Sarrismo contro pragmatismo: scontro tra filosofie

Sarrismo contro pragmatismo: scontro tra filosofie

Il calcio ai tempi del Sarrismo assomiglia sempre di più ad una religione, ad un “credo” che divide ancora di più il già frammentato mondo del calcio. Con i pro e i contro e soprattutto con degli schieramenti netti, divisi, contrapposti.

di Vincenzo Marangio

Il calcio ai tempi del Sarrismo assomiglia sempre di più ad una religione, ad un “credo” che divide ancora di più il già frammentato mondo del calcio. Con i pro e i contro e soprattutto con degli schieramenti netti, divisi, contrapposti.

IL SARRISMO

I Sarriani sono quei tifosi, non necessariamente del Napoli, che ringraziano il tecnico partenopeo per aver deciso di puntare sulla bellezza e non soltanto sulla vittoria. Come un artista che decide di dipingere un capolavoro, si prende tutto il tempo e fa a modo suo, piaccia o non piaccia. Beh, questo Napoli è il capolavoro di un artista, e su questo non ci piove (o nevica, visti i tempi..). Questo è il Sarrismo e i sarriani (come dei seguaci di una vera e propria setta) adorano l’artista, lo venerano e tutto il resto non conta. Ma questa filosofia, al momento, ha un lato negativo: in tre anni di Napoli, al momento, Sarri non ha portato a casa neanche un trofeo. Come un’opera d’arte incompiuta..

IL PRAGMATISMO JUVENTINO

Dall’altra parte della barricata c’è la Juventus, la squadra più amata e odiata, quell’ “Odi et amo” di Catulliana memoria che si affaccia logicamente anche nel calcio, specchio della società e quindi delle passioni umane. La squadra che ha vinto di più è per forza la più amata ma anche la più odiata e, sempre per forza, ha una filosofia necessariamente diversa da quella del Sarrismo. Il bello e vincente raramente ha trovato coincidenza nel mondo del calcio e la Juventus, che dal 1923 appartiene alla famiglia Agnelli, ha sempre avuto una conduzione e una mentalità aziendale: si lavora per i risultati, e non si guarda mai a quelli raggiunti ma a quelli che verranno perché le grandi aziende sono quelle che programmano i prossimi successi. Ecco perché per la Juventus l’unica filosofia è e resta “Vincere è l’unica cosa che conta”. Le sconfitte o i fallimenti, che pure fanno parte fisiologicamente di ogni squadra e azienda, non sono contemplati. Ecco perché la Juventus non sarà mai bella come il Napoli, o magari lo sarà raramente, ma continuerà ad essere vincente nel rispetto del credo e della filosofia di questa società.

L’INCOMPATIBILITà

Due filosofie diametralmente opposte, come due religioni i cui fedeli non riescono a capire l’una le ragioni dell’altra. E così i tifosi juventini che si aspettano da un momento all’altro una Juventus non solo vincente ma anche bella, resteranno delusi, perché a Torino il bello non è una priorità. Il che non significa che non sanno come si faccia ad esserlo. Così come i sarriani che “mortificano” il mantra juventino del “vincere è l’unica cosa che conta” non capiscono che quella filosofia la Juventus non la cambierà mai, pur riconoscendo la bellezza della filosofia sarriana.

Ma decisamente meglio viverlo così lo splendido duello Napoli-Juventus, con questa contrapposizione di filosofie, piuttosto che con una improbabile e pericolosa impronta storico-geografica…

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