José, il tifoso sordo e cieco che vive il calcio con le mani

José, il tifoso sordo e cieco che vive il calcio con le mani

José nasce con un problema all’udito e finisce per perderlo completamente a nove anni. A quindici è la volta della vista. Ma per fortuna c’è Cesar, che ha inventato un modo per fargli vivere il suo amato calcio.

di Riccardo Stefani

Da piccoli, a seconda della generazione d’appartenenza, si giocava in mezzo alla strada, su un campo di terra o in erba sintetica o, ancora, comodamente dal divano di casa con il controller di una qualsiasi console, e c’è anche il fortunato che ha vissuto un’epoca che gli ha permesso di far convivere tutte queste modalità. In ogni caso, quello giocato prendendo a calci quella matassa di cuoio sferica che da un secolo e mezzo circa ruba il cuore di tutti, o quasi, è uno sport piuttosto intuitivo, che basta guardarlo per capirlo ed innamorarsene, che basta sentire ciò che i giocatori si dicono, quello che i tifosi cantano per farlo proprio, che basta vedere dei colori per innamorarsene, farli propri e sentire allo stesso tempo di appartenervi. Certo, non è questo l’unico modo per approcciarsi al calcio, ma il più facile, diciamo, per i pivelli. Già perché, signore e signori, abbiamo un vincitore: un ragazzo che senza avere più la possibilità di vedere palla, calciatori e stadio, di sentire cori, urla e applausi continua ad amare questo meraviglioso sport dimostrando di poter superare l’ennesima barriera del calcio. Si chiama José Richard e guarda il calcio con le mani.

PRIMA IL BUIO…

“Ho provato ad uccidermi. Dio mi ha dato la forza di combattere e di superare le avversità. Cesar è il mio interprete, la mia guida e mio fratello”: questo è quanto José, trentaseienne colombiano, ha raccontato ai microfoni di Marca parlando un po’ di sé, parlando di quel periodo buio della sua giovane vita. José nasce con un problema all’udito e finisce per perderlo completamente a nove anni. A quindici è la volta della vista e il ragazzo si ritrova al buio: non per il fatto che non percepisca più il mondo per come era abituato a farlo ma perché perde la speranza. Entra quindi a far parte di quella parte di popolazione della quale il resto del mondo non si avvede, per i quali non c’è un’alternativa, o almeno così pensava.

…POI LA LUCE

E poi c’è Cesar, Cesar Daza, suo interprete ed amico fraterno; connazionale ma tifoso di una squadra avversaria che è riuscito ad entrare in contatto con questo ragazzo straordinario (in tutti i sensi) codificando insieme a José un dizionario calcistico dei segni rendendo il calcio uno sport tangibile. Nella fattispecie, questi due geni colombiani utilizzano una tavola rettangolare di legno (poco importa che sia colorata, ma presumibilmente le linee avranno qualche forma di rilievo) che rappresenta un campo da calcio. I due siedono uno di fronte all’altro con questa tavola fra loro: Cesar prende le mani di José e, guardando la partita, riproduce i movimenti dei calciatori, diciamo, gesticolando a quattro mani per specificare natura ed esiti delle singole azioni.


Questa meraviglia calcistica è arrivata in Europa in occasione del match tra Barça e Girona al quale José e Cesar hanno assistito e al termine del quale hanno potuto incontrare il loro connazionale Yerry Mina. Consigliamo a tutti di guardare il video di questo evento che ha dell’incredibile e che a parole è impossibile descrivere.

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy