Il segreto di Martinez? Un “lettore” antipatico e vincente

Il segreto di Martinez? Un “lettore” antipatico e vincente

Martinez, antipatico e vincente: il tecnico del Belgio legge con rara sensibilità tattica il match e ribalta la patita. E vince una partita persa.

di Redazione Il Posticipo

Chi ha detto che gli allenatori non incidono? Al netto dell’harakiri giapponese, la partita è risolta dalla panchina del Belgio. Già, di quel Martinez, così antipatico, ma vincente. A 30’ dal termine di Giappone – Belgio la nazionale mitteleuropea è già con un piede e tre dita sull’aereo di ritorno, bello carico di rimpianti e polemiche. E però il CT tira fuori i jolly. E li pesca dalla panchina leggendo con freddezza e rara sensibilità il match. Martinez annusa l’aria e percepisce che il Giappone aveva più paura che voglia di vincere. E con i cambi rivolta partita, destini e mondiale.

 

CAMBI – Fuori Mertens, che non sta giocando un mondiale indimenticabile e, lontano da Sarri sembra Sansone senza capelli, e dentro un lungagnone, Fellaini e un fantasista come Chaldi. Risultato: Belgio rivoltato dalla testa ai piedi, un’altra squadra che possa sopperire all’organizzazione dei giapponesi con tecnica e fisicità. Il rischio paga e Martinez passa alla cassa anche con grande anticipo rispetto al pronosticabile. Il 2-2 tutto sommato, era anche prevedibile, ma il modo in cui matura il gol che porta al vantaggio è figlio anche della voglia di crederci sino in fondo.

 

MENTALITA’ – Chiamasi mentalità vincente, quella che ha, io sembra aver acquisito il Belgio. Quell’uno-due avrebbe potuto innervosire chiunque. Invece il Belgio incassa, vede anche il baratro, perde anche un pizzico di equilibrio ma non la testa : Courtois, conquistato quel pallone pesantissimo, avrebbe anche potuto lasciarsi cadere. E attendere che le lancette accompagnassero il decantar di un match che a quel punto già si era messo benissimo. Belgio più tonico, la natura avrebbe fatto il proprio corso. Invece no. Perché attaccare, all’ultimo secondo per risparmiarsi 30’ è un gioco che vale la candela.

 

ATTACCARE – E in questo folle mondiale, provarci paga sempre: il portiere percepisce che il Giappone è spaccato in due e non ha la forza di rientrare. E il Belgio, in campo aperto, è una squadra con pochi rivali al mondo. In meno di quaranta secondi e con poco più di cinque tocchi, i diavoli rossi si prendono il Brasile. Un segnale di maturità e consapevolezza dei propri mezzi che rendono la squadra di questo antipatico, ma preparatissimo allenatore, la vera mina vagante del torneo.

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