Van Persie, la Premier è stata un incubo: “Mi hanno insultato per 11 anni”

Van Persie, la Premier è stata un incubo: “Mi hanno insultato per 11 anni”

Chi lo dice che giocare in Inghilterra sia una fortuna? L’attaccante è tornato in Olanda dopo le stagioni all’Arsenal e al Manchester United vissute tra trofei, gol e… insulti! E oggi non sembra affatto rimpiangere il suo passato…

di Redazione Il Posticipo

Colpi pazzeschi e anche tanta buona volontà. Oggi Robin Van Persie, attaccante spesso spettacolare e molto generoso, è tornato in Olanda dove tutto è cominciato, al Feyenoord che lo ha lanciato da ragazzino e che lo ha accolto di nuovo a 35 anni con qualche capello bianco in più e con tanta voglia di divertirsi. Eppure l’Inghilterra non si dimentica: prima le otto stagioni all’Arsenal, poi le tre al Manchester United tra il 2012 e il 2015, durante le quali c’è stato anche l’addio di Sir Alex Ferguson. Una fetta di vita importante piena di molte vittorie, ma anche… di troppi insulti!

MALEDETTI 11 ANNI – A fine stagione smetterà col calcio giocato e nel futuro… chissà! Robin Van Persie vuota il sacco dopo averne sentite di tutti i colori, come ha riportato il Mirror: “In Inghilterra ho subito costanti insulti, grida e fischi ad ogni partita giocata fuori casa. L’ho subito per tutti gli undici anni in cui ho giocato in Premier”. Ma il peggio per l’attaccante sembra passato: “Oggi le mie partite in trasferta sono molto più piacevoli. Questa è una bellissima esperienza, dopo quegli anni in Inghilterra”. Per andare sul sicuro infatti Van Persie è tornato a casa! Oggi l’ex attaccante di Arsenal e Manchester United “si rilassa” nel suo Feyenoord: “Avevo dimenticato che cosa significasse ricevere applausi in altri stadi… Da quando sono tornato in Olanda dove non avevo giocato per 14 anni, mi sono reso conto di quanto sia meraviglioso essere rispettato dai tifosi delle altre squadre”.

 “È STATO PESANTE” – Van Persie non guarda affatto con nostalgia al suo passato: “Quando ripenso a ciò che mi sono lasciato alle spalle e alle cose che ho vissuto in Inghilterra, penso che sia stato davvero pesante. Non ne ero consapevole quando ero nel bel mezzo di tutto quello”. Undici anni resi ancora più insopportabili dai ritmi: “Viaggiavamo continuamente ed è stata una specie di gara passare da una partita all’altra. Non c’è mai stata una pausa e giocavamo sempre al ritmo più alto possibile. Ogni singolo anno che ho vissuto in Inghilterra, è stato come una corsa sulle montagne russe”. Ma oggi per Robin, per fortuna, tutto questo è alle spalle.

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