Roma, tra Perotti ed El Shaarawy uno è di troppo?

Roma, tra Perotti ed El Shaarawy uno è di troppo?

Non c’entrano molto gli infortuni che hanno colpito entrambi i calciatori della Roma al ritorno dalla sosta. Ci sono altri motivi, più tattici, per cui sarà difficile rivedere il tandem italo-egiziano-argentino in campo contemporaneamente.

di Redazione Il Posticipo

El Shaarawy e Perotti, dei due uno è di troppo. E non c’entrano molto gli infortuni che hanno colpito entrambi i calciatori della Roma al ritorno dalla sosta. Ci sono altri motivi, più tattici, per cui a meno di una serie di sfortunati eventi sarà difficile rivedere il tandem italo-egiziano-argentino in campo contemporaneamente. Anzi, molto più probabile che tra i due ci sia spesso e volentieri staffetta, per evitare di perdere più o meno consciamente quelli che a conti fatti sono stati due ottimi acquisti da parte dei giallorossi. Anche se, mai dimenticarlo, il mercato è in agguato. La Roma ha bisogno anche di cedere e i due, chi più e chi meno, hanno richieste…

Perotti non è un esterno da 4-3-3

Perotti, fresco di rinnovo di contratto, è arrivato alla Roma in sordina dal Genoa che era di Gasperini, ma ci ha messo molto poco a prendersi i riflettori durante la gestione Spalletti. Al punto di diventare fondamentale nelle gerarchie del vecchio tecnico giallorosso. Per il gioco di Di Francesco però, l’argentino rappresenta un po’ un’incognita. Perché se è vero che il numero otto ha la tendenza richiesta dall’allenatore ad accentrarsi, è altrettanto innegabile che i movimenti di Perotti non sono esattamente quelli di un esterno da 4-3-3. Pressoché impossibile vederlo attaccare la profondità, più semplice che parta palla al piede da posizione più arretrata. E a volte sembra troppo propenso a cercare di spaccare la partita da solo.

El Shaarawy si assenta dal gioco

Per quel che riguarda El Shaarawy il problema è invece di continuità di rendimento. Dal punto di vista tattico l’ex Milan è l’esterno ideale per Di Francesco. Chiama la profondità ai compagni, si muove di continuo e taglia al centro, con o senza palla, per cercare la porta. Tutto bene, se non fosse che non è sempre questo l’El Shaarawy che si vede in campo. A volte il numero 92 riesce anche a essere irritante, quando assume un atteggiamento in campo che sottolinea una pressoché totale assenza da parte sua nelle dinamiche di gioco.

Staffetta o dualismo?

Parliamo comunque di due calciatori importanti nell’economia di squadra della Roma e quindi la domanda è lecita: perché niente più convivenza? Beh, perché l’esperimento è stato dettato da una mancanza di alternative a destra. Ma ora che lì davanti sono tutti abili e arruolati (e che Dzeko sembra ormai propenso a restare nella Capitale), c’è uno Schick da inserire nelle rotazioni. E quindi sarà staffetta tra Perotti ed il Faraone, con un rischio però che non va sottovalutato. Entrambi i calciatori tendono ad incupirsi quando non vengono chiamati in causa. Frequentare troppo spesso la panchina può essere deleterio, per l’uno e per l’altro. Bene il dualismo e la competizione, ma se poi Di Francesco facesse una scelta definitiva, la possibilità di “perdere” l’escluso sussiste.

E quindi? Beh, c’è ancora tempo fino al 31 gennaio. E in quattro giorni può davvero succedere di tutto, sia in campo che fuori. Le richieste non mancano per entrambi, con Perotti che ha richieste soprattutto dalla Spagna ed El Shaarawy che ha destato interesse in Inghilterra. Possibile vedere qualcuno dei due lontano da Roma? Chissà. Entrambi si trovano benissimo nella Capitale (con Perotti che si è addirittura tatuato il Colosseo e la sua maglia numero otto), ma se la convivenza tra i due divenisse problematica, probabile che a giugno qualcuno saluterà.

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