Orsato, Strootman e quel rigore al derby: storia di un rapporto complicato

Orsato, Strootman e quel rigore al derby: storia di un rapporto complicato

L’episodio di Marassi, in cui l’arbitro non ravvede un fallo sull’olandese che porta a un rigore contro la Roma, si riallaccia a quello di quasi un anno fa, quando Strootman indusse all’errore Orsato nella stracittadina, causando molte polemiche.

di Francesco Cavallini

Se è vero che, come sostiene un famoso adagio, l’amore non è bello se non è litigarello, allora possiamo lecitamente sostenere che quella tra Daniele Orsato, arbitro della sezione di Schio, e Kevin Strootman, centrocampista della Roma, è una storia perlomeno importante. Di cui a Marassi è stato scritto un altro capitolo, ma che ha le sue radici in un incontro-scontro di quasi un anno fa. L’episodio, neanche a dirlo, è celeberrimo, perchè parliamo del calcio di rigore (totalmente inesistente) che il fischietto veneto concede alla Roma per presunto fallo in area nel derby dell’aprile 2017. In realtà Strootman non viene neanche colpito e Orsato viene tratto in inganno dalla sua caduta. Se ci fosse stato il VAR parleremmo di un’altra storia. Ma il VAR non c’era e il rigore è rimasto.

Orsato e Strootman, legati da un rigore

Conseguenze dal punto di vista della partita non ce ne sono, perchè la Lazio vince comunque, ma il numero 6 giallorosso si becca una squalifica per simulazione e l’arbitro, suo malgrado, è al centro delle polemiche per essere incappato in un errore abbastanza macroscopico. Il che, per un fischietto dalla spiccata personalità come il veneto, non è certo un piacere. Anzi, possibile pensare che Orsato non l’abbia assolutamente presa bene dato che, vista la sua tendenza ad imporre in campo le proprie decisioni anche a discapito dei colleghi (dimostrata anche in casi più recenti che riguardano la Roma, come il rigore di Skriniar su Perotti non concesso da davanti allo schermo), la reputazione è forse il punto fondamentale per mantenere l’autorevolezza necessaria per decidere di testa propria anche quando qualcun altro non è dello stesso parere.

L’arbitro ci ripensa e non fischia la punizione

E dopo parecchi mesi le strade dei due si sono di nuovo incrociate in quella che ha seriamente rischiato di rappresentare la sliding door di una partita importante per la Roma. Strootman viene abbattuto da Ferrari sul lato dell’area della Samp, Orsato lascia correre e sul capovolgimento di fronte c’è il fallo di mano che costa il rigore a Kolarov. Un altro errore, stavolta dal lato opposto dello spettro. L’arbitro non ravvisa un contatto che non c’è, ma giudica regolare uno scontro che in realtà è falloso. Ed è perlomeno curiosa la dinamica dell’evento. Il collaboratore del fischietto veneto alza la bandierina per segnalare il calcio di punizione, Orsato si avvicina, si mette il fischietto in bocca e poi, di colpo, fa cenno di proseguire tra le proteste di Strootman. Possibile che in quella frazione di secondo all’arbitro sia venuto in mente quel rigore inesistente e che quindi si sia instillato in lui il dubbio che il contatto potesse non essere falloso?

Bastone e carota

Non lo sapremo mai, perchè gli arbitri non possono (ancora) rilasciare dichiarazioni post-partita. Quel che è certo è che Strootman a fine primo tempo non le manda certo a dire ad Orsato che (contravvenendo alla norma) decide saggiamente di soprassedere. Ma poi nel secondo tempo è come al suo solito inflessibile nel punire con un cartellino giallo un intervento dell’olandese che era sì falloso, ma forse non meritevole di sanzione disciplinare. Insomma, un rapporto tra i due abbastanza altalenante, come forse è logico che avvenga quando si scontrano due personalità importanti come quella del miglior fischietto italiano e del capitano dell’Olanda. E, tornando all’adagio iniziale, dato il numero di incroci ad alta tensione tra arbitro e calciatore, possiamo immaginare che questa…storia d’amore tra i due sia davvero particolare. O perlomeno, abbastanza complicata.

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