Montagne russe albicelesti

Montagne russe albicelesti

Di Ignazio Castellucci. Discese ardite… e risalite. Ieri sera l’Argentina ce l’ha fatta. Così è, l’Argentina: la storia non sofferta non vale raccontarla.

di Ignazio Castellucci

Discese ardite… e risalite.  Ieri sera l’Argentina ce l’ha fatta. Così è, l’Argentina: la storia non sofferta non vale raccontarla. Sono vivi, miracolo, resurrezione, Messi è tornato, Messi è apparso: la stampa argentina così commenta l’incontro con la Nigeria.  Una vera catarsi nazionale. Un catarsi addosso, dopo la Grande Paura. Alla fin fine, non è che l’Albiceleste abbia giocato male, specie nel primo tempo; è partita arrembante, e San Leo ha subito sbloccato il risultato, come era necessario per scacciare gli incubi; poi ha colpito un palo. L’Albiceleste ha ricominciato a far vedere del gioco, sia nelle individualità che come squadra, contro un avversario forte e molto molto determinato a giocarsela fino in fondo. Non ancora benissimo, ma insomma. Poi un’ingenuità di Mascherano, un rigore: 1-1, e torna il panico.

CAMBI DI UMORE – La Selección sembra di nuovo sbandare, la Nigeria prende spazio. Un orecchio a Croazia-Islanda: la Croazia ha segnato, la speranza si riaccende; l’Islanda ha pareggiato, di nuovo disperazione, ma stavolta senza ammosciarsi; con tanta paura ma si continua a combattere, in qualche modo. La Croazia poi segna ancora e, a quattro minuti dalla fine, Rojo fa esplodere la gioia biancoceleste con un gol segnato al volo, da manuale. La situazione prima dell’incontro era oggettivamente vicina al disastro, l’umore plumbeo, il clima nello spogliatoio descritto dai media in un range che va da “autogestione” a “golpe” – certo non smentito dall’aver visto un Messi vice-Coach in mondovisione nell’intervallo o da Sampaoli che a un certo punto gli chiede se può far entrare “el Kun”; e anche dal povero tecnico che esulta dopo il gol, scorrazzando di qua e di là ma solo soletto.

MARADONA SHOW – Alla fine, in qualche modo, i senatori hanno tenuto insieme e spronato la squadra, i cocci sono stati in parte rimessi insieme; il clima è stato pubblicamente rattoppato alla meglio da Leo Messi, che dopo il gol ha dato il cinque al CT e alla fine dell’incontro lo ha abbracciato, e poi ha abbracciato il presidente federale Claudio “Chiqui” Tapia.  Chissà se e quanto durerà, ma ognuno ha fatto meglio che ha potuto, e c’è stato l’agognato passaggio agli ottavi. Non è mancato nemmeno il Maradona-show, che dopo il gol di Messi ha subito rivolto un ringraziamento plateale al Titolare della famosa mano. Per la verità, ci è parso appennicato nell’intervallo: ha poi fatto sapere di aver avuto un piccolo malore, e di essere eroicamente rimasto allo stadio per il secondo tempo contro il consiglio del medico che lo ha controllato (clima eroico del resto confermato anche da Mascherano, che ha riscattato l’ingenuità che ha dato il pareggio alla Nigeria giocando tutto il secondo tempo col faccione insanguinato).

CIRCO – Comunque, dopo il secondo gol argentino il Pibe de oro si è ben risvegliato, mostrando con entusiasmo il dito medio (anzi, entrambi i medi) a qualcuno non ancora identificato, simpaticamente appellandolo col vezzeggiativo di “puto!”. Venghino, siore e siori! Una certa ripartenza, insomma, c’è stata, sia della squadra che del circo che da sempre la accompagna. Ora però ci sarà la Francia, e quanto visto con la Nigeria probabilmente non sarà sufficiente per passare ai quarti. Come diceva il grandissimo Massimo Troisi, “ce sta ‘o miracolo, e ‘O MIRAAAAACOLO!!”: servirà il secondo. E orgoglio, forza e voglia di vincere, che portino non solo un momentaneo ricompattamento ma proprio una vera rinascita dell’Albiceleste.

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