Caceres e Borini, Lazio e Milan si godono i propri “veterani”

Caceres e Borini, Lazio e Milan si godono i propri “veterani”

Una sfida fra…veterani. Inzaghi e Gattuso interpretano la semifinale da allenatori consumati, ragionando sui 180′. Caceres e Borini sono le loro espressioni in campo.

di Redazione Il Posticipo

Fra Milan e Lazio vince la prudenza. E il buonsenso. Entrambe cercano di vincerla, ma alla fine ragionano nell’ottica dei 180’. E così Gattuso pensa soprattutto a non prendere gol in casa, e può giocarsi il ritorno contando su due risultati su tre. Inzaghi invece riesce a mantenere la porta inviolata e conta sul suo attacco e sulla spinta dell’Olimpico. Due giovani allenatori che ragionano da veterani della panchina, cosi come i due protagonisti in campo: Caceres da una parte e Borini dall’altra.

Caceres, un acquisto azzeccatissimo

Sarà un caso, ma la Lazio chiude con un “clean sheet” i propri 90’ in coincidenza con l’esordio di Caceres. Non era difficile immaginare che l’impatto dell’uruguaiano sarebbe stato positivo in una difesa che non brilla per concentrazione lungo l’arco dei novanta minuti. Ciò che stupisce è la personalità con cui il difensore si è inserito, quasi imposto, nella linea difensiva biancoceleste. Con Radu e, quando rientrerà, De Vrij costituisce un terzetto difficilmente superabile e ben assortito. Grinta e velocità sulla destra, esperienza e senso della posizione sulla sinistra, leadership e piedi buoni al centro. Tre elementi perfetti per coesistere, con buona pace di Wallace e Bastos, troppo discontinui nell’arco dell’intero tempo di gioco.

Borini, cuore e polmoni

Nel Milan spicca la prova di Borini. Ormai gli mancano solo i guantoni, poi è pronto per ricoprire qualsiasi ruolo. Ricollocato come esterno difensivo a sinistra, gioca come se non avesse mai fatto altro nella vita. Attento in marcatura, non si fa mai sfuggire l’uomo né prendere in mezzo e ha anche fiato e spunto per cercare e trovare il fondo. Essendo un destro naturale, limita anche la tendenza ad accentrarsi, mostrando ove ce ne fosse ancora bisogno, grande disciplina e abnegazione. La volontà, del resto, non gli è mai mancata. Certo, dovrebbe essere un attaccante, ma, vista la non eccellente confidenza con il gol, anche la capacità di riciclarsi diviene un pregio.  Gattuso e il Milan se lo tengano stretto. Dei tanti acquisti, forse è il più prezioso.

 

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