Cercasi vera Roma: il blackout continua contro il Milan

Cercasi vera Roma: il blackout continua contro il Milan

Una Roma lenta, confusionaria e spaventata si piega al Milan di Gattuso. Non basta il solito Alisson, il resto della squadra è in difficoltà e di fronte alla propria fragilità.

di Redazione Il Posticipo

Problema di testa? Problema di modulo? Problema di gambe? Ogni considerazione è valida, perchè a questa Roma, o almeno a quella degli ultimi 135 minuti disputati (45 a Kharkiv e 90 all’Olimpico), manca tutto. Una squadra in difficoltà, per disposizione in campo, dove i reparti si ritrovano a distanze chilometriche, sia che, più in generale, nello stato psicofisico. L’undici di Di Francesco è attanagliato dalla paura di sbagliare che, ovviamente, porta esattamente al risultato opposto. Chi riesce ancora ad essere leggero (Under e Alisson), fa il suo e prova a scuotere l’ambiente. Per quello che riguarda gli altri, sguardi vuoti, errori macroscopici ed un senso di scoramento corale che si trasferisce dal campo alle tribune, dove partono fischi impietosi ma c’è una rassegnazione che sfocia quasi nell’indifferenza.

Roma lenta, confusionaria e spaventata

Dov’è la Roma dei primi tre mesi di campionato, quella che con una partita in meno teneva alla sua portata il primo posto? Sparita, nonostante il filotto di vittorie con Verona, Benevento e Udinese sembrava aver regalato un minimo di slancio. E invece, complice la nottata in Ucraina, arriva un’altra sconfitta casalinga, la quinta in quattordici partite, non esattamente uno score da Champions League. La rete di Cutrone a inizio ripresa non scuote l’undici di Di Francesco, che anzi si disunisce ancora di più alla ricerca di un pareggio che non dà mai l’impressione di saper agguantare. Cambia il modulo, cambiano gli interpreti, ma la somma resta la stessa. Manovra lenta, confusionaria e senza idee. Ed un Milan con la bava alla bocca ha gioco facile a portare a casa i punti.

Persino Kolarov è coinvolto nel naufragio

Se c’è un simbolo di questo crollo, di questo blackout, forse è quello che nel girone di andata è stato il miglior calciatore della Roma. Aleksandar Kolarov ha trascinato i giallorossi verso la vetta della classifica, ma ora tocca a lui essere trascinato nel vortice. Niente più sgroppate sulla fascia sinistra o palloni al bacio per il compagno. Difficoltà accentuate da una condizione fisica non più brillante, figlia certamente dell’insostituibilità del serbo, che finchè ha avuto fiato ha cantato e portato la croce. Anche ora continua ad essere il regista esterno della squadra e a venire chiamato in causa ogni qual volta la manovra si fa statica e prevedibile. Ma neanche l’esperto terzino può fare miracoli e la luce pare essersi spenta anche per lui.

Alisson non basta, centrocampo spezzato

Unico lato positivo della partita della Roma, l’unica costante di questo periodo: un super Alisson, che però anche facendo miracoli in serie non può parare qualsiasi cosa. E se la difesa non riesce ad impedire che i milanisti arrivino con facilità alla conclusione, il brasiliano può farci poco. Il ritorno al 4-3-3 ha visto il centrocampo giallorosso che ha faticato non poco a tenere a bada Kessie e che poi, una volta in svantaggio, si è sbilanciato troppo spezzando di fatto la squadra. L’impressione è che a questa squadra, sembrata un po’ umorale, basterebbe azzeccare qualche scelta in più. Ora c’è il Napoli al San Paolo. La Roma può fare la sua partita contro la capolista, ma deve ritrovarsi, come squadra e come singoli. I valori ci sono. Resta solo da riaccendere la luce.

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