Mikel racconta il suo dramma mondiale: “Durante la partita con l’Argentina pensavo avrebbero ucciso mio padre…”

Mikel racconta il suo dramma mondiale: “Durante la partita con l’Argentina pensavo avrebbero ucciso mio padre…”

Giocare con la morte nel cuore. Il match di Obi Mikel contro l’Argentina in Russia, purtroppo, è stato terribile. Perchè il terrore era quello di non sapere dove fosse suo padre, rapito qualche ora prima del match. Il nigeriano lo ha raccontato, mesi dopo l’accaduto.

di Redazione Il Posticipo

Giocare con la morte nel cuore. E non solo con l’ansia di non poter perdere, perchè la partita può valere il passaggio agli ottavi e di fronte c’è pur sempre Messi. Il match di Obi Mikel contro l’Argentina nello scorso mondiale, purtroppo, è stato tutt’altro. Perchè il terrore era quello di non sapere dove fosse suo padre, rapito qualche ora prima del match. Una notizia tremenda, arrivata nel momento peggiore. Una telefonata da un parente, la necessità di chiamare un numero e una richiesta di riscatto. Più di ventitremila euro, una cifra che per l’ex calciatore del Chelsea non è certo esagerato, ma che anche una volta pagata non garantisce che tutto andrà bene. Dopo parecchi mesi, il centrocampista ha raccontato alla BBC come ha vissuto quei momenti.

TRAUMA – “Pensavo che avrei perso mio padre, che lo avrebbero ucciso sparandogli in testa come mi avevano detto. Durante la partita non facevo altro che pensare che dopo il fischio finale avrei scoperto che mio padre era morto. Avevo il cuore a mille, sapevo quanto fosse traumatico per lui. Ma non ho detto a nessuno perchè ero il capitano della squadra e dovevo guidare i miei compagni. Era la mia responsabilità e non potevo dire che non avrei giocato. E men che meno avrei potuto dirlo a qualcuno, alla squadra, e condizionare tutti”. Complicato, davvero complicato pensare al pallone in momenti simili. Un vero e proprio trauma.

PIÙ FORTE – Alla fine, tutto e bene quel che finisce bene, perchè il padre del nigeriano viene rilasciato. E suo figlio ora può raccontarlo. “La vita è così, ora sono una persona molto più forte. Posso vedere tante cose e sapere che non avranno effetto su di me, perchè ho vissuto di peggio. Spero solo che non succeda di nuovo e che mio padre possa godersi il resto della sua vita in pace”. Non una storia felice, di quelle che rendono leggendari i mondiali. E di certo non il modo in cui Mikel avrebbe voluto giocare quella che con tutta probabilità sarà la sua ultima partita iridata. Alla fine la Nigeria ha perso. Mikel, dal canto suo, ha vinto. Ma l’amaro in bocca e la paura, di certo non sono ancora andati via.

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