Mamma lo turco: Under illumina una Roma ancora spenta

Mamma lo turco: Under illumina una Roma ancora spenta

Cinque reti, marcatori che si sbloccano, ma una Roma ancora insicura. All’Olimpico brilla la stella di Cengiz Under.

di Francesco Cavallini

Cinque reti, ritorno al gol di Dzeko, prima gioia in giallorosso per Defrel (su rigore lasciato al francese proprio dal bosniaco) e tre punti che permettono di superare la Lazio in classifica. Tutto bene per la Roma? Non proprio. Arriva una vittoria che fa bene al morale e alle cifre, ma che non certifica la fine del momento difficile dei giallorossi. Il 4-2-3-1 obbligato di Di Francesco costringe la squadra a soffrire, al punto che il Benevento si porta addirittura in vantaggio dopo pochi minuti. I valori tecnici permettono alla Roma di venirne fuori, ma servono soluzioni individuali per indirizzare il match contro l’ultima in classifica. Non un viatico positivo. Ma per fortuna dei giallorossi, l’Olimpico scopre Cengiz Under.

Under spacca la partita

Il turco comincia sulla fascia destra, lasciando spazio come preventivato a Perotti dietro a Dzeko. L’argentino però, deformazione ormai professionale, svaria un po’ troppo nella zona che sarebbe di El Shaarawy e quindi, con il risultato sull’uno a uno grazie ad una capocciata di Fazio, Di Francesco opta per una mini rivoluzione, riportando Perotti a sinistra, l’azzurro dall’altro lato del campo e il giovane turco a far compagnia al bosniaco. La mossa funziona, anche perché a portare in vantaggio la Roma, che nel primo tempo comunque non aveva mai dato l’idea di riuscire a schiacciare il Benevento nella sua metà campo, è proprio la combinazione tra il gigante e il ragazzino. La partita dei giallorossi inizia praticamente in quel momento e la serata si illumina grazie alla nuova stella venuta dall’Asia Minore.

Il giovane turco è in crescita e in fiducia

Forse il paragone abbastanza pesante con Dybala resta ancora un po’ irriverente, ma è evidente che, dopo un adattamento per forza di cose complicato al calcio italiano (Under  parla solo turco e ha una minima infarinatura di inglese) il talento classe 1997 sta finalmente entrando sia nei meccanismi della squadra che nell’atmosfera della serie A. E si comincia a comprendere sia il perché dell’accostamento al fantasista juventino che, soprattutto, il motivo per cui Monchi ha speso oltre 13 milioni di euro per strapparlo alla concorrenza del Manchester City. Under  È una spina nel fianco, forse l’unica, della difesa sannita. Merito della sua imprevedibilità, dato che nonostante sia mancino si comporta egregiamente anche con l’altro piede, non dando ai difensori avversari punti di riferimento. L’assist per il vantaggio di Dzeko arriva da destra, il terzo gol in posizione di trequartista puro, dopo uno scambio con Perotti, mentre la doppietta personale è un piccolo capolavoro di balistica che bacia il secondo palo. Repertorio dunque più che completo, a cui va aggiunta una condizione fisica migliore rispetto al resto della squadra e anche rispetto al match contro il Verona quando, nonostante la rete, il turco si era spento dopo pochi minuti.

Ma resta più di qualche ombra

Analizzata la stella della serata, bisogna però passare alle note dolenti che non sono poche. In primis la difesa, che si fa bucare con troppa facilità all’inizio della partita e si distrae abbastanza spesso, costringendo la coppia centrale a interventi alla disperata o a gettare via il pallone. Sarà anche vero che l’importante è segnare una rete in più dell’avversario, ma subire due gol da un attacco non esattamente atomico come quello del Benevento non è un segnale positivo. Come non lo è la mancanza di un’idea di gioco, con tutta probabilità dovuta alla condizione fisica ancora approssimativa della squadra di Di Francesco. Se per risolvere le ultime due partite, contro i fanalini di coda della serie A, sono servite delle invenzioni personali, significa che c’è ancora molto da lavorare. Certo, il quarto posto appena raggiunto servirà forse a regalare un po’ di serenità ad una squadra che è sembrata ancora abbastanza impaurita. Alla fine, grazie a Cengiz Khan, il tabù Olimpico è stato finalmente sfatato. Questa Roma può solo crescere, ma deve farlo in fretta perché la lotta per la Champions non la aspetterà per sempre.

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