Il colore della fortuna: quando le maglie sono scaramantiche

Il colore della fortuna: quando le maglie sono scaramantiche

Il Real Madrid giocherà in nero all’Allianz Arena contro il Bayern Monaco. Scelta…scaramantica. Perchè di maglie “fortunate” o “sfortunate” è piena la storia del calcio.

di Redazione Il Posticipo

Il Real Madrid giocherà in nero all’Allianz Arena contro il Bayern Monaco. Come l’anno scorso, nulla di nuovo sotto al sole. Anche se in realtà le merengues, visto che i tedeschi indosseranno il loro classico completo rosso, potrebbero anche tenere il bianco senza problemi. E invece no, questione di…scaramanzia. Nella scorsa stagione infatti gli spagnoli hanno violato lo stadio bavarese proprio scendendo in campo con la seconda maglia. E siccome non è vero, ma evidentemente anche a Madrid ci credono, tanto vale ripetere la vestizione propiziatoria. Comportamento non inusuale, perchè, volente o nolente, di maglie “fortunate” o “sfortunate” è piena la storia del calcio.

INGHILTERRA E GERMANIA – Basterebbe ad esempio pensare alla maglia rossa della Nazionale inglese, divenuta leggenda per un sorteggio perso. Nella finale di Wembley nel 1966 la Germania gioca, seppur ufficiosamente, in casa e a cambiare casacca sono gli uomini di Alf Ramsey, che poi vincono la partita per 4-2. I Tre Leoni hanno poi cercato di ricreare la magia di quel giorno nel 2010, negli ottavi di finale del mondiale sudafricano. Tentativo non riuscito, con la Germania che in bianco strapazza la squadra di Capello con un netto 4-1. Germania che, a sua volta, nel 2001 per poco non decide di ritirare la seconda maglia verde dopo la clamorosa sconfitta per 1-5 subita in casa per mano degli inglesi (stavolta di bianco vestiti) con poker di Michael Owen.

COLORI SFORTUNATI… – Tornando alla Champions League, di certo la Roma non sarà stata felicissima di mettere piede ad Anfield con la maglia bianca, esattamente come avvenuto 34 anni fa nella sfortunata finale di Coppa dei Campioni all’Olimpico. Persino il Barcellona non è stato immune dalla maledizione di una maglia sfortunata, quella a righe gialle e rosse in onore della Catalogna. E non è forse un caso che proprio in quella stagione, sotto la guida del Tata Martino, i blaugrana (ma non troppo) non siano riusciti a vincere un trofeo, se non la Supercoppa di Spagna. Peggio ancora è andata alla maglia da Champions League del Deportivo La Coruña nella stagione 2003-04. Dopo la clamorosa sconfitta per 8-3 contro il Monaco, non è stata mai più usata.

IL BRASILE IN BIANCO? – Ma il massimo della scaramanzia, e non poteva essere altrimenti, spetta al Brasile. Che siamo tutti abituati a vedere con la classica maglia gialla, ma che fino ad un certo momento della sua storia ha giocato in bianco. Il momento, non c’è neanche da dirlo, è quello del Maracanazo, la partita persa contro l’Uruguay che nel 1950 è costata ai verdeoro il mondiale casalingo. Uno dei capri espiatori di quella sconfitta è stato proprio il candido completo indossato quell’infausto giorno, al punto che la Federazione ha addirittura indetto un concorso per disegnare una nuova divisa più…patriottica, che comprendesse tutti i colori della bandiera brasiliana (giallo, verde, bianco e blu). A vincere la competizione è un diciannovenne che crea il Brasile come lo conosciamo tuti: maglia gialla, pantaloncini blu, calzettoni bianchi e decorazioni verdi.

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