Milan cinese, i nodi vengono al pettine?

Milan cinese, i nodi vengono al pettine?

Di Ignazio Castellucci. Continuano i dubbi e le inchieste sulla solidità di Yonghong Li, mentre dal Milan viene categoricamente smentita qualsiasi difficoltà economica. Ne sapremo di più dopo le elezioni politiche?

di Ignazio Castellucci

Un’inchiesta di Milena Gabanelli e Mario Gerevini uscita sul Corriere di qualche giorno fa ha portato allo scoperto le difficoltà finanziarie, non del tutto insospettate, di Li Yonghong, proprietario del Milan, in relazione alla vicenda giudiziaria di una sua società finanziaria, la Shenzen Jie Ande, sottoposta a una procedura di liquidazione per insolvenza in un tribunale di Shenzen, nella Cina meridionale. Pare che già da un paio d’anni questa società abbia ricevuto richieste di rientro delle sue esposizioni per circa 60 milioni di dollari con due banche cinesi di proprietà pubblica, la Jiangsu Bank e la Bank of Canton, e che nel corso del 2016 la prima delle due abbia attivato la procedura esecutiva su un pacchetto azionario dato in pegno dalla Shenzen Jie Ande, pari all’11.39%,  della società di imballaggi Zhuhai Zhongfu , quotata in borsa a Shenzen.

Ancora dubbi sulla solidità di Yonghong Li

L’indagine del Corriere segnala come già nel febbraio 2017 il tribunale abbia ordinato la vendita all’asta del pacchetto azionario, e come nel maggio del 2017 abbia rigettato l’immediato ricorso contro l’ordine di vendita proposto dalla società del Sig Li, ordinando poi in dicembre di procedere con la vendita all’asta e fissando la vendita per il 2 febbraio 2018 – asta poi rinviata per l’intervento della Bank of Canton che pure ha chiesto la bancarotta della Shenzen Jie Ande e di far valere i suoi crediti sugli asset societari. Anche il Sole 24 Ore è uscito lunedì scorso con un dettagliato rapporto di Carlo Festa sulle intricate vicende societarie del sig. Li, sostanzialmente coincidente con quello del Corriere ma molto più ricco di particolari, inclusi dettagli su alcune vecchie vicende in patria del sig. Li.

Le inchieste giornalistiche dimostrano e sottolineano, insomma, come nell’aprile 2017, al momento del closing dell’operazione di cessione del Milan dalla Fininvest al veicolo societario del Sig. Li, quest’ultimo navigasse già in cattive acque dal punto di vista finanziario – un sospetto al riguardo lo hanno avuto tutti. E inoltre che nel maggio 2017, al momento della presentazione delle credenziali in Lega, il sig. Li avesse già avuto notizia del rigetto del suo ricorso a Shenzen, con il conseguente ordine di vendita all’asta di uno dei suoi principale asset finanziari.

Ma dal Milan smentiscono qualsiasi difficoltà

Il sig. Li, per la prima volta da quando è apparso sui radar degli appassionati italiani di calcio, ha risposto pubblicamente il giorno dopo, dichiarando che si tratta di “voci irresponsabili” e che le sue risorse sono vere e sane; e ha chiosato rilevando di essere stato sottoposto sin dall’inizio della vicenda Milan e senza alcuna seria ragione a una pressione enorme, chiedendo sostanzialmente di essere lasciato in pace, lui e la sua famiglia. Certo, se tutte le notizie, voci, polemiche su di lui fossero infondate avrebbe ragione da vendere.

Rino Gattuso ha dichiarato in un’intervista che l’organizzazione del club è eccellente e che gli stipendi vengono regolarmente pagati, a qualcuno anche con due mesi di anticipo (André Silva – e perché?)… una dichiarazione del genere, più che tranquillizzare, può aumentare le perplessità. Il Commissario della FIGC Fabbricini, comunque, a seguito delle notizie dei giorni scorsi ha dichiarato la necessità di un approfondimento, e ha annunciato una richiesta di chiarimenti alla proprietà del clubLunedì 26 si attende il versamento di 10 milioni di euro nelle casse del Milan, come parte dell’aumento di capitale di 60 milioni deliberato lo scorso anno. Vedremo; il Nostro nel recente passato ha avuto qualche problema, in qualche occasione, anche per reperire cifre relativamente modeste come questa. Per non parlare dei 303 milioni di euro da restituire al fondo Elliott nel prossimo ottobre, senza i quali – o senza un rifinanziamento del sig. Li da parte di qualche buon samaritano ad oggi davvero difficile da immaginare – il club verrà venduto per ripagare il debito. Certamente il club, i finanziatori dell’acquisto dalla Fininvest e lo stesso Silvio Berlusconi avrebbero preferito che questi problemi non emergessero proprio ora; e forse anche per questo motivo essi sono emersi.

Ne sapremo di più dopo le elezioni politiche?

Dopo le elezioni politiche del prossimo 4 marzo avremo senz’altro altre novità e maggiori notizie. Potremmo averne, anche, dalla Procura della Repubblica di Milano, presso cui è aperto un fascicolo legato all’origine dei 300 milioni di caparre pagati da Li Yonghong per l’acquisto del Milan – fascicolo non (ancora) associato a una notizia di reato, e opportunamente messo in standby dal Procuratore Capo Francesco Greco durante la campagna elettorale. Immaginiamo anche che si riaccenderanno presto i riflettori sul rapporto tra Paolo Scaroni, amico di Berlusconi e vicepresidente di Rotschild, advisor di Li nell’acquisto del Milan, e sulla gestione cinese “sotto tutela” del club rossonero. L’inchiesta Gabanelli-Gerevini apparsa lunedì scorso sul Corriere chiude alludendo al possibile ruolo del sig. Li, di un sostanziale prestanome per un’operazione assai diversa, nella sostanza, da come che è stata presentata al mondo. Sono tutti temi già trattati anche Posticipo, in vari articoli pubblicati all’epoca dei negoziati che hanno portati al closing della Settimana Santa del 2017.

I dati rivelano, nel complesso, una realtà complicata e certamente una situazione finanziaria complessiva in deterioramento. L’origine dei problemi del sig. Li è con ogni probabilità nella scommessa persa circa la disponibilità in patria delle leve finanziarie necessarie all’operazione di acquisto del Milan; che nel contesto cinese significa aver perso il sostegno politico per l’operazione – il governo cinese ha in effetti posto il veto sulla prosecuzione degli investimenti milionari per l’acquisto da parte di gruppi cinesi di club calcistici europei. O anche per una perdita di standing politico e/o imprenditoriale a livello personale, il che pure non pare da escludere viste le notizie che arrivano dalla Cina.

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