Stati Uniti: rinuncia alla nazionale femminile per non indossare la maglia arcobaleno

Stati Uniti: rinuncia alla nazionale femminile per non indossare la maglia arcobaleno

Jaelene Hinkle, difensore dei North Carolina Courage, lo scorso anno ha rifiutato la convocazione per motivi religiosi. Ora ha raccontato la sua storia e le reazioni sono miste…

di Redazione Il Posticipo

Il giugno 2017 è passato alla storia del calcio (anzi, del soccer) negli USA per la scelta da parte del capitano della Nazionale, l’ex romanista Michael Bradley, di indossare una fascia da capitano arcobaleno in occasione di un’amichevole. Un segno di unità, dato che sulla fascia c’era scritto ONE NATION, ma soprattutto un segnale di lotta alla discriminazione. Intorno al 28 giugno, infatti, si svolgono le annuali parade del Pride, il movimento per il riconoscimento dei diritti delle comunità LGBT. Le foto del centrocampista con la fascia al braccio hanno fatto un po’ il giro del mondo. Meno scalpore hanno fatto quelle della controparte femminile.

NIENTE ARCOBALENO – La nazionale femminile statunitense ha infatti giocato le due amichevoli contro Svezia e Norvegia con l’arcobaleno sulle divise. I numeri sulla schiena delle calciatrici erano infatti multicolori, per un altro tipo di segnale molto importante. Che però ad una giocatrice è costato la Nazionale. Jaelene Hinkle, difensore dei North Carolina Courage, ha rifiutato la convocazione per non indossare la maglia con i numeri arcobaleno. Una questione religiosa, dato che la calciatrice, molto credente, non ha ritenuto aderente alla propria vocazione spirituale supportare la causa LBGT. All’epoca non è stata data alcuna giustificazione per la sua assenza, ma di recente la calciatrice ha raccontato la sua storia in un’intervista video a The Official 700 Club, una rubrica della Christian Broadcasting Network.

RITORNO? – Il dubbio se rispondere o no alla convocazione l’ha attanagliata per tre giorni, per poi decidere di rifiutare. Da quel momento in poi, la Nazionale, nelle cui fila militano alcune calciatrici dichiaratamente omosessuali, non l’ha più richiamata. E quando la sua decisione è diventata di pubblico dominio dopo l’intervista, anche il pubblico l’ha beccata. Nella gara esterna giocata a Portland, il pubblico l’ha sonoramente fischiata all’annuncio delle formazioni e ha sventolato per protesta bandiere arcobaleno durante il match. Una situazione che ha portato anche l’allenatore della nazionale, l’inglese Paul Riley, a parlare della Hinkle e della sua controversa scelta. Ed il CT ha utilizzato parole al miele, facendo intendere che nulla è compromesso e che forse il totale di otto presenze con gli Stati Uniti potrebbe aumentare. Del resto, citando l’allenatore, “in qualsiasi cosa creda e qualsiasi cosa pensi, non influisce sulla squadra”. E quindi, per rimanere in tema, Jaelene non dovrebbe…essere discriminata.

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