Da O’Baixinho a…O’Governador: Romario si candida a Rio

Da O’Baixinho a…O’Governador: Romario si candida a Rio

Dopo otto anni in Parlamento a Brasilia, Romario vuole diventare Governatore della sua città, Rio de Janeiro. Una scommessa che il Piccoletto può e vuole vincere.

di Francesco Cavallini

Dopo la vittoria di George Weah alle presidenziali in Liberia, non dovremmo sorprenderci più di nulla parlando di calcio e politica. Da chi si candida ad una posizione di potere, però, ci si aspetta una vita…da politico. Evitare scandali, esagerazioni e sovraesposizione mediatica, almeno in senso negativo. L’ex Pallone d’Oro è un perfetto esempio, così come lo è Kakha Kaladze, sindaco della sua Tblisi dallo scorso ottobre e precedentemente già ministro dell’energia georgiano. Ma ci si può presentare alle elezioni con alle spalle una reputazione da bad boy del calcio e sperare di venire comunque scelti dagli elettori? Beh, se ci si chiama Romario, forse sì.

Romario, già deputato e senatore…

Del resto O’Baixinho, il piccoletto, non è una figura così nuova della politica brasiliana. Neanche un anno dopo aver concluso la sua infinita carriera (iniziata nel 1985 e terminata nel 2009), Romario è stato eletto come deputato per il Partito Socialista Brasiliano di Lula e Dilma. Quattro anni dopo neanche il crollo del PSB, che alle presidenziali 2014 è arrivato ad essere il sesto partito, ha fermato l’avanzata inarrestabile del campione del mondo 1994. Dalla Camera Romario è passato al Senato, con una maggioranza bulgara, più che brasiliana, nella conquista del suo seggio, un 64% che lascia davvero poco spazio a repliche e racconta di quanto l’ex calciatore sia ancora amato.

…e adesso vuole diventare governatore di Rio

E adesso il Piccoletto vuole tornare sui suoi passi. Dal globale al locale, verrebbe da dire. Dopo otto anni trascorsi a dedicarsi alla politica nazionale, Romario si candida per la poltrona…di casa sua. Nato e cresciuto a Rio de Janeiro, O’Baixinho sogna ora di diventare O’Governador. La poltrona di governatore della città carioca, che vale come uno dei 27 stati federali del Brasile, è il nuovo obiettivo del cinquantatrenne. Per farlo ha addirittura cambiato bandiera, lasciando il Partito Socialista e abbracciando il nuovo movimento Podemos, nato nel 2016 sulle ceneri del Partito Brasiliano dei Lavoratori. L’esperienza a Brasilia non ha soddisfatto Romario, che adesso vuole fare qualcosa per quella che è la sua gente.

Poche parole, molti fatti?

Certo, di fronte a sè avra politici di lungo corso ed esperti di amministrazione locale, mentre l’ex attaccante verdeoro si presenta dopo otto anni di politica nazionale e senza un curriculum che possa tranquillizzare gli elettori. Nel 2016 avrebbe già voluto candidarsi a Rio, come sindaco della città, ma alla fine O’Baixinho ha aspettato la tornata successiva, puntando al livello più alto della scala gerarchica statale. E, parole sue, non sarà esperto come i suoi avversari, ma ha tanta voglia di fare bene, oltre a essere un uomo di parola. Poche promesse e molti fatti, questo lo slogan elettorale di Romario. Non proprio come faceva in campo, quando oltre a segnare era solito infastidire chiunque lo avvicinasse con una parlantina molto fastidiosa. Ma si sa, quando ci si mette in politica, qualcosa del proprio carattere bisogna pur limarla…

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