Spalletti, il re (Salomone) dei derby…

Spalletti, il re (Salomone) dei derby…

Spalletti è il re Salomone dei derby. Storicamente, ne regala almeno uno a stagione. Però ha già “dato” in Coppa Italia. Il problema è che ha una media del 50% anche in campionato…

di Redazione Il Posticipo

Spalletti, il Re Salomone dei derby. Nel senso che regala gioie e dolori. Il tecnico toscano non ha un grande rapporto con la stracittadina. Nella sua carriera non è mai riuscito a trovare continuità di rendimento: anche quest’anno, ha confermato la tendenza. Un derby perso e uno vinto: come l’anno prima e, a leggerne i numeri, in tutta la sua carriera.

Tanti gol, nessuna supremazia

Il rapporto fra Spalletti e i derby è segnato da una pericolosa tendenza: se la gioca, spesso male, e tende a perdere quelli che contano. È già successo, anche a Milano. Vinta la stracittadina in campionato, persa quella a eliminazione diretta. Un po’ come accaduto lo scorso anno a Roma, quando riesce ad avere la meglio sulla Lazio all’andata, poi frana nella semifinale. Un vero rebus, con un minimo comune denominatore: i tanti gol subìti. Quando cade, il tecnico toscano, si fa malissimo: basti ricordare il 2-4 nel 2009 e l’1-3 subito lo scorso anno. In totale: 7 vittorie 2 pareggi e 6 sconfitte con 24 gol fatti e altrettanti subiti. Di certo, se la gioca, ma al 50% la ciambella non riesce con il buco. E che la lettura tattica delle partite non sempre è lucidissima.

Spalletti Salomone e rischiatutto

Che Inter sarà dunque? Seguendo la tendenza salomonica, anche da un punto di vista tecnico, Spalletti potrebbe accontentare tutti e prendersi un rischio enorme. La tentazione è di inserire Karamoh senza rinunciare a Candreva e concedere ancora una volta una chance a Perisic, ma il rischio è altissimo. Significa rinunciare all’unico facitore di gioco (Valero) oppure consegnare le chiavi del centrocampo a Brozovic che se trova la luna nera piuttosto che azzurra, sono guai seri. Lasciare il centrocampo in balia di una squadra che corre moltissimo ed è in fiducia. Resta l’alternativa Gagliardini da mettere come muro con Vecino. All’andata fu la mossa decisiva perché i due vinsero tutti i contrati. Il “Fra lui (fisicità) e lei (qualità) scegliere non saprei” rischia di trasformarsi in un boomerang. È anche vero che lo spagnolo e i croati visti nelle ultime vagano per il campo e rischiano di essere travolto da un Milan che ha un’identità forte e chiara. Verticalizzare sempre e comunque, con i cambi di gioco e giocando a ritmi che sembrano insostenibili per i nerazzurri. E allora meglio non prenderle? O pensare prima a darle? Bel rebus.

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