Esce un Ninja, ne entra un altro: il ritorno del guastatore Nainggolan

Esce un Ninja, ne entra un altro: il ritorno del guastatore Nainggolan

La vittoria contro il Verona ha restituito alla Roma i tre punti, ma soprattutto un Nainggolan più simile a quello che lo scorso anno ha fatto innamorare tutti. Fuori la mezzala, torna il trequartista. E il Ninja….è finalmente libero.

di Francesco Cavallini

Esce un Ninja, ne entra un altro. No, niente scambi di mercato, semplicemente una leggera variazione dello spartito giallorosso, quasi impercettibile, ma che riesce in qualcosa che tutti i tifosi della Roma sognavano. Almeno per un tempo, cioè fino a quando la squadra di Di Francesco è rimasta in parità numerica prima dell’espulsione di Pellegrini, in campo non c’era il Nainggolan spento e poco decisivo degli ultimi tempi, ma quello che ci si ricordava nell’era Spalletti. Quello che era diventato l’oggetto del desiderio di tutti i grandi club d’Europa. In pratica, fuori la mezzala, dentro il guastatore e via con il solito spettacolo firmato Radja.

Finalmente un Nainggolan…liberato

Uno spettacolo fatto di supporto a Dzeko, che con il belga più vicino sa sempre a chi scaricare il pallone. Di accelerazioni improvvise, con o senza palla, a dettare il passaggio al compagno o a spaccare la difesa avversaria. Di progressioni di quaranta metri, quelle che hanno fatto innamorare i tifosi della Roma. Di pressing feroce e funzionale. Per quanto assurdo possa sembrare, uno spostamento in avanti di una decina di metri (ma non parlate di 4-2-3-1, o Di Francesco si potrebbe arrabbiare) è bastato per restituire ai giallorossi un altro Nainggolan. Un centrocampista più libero dai dettami tattici e dalla necessità di rimanere confinato nel suo lato di campo a formare una catena del 4-3-3 del tecnico abruzzese. Non per niente, si sono visti più spesso spostati Pellegrini e Strootman, che restano più indietro a formare una inedita ma funzionale coppia di centrocampo.

Contro il Benevento il Ninja non ci sarà

Il bel gioco dura poco, per due motivi ben distinti. Il primo è l’espulsione di Pellegrini, che costringe la Roma all’inferiorità numerica per gran parte del secondo tempo. Si torna in trincea, perchè c’è da soffrire e se il pallone non si riesce a fare uscire dalla propria metà campo (come è accaduto ai giallorossi in alcune fasi di gioco), beh, il guastatore serve a ben poco. Salvo poi, a novantesimo ormai prossimo, ritrovarsi Nainggolan con ancora tanta voglia di correre e di far respirare la squadra, segnale che le gambe girano eccome. Il secondo “problema” è il cartellino giallo che il Ninja si becca da un inflessibile Fabbri, che impedirà al belga di scendere in campo (e con tutta probabilità di ricoprire la nuova/vecchia posizione) contro il Benevento.

Lo spostamento ha ridato brillantezza al belga

In fondo, poco male, perchè alla fine è bastato un leggero compromesso tra la teoria di Di Francesco e la prassi giallorossa a sbloccare quello che a conti fatti è il calciatore fondamentale per le sorti della Roma. Un esperimento che verrà certamente ripetuto. Perchè che sia un accorgimento tattico (come è sembrato abbastanza evidente dall’analisi della posizione di Nainggolan) o una sorta di liberazione psicologica, come invece ha sostenuto a fine partita il tecnico, l’importante per i giallorossi è che il Ninja dello scorso mese, quello sprofondato assieme a tutta la squadra in un grigiore che ha fatto passare notti insonni ai tifosi della Roma, rimanga comodamente confinato fuori dal campo. Perchè quello che tutti vogliono vedere divorare l’erba è questo Nainggolan: quello brillante e propositivo. Il guastatore, l’attaccante aggiunto, il trequartista. Ops, il centrocampista offensivo. Così il risultato resta lo stesso, ma almeno non si fa arrabbiare nessuno!

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