Quei bravi ragazzi: è il mondiale meno “cattivo” degli ultimi 40 anni

Quei bravi ragazzi: è il mondiale meno “cattivo” degli ultimi 40 anni

Sarà merito della classifica del Fair Play o della presenza della VAR, ma quello di Russia 2018 è il mondiale meno cattivo degli ultimi 40 anni. Per ritrovare un torneo così…corretto, bisogna tornare a Argentina ’78.

di Redazione Il Posticipo

Sarà merito della classifica del Fair Play, che sembrava una curiosità ma che invece ha deciso il passaggio del Giappone agli ottavi a scapito del Senegal, che nelle partite del girone era stato un po’ troppo aggressivo. Sarà che, con la presenza della VAR, è sconsigliato prodursi in interventi da cartellino rosso, dato che l’arbitro può tornare indietro sulla decisione se per caso ha tirato fuori il giallo. In ogni caso, il risultato è sotto gli occhi di tutti: quello di Russia 2018 è il mondiale meno cattivo degli ultimi 40 anni. Per ritrovare un torneo così…corretto, bisogna tornare a Argentina ’78, con soli tre espulsi e 59 ammoniti.

QUATTRO ESPULSIONI – In Russia di gialli ne sono volati parecchi, 214 senza contare ancora le due finali. Un dato in salita rispetto al mondiale brasiliano, dove erano state solamente 181, ma guardando ai cartellini rossi il trend è decisamente in discesa. Le espulsioni si contano (finora) sulle dita di una mano e avanza ancora spazio. Solo quattro: Sanchez (Colombia), Boateng (Germania), Smolnikov (Russia) e Lang (Danimarca). Molte di meno rispetto alla scorsa edizione, quando a lasciare il campo anticipatamente sono stati 10 calciatori. Il record, da questo punto di vista, spetta a Germania 2006, quando su 64 partite ci sono stati addirittura 28 cartellini rossi, sfiorando la media di un’espulsione ogni due partite.

ROSSI IN FINALE – Restano le finali e se quella per il terzo e quarto posto non dovrebbe, vista l’assenza di un vero obiettivo, creare problemi disciplinari, la partita di Mosca potrebbe aggiungere qualche dato a questa statistica. Da quando nel 1990 Monzon e Dezotti hanno infranto il tabù, beccandosi i primi due rossi nella storia delle finalissime, non è stato raro vedere qualcuno andare anzitempo a fare la doccia nell’ultimo atto. È accaduto nel 1998 al francese Desailly, nonostante alla fine la Francia abbia comunque alzato la coppa. Nel 2006, inutile quasi ricordarlo, è arrivata la testata di Zizou, per un rosso entrato nella storia. E nel 2010 l’olandese Heitinga ha lasciato i suoi in dieci uomini durante i supplementari, aprendo di fatto la via alla rete di Iniesta valsa un mondiale alla Spagna. Un rosso in finale porterebbe il torneo russo alla pari con Spagna ’82. Motivo in più per fare attenzione ai cartellini. Anche se non dovrebbe certo servire questo sprone!

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