Tragedia Flamengo, il club rischia grosso: il dormitorio andato in fiamme non esisteva ufficialmente

Tragedia Flamengo, il club rischia grosso: il dormitorio andato in fiamme non esisteva ufficialmente

Dieci vittime e tanto dolore, ma soprattutto ancora parecchi dubbi… Cosa c’è dietro a quanto accaduto in Brasile? A distanza di qualche giorno spunta qualche novità in più sullo stato delle strutture andate in fiamme

di Riccardo Stefani

Quanto accaduto nel centro di allenamento del Flamengo in Brasile fa ancora male. “Solo a ripensare a tutti i giorni e le notti che ho passato al centro tecnico, mi vengono i brividi. Ancora non ci posso credere, preghiamo e che Dio benedica le famiglie di tutti”: la testimonianza di Vinicius del Real è stata una delle più sentite nelle ore successive alla tragedia che ha stroncato la vita a una decina di giovani giocatori del club rossonero. A distanza di qualche giorno dalla tragedia non cessano le polemiche… e soprattutto si cerca un colpevole!

NESSUNA ISPEZIONE – Marca cita il rapporto dell’Associated Press: l’analisi di quest’ultimo inchioda il Flamengo, colpevole di una gestione delle strutture tutt’altro che ottimale negli ultimi quattro anni. Il mancato rispetto delle normative sarebbe costato al club numerose multe e sarebbero parecchie anche le cause legali intentate al club, che lo scorso 8 febbraio ha perso dieci canterani. Secondo gli esperti la presenza del poliuretano, impiegato nella costruzione del dormitori, avrebbe agevolato l’avanzamento dell’incendio. Secondo Tiago Costa, il portavoce del Municipio, si tratterebbe di una “costruzione irregolare”: i giocatori scomparsi dormivano in strutture che non erano mai state approvate.

NESSUN CONTROLLO – Ufficialmente il dormitorio non esisteva: per questo motivo non erano stato ispezionato ed era sprovvisto di qualsiasi piano antincendio. Secondo Bernardo Monteiro, il portavoce di Flamengo, la struttura esisteva dal 2010 e aveva un’uscita, degli estintori e dei rilevatori di fumo, ma è impossibile precisare quanti. Alla luce di queste irregolarità, l’Ufficio del pubblico ministero di Rio aveva chiesto la chiusura dell’edificio, ma niente è stato fatto fino a mercoledì scorso, cinque giorni dopo il tragico incendio. Una gran brutta storia dovuta alla noncuranza dello stesso club che oggi piange dopo aver perso i suoi dieci canterani. Ma che evidentemente ora rischia anche grosso dal punto di vista penale…

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