Mondiali in Qatar, ecco lo stadio…usa e ricicla

Mondiali in Qatar, ecco lo stadio…usa e ricicla

Nonostante non ci siano certo problemi di budget, in occasione dei Mondiali in Qatar si è optato per una soluzione economica ed ecosostenibile per tre degli impianti che ospiteranno il torneo.

di Redazione Il Posticipo

Questo stadio qua devi metterlo là, citando Francesco Salvi. Come se fosse facile spostare una struttura mastodontica. Ci vogliono almeno otto mesi per scompattarlo, poi bisogna trasportarlo e infine rimontarlo altrove. Perchè, signore e signori, nell’ultima frontiera dell’architettura sportiva siamo giunti (forse finalmente) allo stadio smontabile. Una struttura che è possibile trasportare e riutilizzare, come se fosse costruito con i Lego. Beh, in realtà il concetto è esattamente quello: una struttura che si può comporre e ricomporre a piacimento e che, all’occorrenza, può anche essere “prestata” altrove. Economica, perchè costruita con materiali semplici e facilmente reperibili, ed ecosostenibile, anche perchè può sparire nel giro di qualche mese.

Stadio usa e getta? No, usa e ricicla

Una soluzione usa e getta? No, anzi, usa e…ricicla. L’idea del comitato organizzatore dei Mondiali del Qatar (non esattamente la nazione da cui ci si aspetterebbe un’attenzione alle spese) è semplice e allo stesso tempo sensata. Il retaggio in alcune zone dei grandi eventi sportivi, soprattutto della Coppa del Mondo, è spesso negativo proprio a causa degli stadi. Che certamente sono necessari affinchè il Mondiale si disputi, ma che poi spesso rimangono tra capo e collo alla nazione che ospita la kermesse. È il caso di alcuni impianti tuttora inutilizzati in Sudafrica e in Brasile, ma anche di più di qualche struttura in Grecia risalente alle Olimpiadi del 2004. E a pagare è la collettività, che si sobbarca i costi stratosferici della costruzione degli stadi e poi si ritrova con delle cattedrali del deserto.

Costi di costruzione bassi e possibilità di rivendere la struttura

Ecco, in Qatar di deserto ce n’è in abbondanza, ma evidentemente le cattedrali preferiscono evitarle e si sono rivolti a un duo anglo-spagnolo composto da Javier Iribarren e Mark Fenwick, che si sono specializzati in strutture…rimovibili. Il concetto è quello che molte costruzioni vengono utilizzate di rado e non con continuità, non solo dal punto di vista sportivo. E quindi nella penisola arabica si sono convinti che, nonostante le disponibilità economiche pressochè infinite, forse è il caso di dotarsi di strutture che non rimarranno inutilizzate negli anni a venire e che, ecco il colpo di genio, in pura teoria potrebbero anche essere affittate da parte di chi il Mondiale lo organizzerà in futuro. Niente costi enormi di costruzione e possibilità di recuperare l’investimento cedendo la struttura. Il futuro degli stadi? Chissà. Ma conviene a tutti. Non solo al Qatar.

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