Masoud, da traditore della patria a capitano dell’Iran

Masoud, da traditore della patria a capitano dell’Iran

Masoud Shojaei è il capitano della nazionale di Queiroz, ma il trentaquattrenne dell’AEK Atene ha seriamente rischiato di non prendere parte al Mondiale. Colpa di un caso politico e dell’intervento del governo di Teheran.

di Redazione Il Posticipo

Masoud Soleimani Shojaei, per tutti semplicemente Masoud, stringe la mano a Sergio Ramos e scambia con lui i gagliardetti prima della partita tra Iran e Spagna. Del resto, l’onore di rappresentare la patria tocca a lui. Anche se in realtà il trentaquattrenne dell’AEK Atene ha seriamente rischiato di non prendere parte al Mondiale. Niente infortuni o cali di forma, questione puramente…politica. L’indicazione di non convocare più Masoud nella nazionale iraniana arrivava infatti direttamente dal Ministro dello Sport di Teheran, che nello scorso agosto ha tuonato: “Masoud Shojaei e Ehsan Hajisafi non giocheranno più con la nazionale. Hanno sorpassato la linea rossa“.

TRADIMENTO – Da cosa nasce la questione e soprattutto, come si è risolta? Lo racconta AS. La colpa di Masoud e Hajisafi è stata quella di prendere parte ad una partita di Europa League quando entrambi indossavano la maglia del Panionios. Una partita come le altre per molti, ma non per le autorità iraniane. I greci incontravano infatti il Maccabi Tel Aviv. E giocare contro una squadra israeliana sarebbe equivalso a riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele, cosa che l’Iran si rifiuta di fare dal 1948. I due calciatori però si sono ritrovati tra due fuochi. Da una parte il club, che si giocava la qualificazione (e cinque milioni di euro) e che, in caso di rifiuto a scendere in campo, avrebbe potuto chiedere la rescissione del contratto. Dall’altra la patria, che dopo la partita li ha etichettati come traditori e ha deciso di escluderli.

IL RITORNO – Per Hajisafi però tutto è filato liscio, dato che il difensore è rientrato nelle convocazioni dopo una pubblica richiesta di scuse. Non per Masoud, che ha continuato ad essere escluso dalla nazionale. Finchè, cinque mesi dopo, il centrocampista non ha richiesto pubblicamente al CT Queiroz di poter tornare a vestire la maglia dell’Iran. A quel punto il governo ha dovuto lasciare la decisione al CT, perchè un’ingerenza del genere nelle scelte sportive avrebbe rischiato, secondo le rigide norme della FIFA, di compromettere la presenza stessa della Nazionale ai mondiali in Russia. E il portoghese, forte dell’appoggio di una leggenda del calcio iraniano come Ali Karimi, ha deciso di reintegrarlo e di affidargli di nuovo la fascia da capitano. Una mossa coraggiosa che però ha dato i suoi frutti. Alla faccia della politica.

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