Roma, questione di centimetri

Roma, questione di centimetri

La Roma paga le fatiche di coppa e non va oltre il pareggio nel derby. Nonostante la stanchezza i giallorossi vincerebbero…ai punti, ma i legni della porta di Strakosha gli negano i tre punti.

di Redazione Il Posticipo

Alla fine, come è successo abbastanza spesso in stagione (20 volte), la Roma maledice i legni dello stadio Olimpico. La fatica della rimonta contro il Barcellona si fa sentire più dell’euforia per il passaggio del turno, complice anche una Lazio che piuttosto che il derby proprio non ci sta a perderlo. Alla fine arriva un punto ciascuno, che per la classifica va anche bene ad entrambe. Ma più alla Roma, che con il pareggio si assicura il vantaggio negli scontri diretti e quindi nelle ultime sei partite potrà anche permettersi di fare gli stessi punti della Lazio. Pareggio che ci può stare, ma che arriva per questione…di centimetri.

QUATTRO OCCASIONI FALLITE DI POCO – Centimetri in attacco, perchè anche una Roma non brillante riesce a crearsi quattro occasioni nitide per portare a casa la posta piena. Nel primo tempo ci pensa il palo alla destra di Strakosha a negare a Bruno Peres l’ingresso nell’Olimpo dei marcatori del derby su una splendida imbeccata di Nainggolan. E poi nella ripresa, quando la Roma si ritrova in superiorità numerica, Dzeko decide di prendere a pallonate la porta della Lazio con tre conclusioni in un minuto. Parata (difficile) del portiere biancoceleste, traversa clamorosa e destro da fuori che esce di un nonnulla. E ad una rapida analisi generale, anche con il minimo sindacale e senza troppa lucidità, Di Francesco e i suoi rischiano di vincere il derby.

FUORIGIOCO PERFETTO – Questione di centimetri anche in difesa, perchè nella partita contro la Lazio, maestra delle imbucate, emerge forse la miglior dote in fase di non possesso della Roma del tecnico abruzzese. Difesa altissima, a volte addirittura a centrocampo, ma con tempi di uscita e coordinazione nell’avanzamento che non lasciano adito a preoccupazioni. Nel solo primo tempo la Lazio va in fuorigioco per ben otto volte, grazie alla trappola organizzata alla perfezione da Di Francesco. Sulle poche sbavature ci pensa una difesa…d’altri tempi, con il libero aggiunto (Alisson) a spazzare e uno dei due stopper (Jesus e Manolas) lanciati alla rincorsa, mentre Fazio si dedica come suo solito all’anticipo. Nella ripresa la Roma si abbassa, ma non concede mai occasioni nitide a Immobile e compagni.

PROMOSSO IL 3-4-1-2 – Dunque 3-4-1-2 riproposto e promosso, perchè anche quando il greco, eroe di coppa, è costretto a chiedere il cambio, la Roma continua sullo stesso spartito, spostando Kolarov al centro e Bruno Peres sull’out mancino. Solo quando la Lazio resta in dieci si torna a quattro, anche perchè per controllare Milinkovic, ormai unica punta, bastano (quasi sempre) Fazio e Jesus. Alla fine, nonostante la vivacità dei subentrati Under ed El Shaarawy, la vittoria non arriva e Di Francesco esprime anche un certo rammarico nel non uscire dall’Olimpico non casalingo con i tre punti. Ma considerando che la squadra ha risentito non poco della stanchezza di coppa, la buona prestazione della Lazio e il vantaggio negli scontri diretti, la Roma può accontentarsi del pareggio e continuare la sua corsa. Le distanze lassù sono ormai minime o inesistenti. La lotta Champions si deciderà punto a punto. O, per rimanere in tema, centimetro a centimetro.

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