E Romantada fu

E Romantada fu

Di Francesco e i suoi giocano la partita perfetta. Tre gol (Dzeko, De Rossi e Manolas) per un’impresa che resta nella storia del calcio italiano. Merito di una Roma nuova, nello schema e nella testa.

di Francesco Cavallini
romantada

E alla fine è stata davvero…Romantada. L’incredibile può accadere. In un Olimpico trascinante, sotto gli occhi del mondo, la Roma riesce nell’impresa. Dopo il 4-1 in terra catalana, serviva un qualcosa di epico, al limite dell’impossibile per raggiungere le semifinali. Il limite ultimo, intravisto solo in tempi di Coppa dei Campioni. Oggi non ci sono Falcao, Conti e Di Bartolomei ma, ci perdoneranno i puristi, Dzeko, De Rossi e Manolas non li fanno rimpiangere. E non è un caso che siano proprio i marcatori di una serata che entra nella storia del calcio romanista e di quello italiano. Che si riprende dal 7-1 a tinte spagnole nella migliore delle maniere possibili. Passa la Roma per gol fuori casa. Forse, la cosa meno romanista del mondo.

LA PARTITA PERFETTA DI DI FRANCESCO E DEI SUOI – Diventa persino complicato analizzare una partita giocata sul filo di una tensione agonistica evidente, aumentata dalla rete che serviva, offerta come sempre dalla puntuale zampata di Dzeko. Bisognava attaccare il Barcellona con veemenza e sperare di segnare subito. Così è stato, dimostrazione che Eusebio Di Francesco la partita l’ha preparata alla perfezione. Ogni mossa è servita a creare la partita perfetta, giocata da tutti e tredici gli uomini in campo. Una serata da raccontare a chi non c’era e anche a quelli che magari dopo il 4-1 dell’andata non ci credevano più. Ci ha creduto il tecnico e soprattutto ci ha creduto la squadra, spinta dal pubblico che non ha lesinato supporto alla squadra dal primo all’ultimo minuto. Anzi, soprattutto nel finale, quando dopo il 3-0 gli spalti erano chiaramente divisi tra la gioia e il terrore che qualcosa potesse andare storto.

QUATTRO RETI IN DUE PARTITA A UNA DIFESA FINORA IMPENETRABILE – Come del resto poteva accadere, perchè come all’andata l’arbitraggio non è particolarmente equilibrato. Per ammonire Piquè ci vuole un fallo…da rosso, che il fischietto francese non avrebbe neanche fischiato se non fosse stato per l’addizionale. E poteva accadere perchè in fondo si gioca sempre e comunque contro Messi e compagni, una squadra che ci mette davvero poco a sfruttare ogni errore. Ma di errori non ce ne sono stati e alla fine gli alieni sono sembrati molto più umani. Così umani da venire trafitti per tre volte, più una all’andata, per quattro gol totali, il doppio di quelli subiti in questa Champions League dal Barcellona prima di incontrare l’uragano giallorosso.

UNA ROMA NUOVA, NELLO SCHEMA E NELLA TESTA – E c’è una sorta di poesia nel tabellino dei marcatori, perchè assieme a Dzeko, dopo gli autogol sfortunatissimi dell’andata, ci sono di nuovo De Rossi e Manolas, stavolta nella porta giusta, con un rigore sacrosanto ed un’inzuccata da leggenda. La spina dorsale di una Roma nuova, diversa, non solo per il 3-4-1-2 presentato in campo da Di Francesco che ha ingabbiato i catalani. Una formula che libera Schick, che gioca la partita che gli si chiedeva e crea problemi alla difesa avversaria e soprattutto offre soluzioni ad un Dzkeo ancora più monumentale del solito. Uno schema che protegge Strootman, che non dovendo correre per due è molto più lucido e si attacca ad un certo Iniesta senza soffrire troppo. Un’idea che sguinzaglia Florenzi sulla fascia destra con la consapevolezza che dietro Fazio, Juan Jesus e il match winner Manolas fanno buona guardia. La scelta giusta per la notte giusta. Romantada doveva essere. E Romantada fu. Ora c’è una semifinale da vivere. E per un giorno, miracolo dei miracoli, anche il derby di domenica sembra un po’ più lontano.

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