Mano nella mano – Totti e il calcio, 25 anni d’amore

Mano nella mano – Totti e il calcio, 25 anni d’amore

Il 28 marzo di venticinque anni fa, l’esordio di Francesco Totti segna l’inizio di un percorso comune e di un profondo legame tra il Capitano della Roma ed il calcio. Che dura ancora oggi e che è impossibile da spezzare.

di Francesco Cavallini

Come ha fatto un pomeriggio di marzo del lontano 1993 a diventare leggenda? A trasformarsi in una data che molti, non solo i tifosi della Roma, sono in grado di snocciolare con facilità? Quel 28 marzo di venticinque anni fa, il mondo del calcio ha dato il suo primo sguardo al figlio prediletto della Capitale, a uno dei migliori calciatori italiani di tutti i tempi. Il debutto in Serie A di Francesco Totti, sedici anni e mezzo giusto un giorno prima, è materiale di cui sono fatti i miti. È il tratto che unisce un calcio che non c’è più a quello odierno e, chissà, a quello del futuro. Una metamorfosi lunga venticinque anni, in cui il Capitano della Roma (non ce ne voglia l’attuale detentore della fascia, Daniele De Rossi), ci ha accompagnati tutti, compresi i suoi detrattori, mano nella mano.

Francesco Totti sotto la Curva Sud
Quello del 1993 era un altro campionato. Nel vero senso della parola, a partire dal numero delle squadre. Diciotto, per trentaquattro partite. Esattamente quelle che serviranno alla Roma di Totti per laurearsi campione d’Italia nel 2001. Ci vorrà ancora qualche anno prima di vedere il numero aumentare fino alle attuali venti. È la stagione 2004-05 e Totti è sempre lì, ad aggiudicarsi altri record. Quello di reti in Serie A nella storia giallorossa, ad esempio, quei 106 gol segnati da Roberto Pruzzo che sembravano dover rimanere per sempre negli annali della Roma. E invece no, nel dicembre 2004 Totti abbatte quel muro. Arriverà a 250. Cifra tonda, multiplo del suo 10. Che non ha ancora sulle spalle quando cambia anche il metodo di punteggio. Tre punti invece di due, 4 settembre 1994. Dice qualcosa? Ah, sì, primo gol in carriera, contro il Foggia. Come detto, mano nella mano. La 10 se la poggia sulle spalle nel 1997, con l’arrivo di Zeman. Quella Roma arriva quarta, roba che quest’anno sarebbe in Champions League. Ma prima no, perchè la competizione che tutti abbiamo imparato a conoscere è nata da poco, proprio nella stagione dell’esordio di Totti. E all’epoca la seconda va a fare i preliminari, altro che gironi. La rivoluzione dei quattro posti arriva un anno dopo, nel 1998, assieme ad un altro punto fermo della storia del Capitano. Che fino a quel momento Capitano non è, ma lo diventa. Aldair lascia la fascia a quel ragazzo di ventidue anni, leader silenzioso nello spogliatoio, ma che in campo trascina i compagni con l’esempio e con le giocate. La Champions arriverà, nel 2001, dopo lo Scudetto. Ma è un esordio che Totti non vorrebbe mai vivere. Roma-Real Madrid si gioca l’undici settembre. E mentre scambia i gagliardetti con Hierro, Francesco Totti accompagna, suo malgrado, i giallorossi nella Storia. Rigorosamente, mano nella mano. Altri tempi, altro calcio, anche se le distanze temporali si assottigliano. Eppure nel 2001 nessuno ha la più pallida idea di cosa sia un falso nueve ed il tiki-taka al massimo può sembrare una marca di caramelle. E anche in questo caso, la rivoluzione la lancia Totti. È lui il phantom-striker, lodato persino nella bibbia tattica di Jonathan Wilson, che crea il mito del 4-2-3-1. E giocando da falso nueve, il giallorosso si scopre nove vero, perchè una Scarpa d’Oro non si vince mica per caso. È il 2007, anno primo dopo Calciopoli, ma in un football tricolore che cambia e si evolve rapidamente c’è sempre una certezza, che gioca nella Roma e indossa il numero 10. Arriva addirittura la tecnologia ad aiutare gli arbitri. La carta di identità segna ormai 39, ma solo un infortunio non permette a Totti di assistere al primo utilizzo della goal-line technology, in un Chievo-Roma del 2016. E persino nell’ultimo giorno da calciatore, si permette il lusso di sdoganare anche l’addio social. Dai suoi passi finali all’Olimpico nascono video, tweet, persino un documentario, Prima dell’ultima, che testimonia la notte precedente all’altra data simbolo, il 28 maggio 2017. Quella in cui Roma e la Roma accompagnano Totti per l’ultima volta negli spogliatoi. Sempre e per sempre, mano nella mano. E anche ora, che il pallone lo vede da lontano, dalla tribuna, mentre studia da dirigente, il suo sguardo si posa sulle ultime novità. Sarebbe stato interessante, sicuramente anche divertente, vedere Totti interagire sul campo con l’utilizzo del VAR. Un po’ meno, forse, sapere come avrebbe reagito ad un’Italia fuori dai Mondiali. Alla consapevolezza che la Nazionale non potrà cercare di vincere di nuovo quella Coppa che lui si è ripreso con la forza dopo un grave infortunio e che ha conquistato con la determinazione di chi è destinato alla leggenda. Di certo resta il fatto che, anche dopo venticinque anni, c’è che la figura di Totti continua ad essere protagonista all’interno di un calcio che è cambiato molto, ma che in fondo è rimasto sempre lo stesso. Quello splendido sport che ha accolto  a braccia aperte un ragazzo di sedici anni in un pomeriggio di marzo e che assieme a lui ha percorso le strade che lo hanno portato a ciò che è oggi. E viceversa. Due mani che si stringono forte e che persino ora non vogliono e non possono separarsi. Non è forse questo il vero amore?

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