Riecco i cinesi: il fondo Orient Hontai si prende addirittura Mediapro

Riecco i cinesi: il fondo Orient Hontai si prende addirittura Mediapro

Di Ignazio Castellucci. Gli investitori con gli occhi a mandorla tornano oggi protagonisti del calcio italiano con una notizia-bomba: l’acquisto del pacchetto di maggioranza di Mediapro da parte del fondo cinese Orient Hontai.

di Ignazio Castellucci

La navigazione procellosa di Inter e Milan nel mare di questo campionato è certo dovuta – sia pur con accenti diversi – anche alla dimensione finanziaria,  che sta impedendo ad entrambe di rafforzarsi sul mercato: l’Inter per le restrizioni poste dal Governo cinese agli investimenti nel calcio occidentale, confermate anche per il 2018. E il Milan per il suo pesante indebitamento: il prestito di 303 milioni di euro del fondo Elliott, che ha permesso alfine al sig. Li di giungere al closing nella settimena di Pasqua del 2017 dovrà essere restituito entro ottobre.

Orient Hontai acquista Mediapro

Gli investitori con gli occhi a mandorla tornano oggi protagonisti del calcio italiano con una notizia-bomba: l’acquisto del pacchetto di maggioranza di Mediapro, la società spagnola che si è aggiudicata i diritti televisivi sulla Serie A fino al 2021 per 1.050 milioni e mille euro, da parte del fondo cinese Orient Hontai. Una prima considerazione da fare riguarda la politica cinese sugli investimenti all’estero: se da una parte è evidente che investire in un club presenta dei rischi oggi non accettabili agli occhi degli organi di macropolicy e di governance economica del Partito Comunista e del Governo cinesi, è d’altra parte altrettanto evidente che investire in una società che intermedia e/o gestisce grandi eventi sportivi dal punto di vista dei diritti televisivi costituisce un business sicuro e redditizio.

Orient Hontai avrebbe sborsato per l’acquisto del 54,5% di Imagina – la società risultante dalla fusione di Mediapro e Globomedia, controllata da Jaume Roures e da Taxto Bent  che continueranno ad amministrarla – la somma di ben 900 milioni di euro, rilevando le quote delle società Torreal, Televisa e Gerard Romy: un investimento che ha necessitato dell’autorizzazione delle autorità di Pechino.Altre considerazioni riguardano i complessivi assetti che assumerà la  vicenda dei diritti televisivi sulla Serie A, ancora in una fase instabile per le azioni promosse da Sky, che ha perduto l’aggiudicazione ma non ha ancora perso la speranza di rientrare in gioco in qualche modo per ottenere la gestione diretta dei diritti televisivi – invece di dover acquistare pacchetti di eventi “chiavi in mano” dall’aggiudicataria Mediapro.

Le ripercussioni sui diritti TV della Serie A

L’aggiudicazione dei diritti a Mediapro/Imagina sono al vaglio dell’Autorità Garante Antitrust – a seguito di una diffida di Sky alla Lega in cui si afferma l’inammissibilità dell’offerta spagnola, in quanto proveniente non da un “intermediario indipendente” ma da una vera e propria società di comunicazione e broadcasting – che si pronuncerà entro la seconda metà di marzo sull’ammissibilità dell’aggiudicazione a Mediapro. Gli esiti del procedimento antitrust non sono scontati, e i giochi sono quindi ancora tutto sommato aperti a qualunque soluzione: dalle più radicali (si o no all’assegnazione) a quelle intermedie (si, a certe condizioni).

In tutto ciò si inseriscono le attività funzionali a i Piani “B” o “C” che certamente sia Mediapro che Sky, che probabilmente anche Mediaset, stanno preparando in previsione degli eventuali esiti del vaglio del Garante. Così come la stessa Lega dovrà attrezzarsi nel caso di declaratoria di inammissibilità dell’assegnazione, per garantire la diffusione televisive delle partite di Serie A – si parla anche di attivazione di uno o più nuovi canali tematici da parte della stessa Lega, nell’impossibilità di organizzare una nuova gara per tempo.

Gli esiti della vicenda sono ancora imprevedibili e dipenderanno da molti fattori, incluse le vicende della governance della FIGC e della sua gestione commissariale, e la attuale spaccatura politica tra i club di serie A in due schieramenti, con dinamiche che arrivano a lambire le sfere alte della politica nazionale. Il compito dell’Antitrust è, come sempre, molto delicato.

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