Roma, la bella addormentata

Roma, la bella addormentata

Una dormita di mezz’ora affonda la Roma ad Anfield. Ma i dieci minuti finali di reazione veemente ed un divario simile a quello del Camp Nou fanno ancora sperare.

di Redazione Il Posticipo
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Sottolineare due reti negli ultimi dieci minuti da parte della Roma, dopo averne subite cinque in trenta minuti, potrebbe sembrare un tentativo consolatorio. Ma se la partita dell’Olimpico contro il Barcellona ha insegnato qualcosa ai giallorossi è che…si può fare. Il passivo, alla fine, è lo stesso del Camp Nou. I miracoli sono tali perchè non avvengono spesso, ma l’assalto finale alla porta di Karius dimostra che questo Liverpool non è imbattibile, soprattutto lontano da Anfield. Stavolta niente autoreti, ma i cinque gol la Roma se li fa comunque…quasi da sola, accettando l’uno contro uno in difesa contro tre frecce come Salah, Manè e Firmino. Una dormita lunga mezz’ora, intervallata dai quindici minuti tra primo e secondo tempo.

SONNO… – La difesa a tre che ha tenuto a bada il Barça fallisce clamorosamente contro i Reds, anche se tiene bene per i primi venti minuti. Ma contro una squadra che non palleggia, ma verticalizza ad ogni occasione possibile, le energie vengono a mancare presto. Il centrocampo dei Reds (che dovrebbe essere messo in difficoltà dall’infortunio di Chamberlain, ma pesca un Wijnaldum da antologia) gioca solo in profondità e soprattutto Juan Jesus, limitato da un giallo a metà primo tempo, soffre da morire il grande ex Salah. Che con due reti (la prima è un gioiello balistico) e altrettanti assist conferma una forma da Pallone d’Oro, trascina avanti i suoi e spedisce la Roma ad un passo dal baratro. Ma stavolta, a differenza di altre notti, i giallorossi si sono svegliati. E quando la bella addormentata si desta dal suo sonno (e soprattutto cambia modulo), il match assume un altro volto.

LA SVEGLIA – Forse è tardi, ma in dieci minuti (coincisi con l’uscita dal campo di Salah e l’ingresso di Perotti) la Roma ha quasi dimezzato il passivo, trasformando una partita di ritorno senza senso in un’altra preghiera agli dei del calcio. Difficile ma non impossibile, perchè fuori da Anfield, lontano da quell’atmosfera infernale, il Liverpool rende meno. E la difesa, come dimostra l’assalto finale soprattutto sulla rete di Dzeko, è tutto fuorchè impenetrabile. Lovren non lesina errori di distrazione, Karius non è certo Ter Stegen (che comunque ne ha presi tre anche lui) e i due terzini, ottimi in fase offensiva, hanno dimostrato di soffrire quando la Roma ha stretto il cerchio attorno all’area dei Reds.

REAGIRE – Complicato, certo, ma in fondo si può fare. All’Olimpico la Roma dovrà replicare le partite contro Barcellona e Chelsea. Subito in vantaggio e poi chissà. Dovrà aggrapparsi alla determinazione dei suoi uomini migliori. Di Dzeko, che dopo ottanta minuti di solitudine ha la forza di trascinare i suoi verso un principio di rimonta. Di Perotti, che è sembrato quello in grado di scardinare la difesa avversaria e ha trasformato un rigore pesante. Di Nainggolan, che non ha mollato nonostante la palese difficoltà di un centrocampo che si è visto continuamente saltare in fase difensiva e che ha sofferto il pressing infernale degli uomini di Klopp quando doveva fare gioco. La Roma deve ripartire, come ha già fatto dopo un KO che sembrava irreparabile al Camp Nou. E non deve addormentarsi. Perchè non sempre il principe azzurro porta in dote tre gol di scarto all’Olimpico.

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