Parolo guida una lazio molto…inglese: fisico, sudore e lacrime

Parolo guida una lazio molto…inglese: fisico, sudore e lacrime

Una Lazio bella e coraggiosa, ma alla fine il talento di Dybala punisce oltremisura una squadra molto british, incarnata dal coraggio (e dalla sfortuna) di Parolo.

di Luigi Pellicone

Alla fine, sono solo…Parolo. La Lazio più “gagliarda” del campionato inciampa sul talento di uno dei più bei gol del campionato, che non giocava da mesi. Un peso specifico clamoroso, incidente quanto i bitcoin , nell’economia della lotta scudetto. Il peso che ricade sulle spalle della Lazio che, pur non meritando di vincere, non avrebbe meritato neanche la sconfitta. Classica partita da 0-0, decisa dal colpo di genio. Ciò che è mancato alla Lazio.

Fisico, sudore e lacrime

Una Lazio molto determinata, non bellissima, molto tattica, poco tecnica. Alla squadra di Inzaghi è mancata la scintilla, ma anche un pizzico di attenzione e di fortuna. Del resto, in una partita così equilibrata, le sfumature diventano colore capace di lasciare il segno. La Juventus si è aggrappata al colpo di genio che è mancato clamorosamente alla Lazio. Né Luis Alberto, che galleggia fra le linee senza trovare lo spunto per servire Immobile, né Felipe Anderson che rimane a guardare, illuminano. Ma è una scelta precisa. Inzaghi voleva una Lazio molto british, complice un campo pesante e la stanchezza accumulata con il Milan. Non a caso Allegri è costretto a cambiare modulo. La Lazio fa tutto quello che deve per tutto il tempo. Tranne che nel recupero.

Parolo, che sfortuna

L’atteggiamento è quello giusto: una squadra compatta, corta e che non lascia alcuno spazio alle iniziative bianconere. La fotografia della serata biancoceleste è nella sconfitta da eroe epico di Marco Parolo. Più Ettore che Achille. Ha lo sguardo di chi ha dato tutto e non è bastato. Una prova gladiatoria, quanto sfortunata. Inizio con la lancia in resta, rincorre tutti e sradica palloni portandosi a spasso per il campo Matuidi, non uno qualunque. Percorre chilometri in tutti i sensi possibili, ma poi è tradito dal comprensibile appannamento. Spreca un ottimo pallone nella trequarti bianconera, poi si fa sorprendere, fuori posizione e scoordinato, sull’azione di Dybala. Una resistenza, disperata, mortificata dal talento della Joya. La forza non è bastata. Simbolo di una Lazio bella e sfortunata.

 

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