Rooney attacca: “I calciatori devono prendersi le loro responsabilità, in campo e sui social, non trovare qualcuno da incolpare”

Rooney attacca: “I calciatori devono prendersi le loro responsabilità, in campo e sui social, non trovare qualcuno da incolpare”

Un po’ tutti i calciatori ormai hanno il proprio account social. Ma chi stabilisce cosa è meglio postare e soprattutto quando? Nessuno, in teoria. Ma c’è un momento in cui sarebbe il caso di evitare di esporsi. Quando si perde, come sostiene Rooney, molto meglio il silenzio. E se invece si posta…

di Redazione Il Posticipo

Troppi social nel calcio? Questione su cui il dibattito è aperto e fiorente. Negli spogliatoi, i senatori e gli amanti del pallone di una volta rimproverano i giovani che non riescono a stare senza il cellulare tra le mani. Le nuove leve, dal canto loro, cercano di convincere i compagni più anziani che la rivoluzione è ormai inevitabile. E quindi un po’ tutti ormai hanno il proprio account social. Ma chi stabilisce cosa è meglio postare e soprattutto quando? Nessuno, in teoria. Ma c’è un momento in cui sarebbe il caso di evitare di esporsi. Quando si perde, come sostiene Rooney nel suo podcast, molto meglio il silenzio.

QUANDO SI PERDE… – Certo, l’inglese va ormai annoverato tra i “grandi vecchi” del calcio mondiale, ma per un ragazzo di neanche 34 anni i social network fanno parte della vita quotidiana. Quindi ben vengano, ma ognuno deve prendersi le sue responsabilità al riguardo. “Ci sono calciatori che perdono una partita e poi postano qualcosa sulle loro linee di abbigliamento o di profumi o chissà cos’altro. La trovo una cosa strana. E poi quando i tifosi gli chiedono ‘perché posti queste cose?’, danno sempre la colpa ai loro addetti marketing invece di prendersi la responsabilità”. Una punzecchiata a Pogba, che negli attimi in cui veniva esonerato Mourinho postava la sua nuova linea di abbigliamento sportivo? Chissà.

CAPRO ESPIATORIO – Quel che è certo è che Rooney associa la mancanza di assunzione di responsabilità sui social a quella in campo. “Gli addetti marketing lavorano per te, anche io ce li ho, ma non farebbero mai una cosa del genere senza il mio input. Sei in cima al tuo business, quindi devi prenderti carico di tutto. Ma il problema è che ormai i calciatori cercano sempre di trovare un capro espiatorio per i loro errori, che sia sui social network o sul campo. E quindi continuano a farlo”. Ancora un riferimento allo United, dove sembra sempre essere tutto colpa dei tecnici e mai dei giocatori? Stavolta Rooney è più chiaro: “I calciatori devono avere qualcuno da temere. Devono temere Solskjaer, Carrick o chi per loro. Devono rispettarli, ma anche temerli”. E continuando a pensare ai social, entrambe le cose sembrano complicate…

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