Nella notte di Anfield, la Roma si affida…agli inglesi

Nella notte di Anfield, la Roma si affida…agli inglesi

Tra le storie di rivincita che Liverpool-Roma evoca, ci sono anche quelle di tre calciatori che la Premier League ha lasciato andare e che vogliono mostrare agli inglesi l’errore commesso.

di Redazione Il Posticipo

Per la notte più importante degli ultimi 34 anni, la Roma si affida…agli inglesi. Detta così, sembrerebbe esserci qualcosa che non va, ma è solo la realtà dei fatti. Sono finiti i tempi in cui la Serie A era il miglior campionato del mondo e gli stranieri facevano la fila per indossare le maglie dei nostri club. Ora…l’America del pallone è la Premier League. Il metro di paragone, economico e sportivo. E se fino a un decennio fa si incontravano squadre inglesi piene di “scarti della Serie A”, ora la questione è ribaltata. Ma è proprio con tre ex del calcio inglese, Dzeko, Kolarov e Fazio, che la Roma è pronta a fare la storia.

IL VETERANO – Non è un caso che in conferenza stampa, accanto a Di Francesco, ci sia proprio Kolarov. È lui…il decano d’Inghilterra della squadra giallorossa. Sette anni in Premier League, tutti con la maglia del Manchester City. Da buon generale, il tecnico si basa sui consigli del veterano di campo. Per lui 10 partite contro il Liverpool, ma al bilancio meglio non pensarci. Anche perchè ogni partita fa storia a sè, il passato resta passato. E se il calcio inglese ha pensato di poter fare a meno di lui, che a 32 anni forse non ha più lo sprint per correre avanti e indietro per novanta minuti come fanno a quelle latitudini, ad Anfield potrebbe avere di che pentirsi.

IL CIGNO – Con lui, nel viaggio da Manchester a Roma, c’è Edin Dzeko. Uno che, piaccia o no, la storia del calcio inglese l’ha fatta, con un gol che dalle parti dell’Etihad significa molto. Anche lui però lasciato andare, senza troppi rimpianti. Quando è arrivato nella Capitale, alcuni dei suoi ex tifosi credevano di aver fatto un affare. L’affare, in realtà, lo ha fatto la Roma. Che senza Dzeko non sa stare, che a quella mole rassicurante affida palloni e speranze, che sulle spalle del suo gigante (e Newton ci perdonerà) vede l’impossibile e l’impensabile. Trascinatore di nome e di fatto, bomber che canta e porta la croce. Uno che, anni fa, in Premier avrebbe rappresentato l’attaccante perfetto. E che per la Roma, di certo, ancora lo è.

IL COMANDANTE – E poi c’è l’ultimo dei reietti. Lui sì, sedotto e abbandonato da un calcio che non ha mai sentito davvero suo. Nominare Fazio ai tifosi del Tottenham è risvegliare ricordi amari. Arrivato dal Siviglia con la patente di leader, l’argentino la Premier League l’ha vista dal vivo e da protagonista per sole 20 volte nell’arco di una stagione e mezza. Troppo lento, non adatto. Quello che, in fondo, più di qualcuno gli rimproverava anche all’arrivo a Roma. Ma il Comandante ha preso coscienza dei suoi limiti e, come tutti i grandi leader, li ha trasformati in punti di forza. E ora guida una difesa dagli animi variegati, un po’ latina un po’ balcanica, verso la conquista dell’Inghilterra.

Si parte dunque dagli inglesi, dalla…pattuglia di ricognizione, che conosce e assesta la forza dell’avversario prima di dare battaglia. Del resto, i romani hanno fatto così per secoli. E a guardare bene le cartine, anche l’Inghilterra, seppur non per molto, è stata conquistata…

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