Allegri, il 4-2-3-1 e i fantasmi di Cardiff

Allegri, il 4-2-3-1 e i fantasmi di Cardiff

Allegri, al netto delle sfuriate, è consapevole che la Juventus in Champions ha sempre gli stessi problemi. Alle prime difficoltà, si scioglie e forse è una questione di modulo…

di Luigi Pellicone

Sindrome da Champions? Dopo il 2-2 interno con il Tottenham serve un’impresa, ma la Juventus è in grado di compierla, a patto che non ricada nella sindrome…di Cardiff. I primi 90’ da “dentro o fuori” hanno smosso vecchi fantasmi. Ancora una volta, alle prime difficoltà, la Juventus si è impaurita, bloccata, quasi sciolta. Il Tottenham, per fortuna, non è il Real Madrid e non ha chiuso il discorso qualificazione.

Allegri ci ha messo del suo

Allegri, al netto della sfuriata, è consapevole della situazione in cui si è cacciato. Il ritorno al vecchio sistema di gioco resta un errore. Complice l’assenza di Matuidi, Barzagli e Lichtsteiner, oltre alle condizioni non perfette di Khedira e Marchisio, il 4-2-3-1 era sconsigliabile. Già in serie A, competizione molto meno “allenante” rispetto agli altri tornei europei. la Juventus aveva sofferto questo modulo. Figurarsi in Champions. A Wembley servirà una squadra diversa. Magari molto più compatta rispetto a quella dello Stadium. In questo senso, il modulo iperoffensivo non ha convinto. Dopo un ottimo avvio, Higuain è rimasto isolato e la squadra non è riuscita più a proporre calcio, messa alle strette da un Tottenham apparso più pronto e reattivo.

Ed il derby è in vista…

Al momento la doppia sfida con il Tottenham è però archiviata. C’è un derby da giocare e possibilmente da vincere. La Juventus non può sbagliare un passo in campionato, per non compromettere l’inseguimento al Napoli. Al netto della corsa scudetto, la stracittadina è la base da cui ripartire per restituire la Juventus a se stessa. In questa ottica, il derby della Mole è il primo passo per il recupero “attivo” degli infortunati eccellenti. In primis, Dybala. Le premesse sono incoraggianti, ma il percorso è ancora lungo e servirà del tempo per restituire la Joya alla migliore condizione. Più che il ritorno dei big, serve un approccio diverso. Soprattutto in Europa dove, ancora una volta, si gioca un altro calcio, che a volte alla Juventus resta davvero indigesto.

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