Le Notti Magiche di Vicini e di un’Italia mai così amata

Le Notti Magiche di Vicini e di un’Italia mai così amata

Se ne va Azeglio Vicini, storico Commissario Tecnico della Nazionale. Fu artefice delle notti magiche di Italia ’90, con una delle Italie più amate di tutti i tempi.

di Francesco Cavallini

Partiamo da una notte magica, ma un po’ meno delle altre. Perchè in fondo, dei terzi e dei quarti posti non importa nulla a nessuno. Eppure cinquantamila persone assiepano il San Nicola per vedere l’Italia. L’Italia che è andata vicina al sogno. L’Italia che tutti avrebbero preferito vedere il giorno dopo a Roma. L’Italia di Baggio, di Schillaci, di Giannini. Ma soprattutto l’Italia di Azeglio Vicini, tra gli ultimi esponenti della grandissima scuola dei tecnici federali. Dieci anni in Under-21, tanti talenti lanciati, ma la grande delusione dell’Europeo ’86, perso ai rigori contro la Spagna. E poi la nazionale maggiore, quella che nel 1988 si ferma in semifinale contro l’ultima URSS continentale.

Italia ’90, il mondiale di Vicini

Ma il 1990 è diverso. È il mondiale tricolore, è la mascotte CIAO, sono Gianna Nannini ed Edoardo Bennato. I tifosi stranieri in scooter, il girone F, quello delle birre (Inghilterra, Irlanda e Olanda), la scoperta del Cameroon di Roger Milla. E l’Italia. Quell’Italia, quella che una generazione intera riconoscerà come la più bella e la più sfortunata. Quella che con la Cecoslovacchia incanta l’Olimpico ed un paese intero, che batte Uruguay e Irlanda e che in una sera di luglio (il 3, data indimenticabile, purtroppo) si ritrova a Napoli ad affrontare i campioni del mondo in carica.

Una semifinale (purtroppo) storica

Quella notte, molto meno magica anche di quella successiva, segna la fine di un sogno. Di fronte c’è Diego e in uno stadio lacerato tra l’amore per l’idolo assoluto e la voglia di vincere (proprio quella cantata in Un’estate italiana) anche con i colori azzurri va in scena l’atto finale. Sportivamente, l’epica si trasforma in tragedia, perchè gli elementi ci sono tutti. Il rapimento (quello della finale in casa), l’antagonista invincibile (Maradona), il suo piccolo aiutante, quello che poi risulterà decisivo, l’inafferrabile Caniggia, che dall’alto (?) del suo metro e settantacinque anticipa Zenga in uscita e ci porta ai rigori, pareggiando la rete di Schillaci. Il resto, come si dice, è storia.

Schillaci e Baggio, gli eroi del Mondiale

Ma c’è ancora una notte da vivere, quella che idealmente riassume tutto il Mondiale. Contro l’Inghilterra segnano Baggio e Schillaci. Sì, proprio loro, la pietra dello scandalo, i due che hanno letteralmente sfilato il posto a Vialli e Mancini, la coppia che da lì a poco regalerà lo Scudetto alla Samp. Sarà il mondiale di Mancini, aveva detto il CT. In realtà di Italia ’90 resterà impresso nel cuore di tutti lo sguardo di Totò Schillaci, l’eroe delle notti magiche, che con sei reti vince il titolo di capocannoniere del torneo. È anche il mondiale di Baggio, che si lancia nel decennio che lo consacrerà campione amato in tutto il mondo.

Un CT non vincente, ma amatissimo

E nel match che chiude la nostra Coppa del Mondo c’è anche il velo di tristezza di chi avrebbe potuto e voluto fare di più. Il bronzo della medaglia luccica, ma non quanto l’oro. Anche stavolta, Azeglio Vicini ci è andato vicino. Molto vicino. Non ha avuto la gloria e nel suo palmares resteranno solo due campionati di B vinti da calciatore. Ma in fondo, oggi più che mai, conta molto poco. Chi quel mondiale lo ha vissuto non può dimenticare le notti magiche, che magiche poi lo sono state davvero. E non potrà mai dimenticare il volto del Commissario Tecnico, che quei ragazzi li ha cresciuti e li ha visti vincere e fallire. Come nella vita reale. Come fa un padre con i suoi figli. Che oggi, assieme a tutto il calcio italiano, lo piangono e lo ricordano con amore.

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