L’incubo di Wilshere, tra gli infortuni e la malattia di suo figlio: “Ho pensato di smettere, non potevo continuare così”

L’incubo di Wilshere, tra gli infortuni e la malattia di suo figlio: “Ho pensato di smettere, non potevo continuare così”

Jack Wilshere, un calciatore dal potenziale importante, ma troppo spesso frenato dagli infortuni. Eppure a fargli considerare l’idea dell’addio non è stata la sua sofferenza, ma quella di qualcuno a lui vicino. Per fortuna però c’era Wenger…

di Redazione Il Posticipo

La carriera di Jack Wilshere è di quelle che lasciano interdetti. L’inglese, ora al West Ham, ha passato quasi dieci anni in prima squadra all’Arsenal, vincendo tra l’altro due FA Cup. Ma per quello che poteva essere il suo potenziale, la sensazione comune è che il centrocampista non abbia mai raggiunto i livelli a cui poteva ambire. Colpa di una certa predisposizione agli infortuni, che lo ha spesso costretto in infermeria e ne ha limitato la crescita. Nel 2015 è arrivata la frattura del perone, che lo ha tenuto lontano dai campi da gioco per quasi un anno. E durante quel periodo, Wilshere ha pensato con insistenza al ritiro.

CONVULSIONI – Ma come racconta ad Athlete’s Stance, non era il suo infortunio a gettarlo nella disperazione, bensì le condizioni di suo figlio Archie. “È stato un periodo bruttissimo da sopportare, perchè stavo cercando di tornare ai livelli che mi appartengono e all’improvviso vedo mio figlio di quattro anni sul pavimento con le convulsioni”. Una scena terribile, con un impatto devastante. “Ho dimenticato il calcio. Mi ricordo di aver detto a mia moglie ‘non so se posso continuare così’. Entravo e uscivo dagli ospedali, non dormivo a causa di mio figlio perchè le sue crisi arrivavano quasi sempre di notte. E, ad essere onesti, non mi interessava la riabilitazione perchè il mio pensiero principale era lui. Mi sono un po’ staccato dal mondo esterno”. Ma per fortuna c’era qualcuno che sapeva e lo ha aiutato: “Non smetterò mai di ringraziare Wenger, mi ha detto ‘pensa a tuo figlio e prenditi tutto il tempo che devi’. Un gesto bellissimo”.

TORNARE – Un periodo che Wilshere ricorda come un vero e proprio incubo. E che deve servire da monito a chi pensa che la vita del calciatore sia tutta rose e fiori. “Sono cose che ti fanno cambiare il modo in cui vedi la vita, perchè tutto può succedere. E sì, sono un calciatore ed è bellissimo, ma la famiglia è sempre al primo posto”. Alla fine, comunque, il piccolo Archie sta meglio ed è anche per lui che il centrocampista ha ricominciato con un altro spirito, lasciando anche l’Arsenal per trovare più spazio al West Ham, nonostante gli infortuni non lo lascino in pace. “Per fortuna mio figlio sta meglio, grazie ai dottori è sotto controllo. E mi chiede tutto il tempo ‘papà, quando torni in campo?’. Quindi voglio tornare a essere me stesso per lui e per mia figlia più piccola, che non mi ha ancora mai visto giocare. Devo farlo anche per lei”. E per rendere giustizia a un talento troppo spesso frustrato dalla sfortuna.

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