Il Colosso e il Colosseo

Il Colosso e il Colosseo

In estate doveva lasciare Roma, ma Kostas Manolas ha scelto di rimanere. E ora è protagonista di una storia d’amore incredibile e dai risvolti inaspettati. Come un no che fa rumore.

di Redazione Il Posticipo
manolas

Ci sono giornate in grado di cambiare la carriera di un calciatore. E forse, al netto del risultato storico per la Roma, la partita contro il Barcellona potrebbe aver irrimediabilmente modificato la storia calcistica e la vita di Kostas Manolas. Da colpevole, seppur involontario, ad eroe. Da uno sfortunato autogol a un gol voluto, cercato e festeggiato come mai nella vita. Ma anche da partente a colonna, è il caso di fare facile ironia, greca. Doveva andare a San Pietroburgo insieme a Paredes. Ma poi è rimasto nella Capitale. Troppa voglia di Roma. In estate qualche fantasiosa voce parlava addirittura di un intervento divino. Visto come sta andando questa storia, non è neanche da escludere.

FERGUSON SI È INNAMORATO DI MANOLAS – Eppure ne avrebbe di modo e di possibilità di lasciare Trigoria. Gli estimatori non mancano. L’ultimo si è aggiunto proprio nella serata della leggenda. Pallotta ha invitato alla serata di gala della sua Roma Sir Alex Ferguson. Pessima idea. Perchè se c’è qualcosa che il tredici volte campione d’Inghilterra sa fare (e bene) è stabilire il talento di un calciatore. E la sua utilità all’interno di una squadra. La squadra in questione, neanche a dirlo, sarebbe il Manchester United. La cui difesa è un po’ ballerina e necessiterebbe proprio di una colonna. Anzi, di un colosso come Manolas. Che a ben vedere non costerebbe neanche troppo. C’è una clausola, 35 milioni di euro. Voila, il gioco è fatto?

MA IL GRECO ORMAI…È ROMANO – Non proprio. Per utilizzare le clausole rescissorie bisogna essere in due. E in questo momento una delle due parti non ci pensa minimamente a dare l’assenso. Kostas Manolas si è evoluto, come la terra da cui proviene. Dopo quattro stagioni nella Capitale, il ragazzo di Naxos è diventato…greco-romano. Si è visto nella serata più importante. E non solo per come l’ha risolta, per quel gol che vale la gioia, le semifinali e anche un bel gruzzoletto (che è fondamentale nella possibilità per la Roma di poter decidere di non cedere un big). Il momento decisivo è arrivato assieme al fischio dell’arbitro. Quando la paura e l’incredulità hanno lasciato il posto alle lacrime.

LE SUE LACRIME DOPO IL BARCELLONA SONO UN PEGNO D’AMORE – L’immagine simbolo della notte della Roma, da qualsiasi angolazione la si veda, è Manolas. Il suo urlo sguaiato e quasi comico dopo la rete del tre a zero. Quello simil-Hulk al minuto 49 del secondo tempo, in cui il difensore mostra i muscoli e sfoga la sua gioia. O, meglio ancora, il pianto sulla panchina. Una scena che ha fatto il giro del mondo. In sottofondo c’è Grazie Roma, cantata da sessantamila persone all’Olimpico e chissà quante in giro per la città, per l’Italia, per il mondo. Quelle lacrime che sciolgono una tensione infinita sono un pegno importante. Sono la felicità per una scelta che sta pagando. E la dimostrazione del rapporto speciale che unisce Manolas, la Roma e Roma. E per un amore così grande, si può dire no al Manchester United.

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