamento dei tifosi violenti. Per questo però appare necessario che i club possano avere stadi più moderni ed adatti al calcio, non solo al loro interno ma anche nelle strutture e nei percorsi di accesso. E che le società si rendano conto che è meglio rinunciare alla frangia più violenta del proprio tifo piuttosto che rischiare episodi drammatici. E ciò anche a prescindere dalle sanzioni che, in virtù del meccanismo della responsabilità oggettiva, vengono loro comminate dalla giustizia sportiva per le intemperanze dei tifosi. Un meccanismo, quello della responsabilità oggettiva, che potrà essere cambiato solo quando le società finalmente comprenderanno che, per sconfiggere la violenza negli stadi, sono innanzitutto necessari investimenti per realizzare o rendere gli impianti sicuri e la volontà effettiva di fare a meno dei tifosi violenti. Ed infatti solo quando le società saranno in grado di, ma soprattutto vorranno effettivamente, identificare i tifosi colpevoli dei singoli episodi e riusciranno, anche con l’aiuto delle forze dell’ordine, ad allontanarli progressivamente dagli stadi, ci si potrà avvicinare maggiormente ad un sistema che punisce solo la responsabilità diretta dei veri colpevoli…     

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