Conte, oltre il danno la beffa: Mourinho vince grazie al “suo” Lukaku

Conte, oltre il danno la beffa: Mourinho vince grazie al “suo” Lukaku

Nello scontro tra titani tra Mourinho e Conte, alla fine sorride il portoghese. Per il tecnico leccese oltre il danno arriva la beffa, perché l’uomo della partita è Lukaku, il suo sogno mai realizzato.

di Francesco Cavallini

Dire che a Old Trafford il diavolo (rosso) ci abbia messo lo zampino potrebbe sembrare riduttivo. Nello scontro tra titani tra Mourinho e Conte, oltre che tra due delle squadre che si giocano il secondo posto dietro il Manchester City, alla fine sorride il portoghese, che con una partita giocata a sua immagine somiglianza (non bellissima, ma efficace) porta a casa lo scontro diretto e rimanda a Londra un Conte sempre meno saldo sulla sua panchina, nonostante le dichiarazioni del suo procuratore. Per il tecnico leccese oltre il danno arriva la beffa, perché l’uomo della partita è decisamente colui che l’ex CT azzurro avrebbe voluto vedere al centro del suo attacco in questa stagione: Romelu Lukaku.

Lukaku, un sogno mai realizzato

E invece, dopo un corteggiamento durato tutta l’estate, il belga (già sedotto e abbandonato dal club londinese) si è accasato a Manchester, sponda United, convinto da Mourinho e dal faraonico stipendio che gli garantisco i Diavoli Rossi. Conte ci è rimasto male, al punto che il mancato ingaggio dell’ex attaccante dell’Everton è uno dei punti cardine delle sue…disavventure con Roman Abramovic.  Si potrebbe davvero dire che lo scontro diretto lo abbia deciso il mercato di giugno, perché Lukaku ha aperto le marcature e servito a Lindgaard l’assist per la rete vincente, mentre colui che è arrivato al suo posto, Alvaro Morata, non solo non ha inciso, ma anche avuto una delle migliori occasioni per il Chelsea nei primi minuti, ma non l’ha concretizzata.

Conte, un attacco spuntato…

E chissà cosa avrà pensato Conte mentre il belga, anche lui comunque nel mirino delle critiche a Manchester perché, a dire dei tifosi, non è mai stato decisivo nelle partite importanti, proteggeva il pallone e faceva salire la squadra, mente Morata rimaneva invischiato nella difesa dei Diavoli Rossi.  Al di là delle cifre stagionali, che parlano comunque di 12 reti per l’ex juventino e 21 per Lukaku, è evidente che l’impatto del belga sullo United sia infinitamente superiore a quello dello spagnolo nel Chelsea. E se per l’ennesima volta il miglior attaccante della squadra di conte è Willian, forse il tecnico italiano deve cominciare a porsi un paio di domande sull’effettiva bontà del suo reparto offensivo. Anche perché quel Batshuayi che evidentemente per i Blues (anzi, per Conte) non andava bene sta facendo faville in Bundesliga, mentre Giroud ha lasciato un Arsenal sull’orlo di una crisi di nervi, ma pare aver cambiato solamente le coordinate geografiche e non la sua situazione sportiva.

…e una retroguardia indifendibile

Oltre alla prestazione offensiva, il vero problema del Chelsea di questa stagione è probabilmente che la squadra di Conte è stata spesso…indifendibile. Non che l’anno scorso l’undici campione d’Inghilterra sia stato a tenuta stagna, con 33 reti subite in 38 partite, ma comincia a sembrare evidente che le scelte del tecnico nel reparto arretrato non stanno pagando. Il pessimo rapporto con David Luiz, il prediletto di Abramovic, ha di fatto tolto dal centro della difesa uno dei cardini della scorsa stagione. Non c’è più neanche capitan Terry, che anche se è stato impiegato poco ha messo la sua firma sulla Premier League dello scorso maggio, e anche Cahill sembra non offrire più molte garanzie. Il migliore dei tre centrali resta dunque per distacco Azpilicueta, che tra l’altro difensore centrale puro non è. Il nuovo acquisto Rudiger e il pupillo di Conte Christensen non sono stati impeccabili contro lo United, ma neanche nel resto della stagione. A tutto questo vanno sommate le problematiche in mediana, con l’addio di Matic (finito proprio a Manchester) e l’arrivo di Bakayoko, la grande delusione del mercato del Chelsea. Per i Blues nulla è ancora perduto, perché tra secondo e quinto posto ci sono solo sei punti con ancora dieci partite da giocare. Ma dovrà essere un’altra squadra. Altrimenti avrà ragione Abramovich a desiderare un altro allenatore.

 

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