Squalifiche, squadre B e giovanili: è possibile in Italia un “caso Chumi”?

Squalifiche, squadre B e giovanili: è possibile in Italia un “caso Chumi”?

Di Francesco Paolo Traisci. In Spagna scoppia un caso: lo spagnolo Chumi, giocatore del Barça B squalificato nel suo campionato, gioca in Coppa del Re con la squadra A. È corretto? E in Italia, come vengono gestite le squalifiche per le squadre B e le giovanili?

di Francesco Paolo Traisci

Ha fatto discutere il caso di un giocatore del Barça B che, pur squalificato nella sua squadra di appartenenza, è sceso in campo con la squadra blaugrana in un incontro di Coppa di Spagna. Ma si può fare? Questa la domanda che molti commentatori si sono posti. Alla fine l’impiego del giocatore è stato ritenuto corretto, anche perché il giocatore era stato squalificato in campionato e non in Coppa.

E da noi come funziona (o funzionerà) con le seconde squadre?

Un’occasione per chiedersi come funziona anche da noi. E, se attualmente questo può interessare la sola Juventus che è l’unica società ad avere formato una squadra B che gioca (con alterne fortune), nel girone A della LegaPro, in prospettiva può essere un chiarimento utile per i club che hanno manifestato la volontà di percorrere la stessa strada.  In realtà, proprio per evitare gli equivoci spagnoli, il regolamento delle seconde squadre contenuto nel Comunicato ufficiale n. 42 dell’11 maggio 2018 prevede al punto IV una dettagliata disciplina dei calciatori da utilizzare nella seconda squadra.

In particolare fermo restando il tesseramento unico, ossia per il club, senza distinzione fra prima e seconda squadra, si precisa che nella distinta della partita della seconda squadra potranno essere inseriti 23 calciatori, di cui 19 calciatori nati dal 1 gennaio 1996 e da non più di 4 calciatori, tra cui uno nel ruolo di portiere, nati prima del 1 gennaio 1996, a condizione che questi ultimi (ossia 4 quattro fuori quota) non siano inseriti nell’elenco dei 25 calciatori per il Campionato di Serie A e non abbiano disputato più di 50 gare nel Campionato di Serie A. Peraltro, chi ha disputato almeno 5 gare con la squadra A non può più scendere in campo con la B. Rispettando questi limiti, la regola è quella della libertà di passare dalla prima alla seconda squadra. Ed allora potrebbe verificarsi che un giocatore squalificato nel campionato di Serie A possa scendere in campo con la squadra B per una gara del campionato di Serie C? No, lo stesso Comunicato Ufficiale esclude drasticamente questa ipotesi affermando che “in caso di squalifica, il calciatore sarà inutilizzabile tanto nella prima quanto nella seconda squadra”.

E per le gare di Coppa Italia?

Un problema potrebbe sorgere per le gare di Coppa Italia. Premesso che non ci potrà mai essere il caso di uno scontro fra prima e seconda squadra, perché escluso dallo stesso regolamento, che vieta alla seconda squadra di partecipare alla medesima Coppa Italia della prima (imponendogli infatti di partecipare, a prescindere dai risultati, alla coppa di Serie C), il giocatore squalificato in coppa con una delle due squadre potrebbe giocare in campionato con l’altra. E ciò in base ad una interpretazione (abbastanza scontata) dell’art. 19.1 del Codice di Giustizia sportiva FIGC, secondo il quale le sanzioni inflitte in relazione a gare di Coppa Italia si scontano in quella competizione. E ciò, a meno che non si tratti di squalifica a tempo, in quanto, quest’ultima impedisce (ai sensi dell’art. 22 comma 8) lo svolgimento di qualsiasi “attività sportiva nell’ambito della FIGC fino a quando non sia regolarmente scontata la sanzione stessa” venendo in ogni caso “precluso l’accesso all’interno del recinto di giuoco e negli spogliatoi in occasione di gare”. Ed un calciatore può, ai sensi dell’art. 19.4, essere sanzionato, oltre che con giornate di squalifica, anche “o a tempo determinato in caso di condotta gravemente antisportiva e in caso di condotta ingiuriosa o irriguardosa nei confronti degli ufficiali di gara”. Ma come conciliare tutto questo con la drastica previsione del Regolamento Seconde Squadre per il quale “in caso di squalifica, il calciatore sarà inutilizzabile tanto nella prima quanto nella seconda squadra”? Prima o poi lo vedremo, anche se forse sarebbe il caso che la stessa FIGC lo precisasse, anche per evitare il ripetersi degli equivoci spagnoli.

E come funzione per i ragazzi che passano dalla primavera alla prima squadra?

Quanto appena esaminato ci consente anche di allargare il discorso alle squadre giovanili. Il giovane squalificato con la primavera potrà scendere in campo con la squadra A, o viceversa, chi è squalificato con la prima squadra può giocare nel Campionato primavera? Sì, può farlo, a norma dell’art. 22 del Codice di Giustizia Sportiva, dovendo scontare la sanzione nelle gare ufficiali della squadra nella quale militava quando è avvenuta l’infrazione che ha determinato il provvedimento, a meno che non abbia cambiato società o categoria del settore giovanile nel corso della stagione o al termine di questa. In questi ultimi casi la squalifica è scontata, in deroga al comma 3, “per le residue giornate in cui disputa gare ufficiali la prima squadra della nuova società o della nuova categoria di appartenenza”. Ma la norma non parla di prima squadra e settore giovanile. Quindi solo fra squadre giovanili o fra squadre maggiori, ci può essere un passaggio delle giornate di squalifica. Ciò però, a meno che non si tratti, ripetiamo, di squalifica a tempo determinato. In quei casi come abbiamo visto anche di recente, lo squalificato non può avere accesso né al campo di gioco né agli spogliatoi, dovendosi limitare a guardare le partite dalla tribuna.

Un chiaro esempio di questa distinzione di trattamento possiamo trovarla nel recente caso Conti, dell’inizio novembre scorso. Lo sfortunatissimo difensore del Milan, rientrante da un grave infortunio, era stato impiegato (come fuori quota) in Primavera e squalificato per tre giornate dal giudice sportivo in seguito ad alcune intemperanze a fine gara nei confronti dell’arbitro. Squalificato per il campionato primavera, ma non per la serie A, dove successivamente è rientrato senza problemi. Diverso dal suo, il trattamento riservato al dirigente Paolo Maldini che accompagnava la squadra, inibito fino al 15 dicembre “per avere, al termine della gara, fatto ingresso nello spogliatoio del Direttore di gara, sebbene non autorizzato dal medesimo, e rivolto allo stesso Arbitro un’espressione offensiva”. Per lui il provvedimento è valso, a differenza della squalifica di Conti, per tutte le competizioni FIGC, precludendogli ogni attività dirigenziale e quindi ogni accesso al campo di gioco ed agli spogliatoi. Tutto chiaro? Speriamo di sì.

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