Se Schick non ha giocato è colpa…di Bruno Peres

Se Schick non ha giocato è colpa…di Bruno Peres

Chi si aspettava di vedere Patrik Schick in campo contro il Crotone è rimasto deluso. Ma l’assenza del ceco ha una motivazione tattica importante e non rappresenta una bocciatura per l’acquisto potenzialmente più costoso della storia della Roma.

di Redazione Il Posticipo

Interpellato sulla formazione anti-Crotone, Eusebio Di Francesco era stato come suo solito brutalmente onesto per ciò che riguardava la fascia destra. Se sulla sinistra era certo l’impiego di Stephan El Shaarawy, poi rivelatosi il match-winner (o almeno quello che ha aperto le marcature) allo Scida, dall’altra parte del campo c’erano in lizza tre calciatori per una maglia. Gerson, che alla fine l’ha spuntata, Defrel e Schick. Ecco, il ceco. Chi si aspettava di vederlo in campo dal primo minuto o perlomeno per uno spezzone di partita è rimasto deluso. Al suo posto prima il brasiliano e poi addirittura Florenzi. Bocciatura? No. Più che altro…colpa di Bruno Peres.

Bruno Peres “chiama” un esterno più difensivo

Il mancato utilizzo del ceco anche a partita in corso è infatti spiegabile attraverso la presenza in campo del brasiliano, che ha praticamente…chiamato quella di Gerson. Ogni qualvolta il terzino ex Torino è stato schierato dal primo minuto, la casella in alto a destra è stata riempita da un calciatore in grado di garantire ripiegamenti difensivi e copertura. A inizio anno, quando Florenzi era ancora alle prese con i postumi del secondo grave infortunio, la catena da quel lato di campo è spesso e volentieri stata Peres-Defrel. Poi è entrato nelle rotazioni Gerson, che numeri alla mano è il “compagno” di fascia destra più utilizzato da Di Francesco per il suo numero 25. Il che toglie spazio a Schick.

Schick punta o esterno del tridente?

Il quale resta comunque un po’ vittima dell’equivoco tattico che lo ha accompagnato da quando è arrivato alla Roma. Le sue presenze dal primo minuto sono infatti avvenute quasi sempre da punta centrale, mentre da esterno alto a destra è stato schierato prevalentemente come cambio, spesso e volentieri andando a disegnare un 4-2-4 di emergenza quando c’era da recuperare il risultato o da tentare di vincere un match complicato. Più vice-Dzeko che parte del tridente, dunque, anche in correlazione con l’esplosione di Under. Il turco, per quanto evidentemente esterno offensivo, ha più propensione al sacrificio del ceco e gli è quindi preferito per importanza tattica sull’out di destra.

Under insegna, serve tempo e fiducia

Quindi, tra Peres e Under, non c’è modo di inserire Schick? Il suo acquisto è stato, come qualcuno comincia a sostenere, un investimento oneroso e sbagliato? Tempo al tempo. Proprio la parabola del giovane turco dovrebbe regalare un po’ di prospettiva ai tifosi riguardo il ceco. Under si è trasformato in poche settimane da oggetto misterioso a titolare pressochè inamovibile. Merito di un adattamento al calcio italiano e agli schemi di Di Francesco. C’è quindi bisogno di tempo, anche perchè per tipologia di giocatore, più il numero 14 giocherà, più entrerà in condizione, atletica e mentale. Bisogna soltanto trovare la quadra, che potrebbe cambiare gli equilibri del finale di stagione e regalare alla Roma un calciatore nuovo e decisivo anche in vista dell’anno prossimo. E a quel punto finalmente anche a Roma la vie sarà fantastique quando gioca…Patrik Schick.

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