Roma che vince…quando si cambia

Roma che vince…quando si cambia

L’alchimia tattica di Di Francesco ha portato a un risultato leggendario, ma può anche lanciare una nuova Roma. Che di solito, quando cambia molto, fa sempre bene…

di Francesco Cavallini

E forse forse l’alchimista Di Francesco ha davvero trovato la sua pietra filosofale. Il modulo presentato contro il Barcellona non è semplicemente stata una soluzione estemporanea per creare una notte da raccontare ai nipoti. L’ispirazione del tecnico, che non ha nascosto di aver tentato di fare ciò che bene era riuscito al Chelsea di Conte, rischia di regalare una nuova Roma a questo finale di stagione e chissà, anche alla prossima. Un 3-4-1-2 che molto bene si adatta al materiale a disposizione dell’allenatore giallorosso, che garantisce meno permeabilità in difesa e, allo stesso tempo, più supporto alla manovra offensiva. Riproponibile? Assolutamente sì, almeno a giudicare dalle parole dello stesso Di Francesco.

UNA NUOVA ROMA CON LA MANO DI DI FRANCESCO – Che ha preparato la partita alla perfezione, ma ha anche donato un nuovo volto tattico alla squadra. Più densità al centro, meno gioco sulle fasce. E infatti la rete ed il rigore su Dzeko nascono da uno sfruttamento della profondità inedito finora in stagione. La maggior copertura in difesa ha permesso a De Rossi di salire molto per effettuare un pressing alto e a Kolarov e a Florenzi la serenità di poter solcare gli out senza troppa paura di lasciare scoperti i compagni. Nella serata magica della Roma, tutti hanno beneficiato dell’alchimia tattica. Strootman, meno costretto alle rincorse. Schick, che da seconda punta si trova a meraviglia. Dzeko, che ha avuto parecchio supporto alla sua partita già stratosferica. E adesso, forse, Roma che vince non si cambia davvero.

CAPELLO E UN 3-4-1-2 DA SCUDETTO – E la storia giallorossa racconta che spesso è proprio una nuova formula la scintilla capace di scatenare le fiamme della vittoria dalle parti di Trigoria. Capello arriva nel 1999 dopo due stagioni di 4-3-3 zemaniano e ribalta la Roma come un calzino. Difesa a tre, per proteggere meglio l’area di Antonioli e sfruttare le discese di Cafu e Candela. Totti riportato nella sua posizione di trequartista e Delvecchio a fungere da esterno atipico (oggi diremmo quasi…alla Mandzukic). Chiamatelo 3-4-1-2 o 3-5-2, c’è poca differenza. Differenza che però si nota nella stagione successiva, quando nel nuovo schema si inseriscono Samuel, Emerson e Batistuta. Sarà Scudetto, il terzo della storia giallorossa. Proprio con lo schema riportato in auge da Di Francesco contro il Barcellona.

E SPALLETTI SI INVENTA IL 4-2-3-1 – Altri tempi e altra magia, quella di Spalletti che arriva a Roma come profeta del 3-4-3, all’inizio si incarta non poco con un 4-4-2 molto scolastico e poi tira fuori il coniglio dal cilindro. Nasce il 4-2-3-1, il mondo scopre il trequartista moderno (Perrotta) e il falso nueve (Totti), per una formula che verrà studiata e imitata un po’ in tutti i campionati. Lo Scudetto stavolta non arriva, ma nella bacheca di Trigoria si fanno spazio due coppe Italia, una Supercoppa e una dimensione internazionale fino a quel momento difficile da raggiungere, con due quarti di finale in Champions League. Il record della Roma nella nuova versione della Coppa dei Campioni. Almeno fino alla Romantada. Nata, toh, da un cambio d’abito imprevisto, ma che ha affascinato l’Europa.

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