Razzismo inaspettato: insulti all’arbitro perchè…bianco

Razzismo inaspettato: insulti all’arbitro perchè…bianco

Durante la semifinale di andata della Champions League dell’Oceania, l’attaccante del Luatoka, visto l’arrivo del secondo cartellino giallo, si è scagliato verbalmente sull’arbitro attaccando il colore della sua pelle

di Mattia Deidda

Una squalifica insolita, sulla scia della parte brutta del calcio a cui siamo abituati. La testata tedesca DW riporta che Samuela Drudru, attaccante del Lautoka FC, è stato espulso durante la semifinale di andata della Champions League dell’Oceania.  Fino a qui tutto nella norma, se non fosse che, alla vista del secondo cartellino giallo, l’attaccante figiano si è gettato verbalmente sull’arbitro con un commento razziale sulla sua pelle…bianca.

SQUALIFICA – Espulso il 22 aprile, la OFC (Confederazione calcistica dell’Oceania), ha preso atto della situazione e, dopo aver analizzato i fatti, ha deciso di squalificare il calciatore per sette gare, nelle quali non potrà entrare in nessuno stadio. Champions League conclusa per il centravanti, che dovrà vedere i suoi compagni di squadra giocare il ritorno della finale (raggiunta senza di lui) in televisione. Una partita, comunque, che non regala molte speranze al Lautoka, uscito sconfitto per 6-0 nella gara di andata.

PELLE BIANCA – Cambell-Kirk Wuagh, arbitro neozelandese, la vittima dell’incidente, che nell’espellere il calciatore ha sentito, e poi riportato alla commissione, l’espressione “white people” (gente bianca) sotto forma di insulto per la decisione appena presa. Inevitabile l’utilizzo del pugno duro da parte della OFC, che senza specificare dettagliatamente le parole del calciatore, rende evidente la gravità dell’incidente, ricordando come sia assolutamente vietato insultare, o fare commenti su qualcuno, in base alla razza, colore, religione o origini etniche. Oltre la squalifica, Samuela Drudru dovrà poi pagare una multa di 7.500 dollari neozelandesi (quasi 4.500 euro). Una situazione che porta a riflettere, specialmente in un calcio che negli ultimi anni si è pesantemente mobilitato per combattere ogni forma di disuguaglianza, con innumerevoli campagne politiche per continuare a dire no al razzismo.

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